cinque artiste, due autrici e il valore della sorellanza, di Sveva Fattori

Cinque artiste, due autrici e il valore della sorellanza

Anche quest’anno sono state moltissime le scuole che hanno accolto il richiamo alle armi lanciato da Toponomastica femminile «per arginare e ridurre stereotipi, pregiudizi e comportamenti sociali discriminatori, per combattere le dinamiche di segregazione di genere nell’istruzione e nella formazione e di conseguenza nel mercato del lavoro, e per sviluppare l’autostima e il reciproco rispetto».
Il richiamo all’artiglieria, è bene intendersi, ha qui lo stesso valore simbolico delle “mine” che compongono il titolo di questa rivista Vitamine vaganti: se con essa ci prefiggiamo di far esplodere le riflessioni, i progetti a cui gli/le studenti hanno dato vita sono armi preziose di questa battaglia collettiva per l’esercizio del pensiero.
Schierati sul fronte de La presenza femminile nelle arti minori, gli alunni e le alunne della classe 2AA dell’Istituto d’Istruzione Superiore Giosuè Carducci hanno centrato il mirino. Con il progetto 5 artiste, valso loro il primo premio ex aequo per la sezione A1 della XII edizione del concorso Sulle vie della parità, gli/le studenti hanno prodotto e ci hanno fornito un’arma preziosa contro l’oblio a cui spesso è costretta la presenza femminile.

Il loro lavoro, premiato, tra l’altro, per lo squarcio che apre sull’operato di donne eccezionali, innovative e coraggiose, ha reso omaggio e dovuto riconoscimento a cinque protagoniste delle cosiddette arti minori: Clarice Cliff, Lucie Gomperz Rie, Marguerite Thompson Zorach, Judith Scott, Sarah Biffin. Per ognuna di loro, i ragazzi e le ragazze hanno realizzato un fumetto, un podcast audio e una galleria di immagini che ne ritraesse momenti di vita e opere. Il materiale prodotto, insieme al testo informativo e all’elenco delle principali risorse web in merito a ciascuna artista, è consultabile presso il sito web realizzato dalla classe.
Tra le artiste più iconiche e rivoluzionarie del design del XX secolo, la ceramista britannica Clarice Cliff (1899-1972) è nota per il suo stile audace e innovativo, fatto di combinazioni di forme geometriche, colori vivaci, influenze moderniste e linee nette ispirate all’Art Deco. La sua fama si deve in particolare alla collezione Bizarre, linea che, con i suoi colori sgargianti e suoi segni astratti, rappresentò una rottura delle regole della decorazione classica, espressione del desiderio di sperimentazione dell’epoca. Ancori oggi le sue ceramiche sono oggetti da collezione particolarmente ricercati.

Lucie Gomperz Rie (1902-1995) è stata una ceramista britannica di origine austriaca, conosciuta per le sue eleganti forme moderne e le superfici smaltate. Profondamente influenzata dal Wiener Werkstätte, movimento artistico che univa arte e artigianato, Lucie sviluppa un’estetica minimalista e raffinata che caratterizzerà tutta la sua carriera. Per le sue opere, mai ridondanti o esagerate, Lucie ha ricevuto in vita numerosi riconoscimenti; tra questi il titolo di Officer of the Order of the British Empire.

Pittrice, artista tessile e graphic designer, Marguerite Thompson Zorach (1887-1968) è stata tra le prime esponenti del modernismo in America. Figura poliedrica e rivoluzionaria, per tutta la sua carriera Marguerite esplorerà nuove modalità espressive, lontane dalle regole accademiche. Le sue opere saranno esposte in alcune delle mostre più importanti degli anni Dieci e Venti, tra cui l’Armory Show. Gli arazzi e i tappeti da lei realizzati integrano i principi dell’arte moderna in un contesto più domestico e artigianale; in essi motivi astratti e scene figurative si combinano insieme, diventando un’estensione più tattile e interattiva del suo lavoro su tela.

Judith Scott (1943-2005) è stata una scultrice tessile americana. Sorda e affetta dalla sindrome di down, Judith scoprirà la sua passione e il suo talento per l’arte tessile all’età di quarantaquattro anni quando si iscrive al Creative Growth Art Center di Oakland (California), un istituto a supporto dello sviluppo delle persone con disabilità. Le sue opere, realizzate avvolgendo strati di fili, tessuti, corde e altri materiali trovati, si sviluppano in modo spontaneo e organico, dando vita, talvolta, a forme astratte e, altre, a composizioni in cui è possibile scorgere corpi o entità misteriose.
Non potendo esprimersi verbalmente, Judith farà dell’arte la sua voce.

Sarah Biffin (1784-1850), artista tra le più rinominate miniaturiste del XIX secolo, è un simbolo di determinazione e di grande forza interiore. Nata senza braccia e con gambe rudimentali, Sarah imparerà a dipingere utilizzando i piedi e soprattutto la bocca. Le sue miniature, spesso utilizzate per piccoli ritratti tascabili, iniziarono ben presto a circolare tra le corti e l’alta società dell’epoca. Tra i suoi committenti spicca fra tutti la famiglia reale inglese.

Per dare seguito e ulteriore sviluppo al proprio lavoro, terminato con la richiesta di intitolazione di una strada, una piazza o un luogo pubblico della città di Roma a Clarice Cliff, gli alunni e le alunne hanno ipotizzato di poter organizzare una mostra scolastica dedicata alle cinque artiste, un laboratorio di ceramica e, tra gli altri, degli incontri con esperti di storia dell’arte e del design per approfondire il ruolo delle donne nelle arti minori.
Insieme alla meritata vittoria, gli/le studenti potranno anche godere di un abbonamento annuale a Limes, rivista italiana di geopolitica a cui Vitamine vaganti riserva da tempo una categoria dedicata.

A condividerne la lettura ci saranno anche le/i loro compagni delle classi 5AS e della 4BF che, nell’ambito della sezione D-Sorellanze, si sono distinti per il loro progetto Il valore della differenza. L’elaborato, in cui attraverso un’attenta analisi delle opere di Virginia Woolf e Michela Murgia vengono messe a fuoco le discriminazioni subite per secoli dalle donne, è stato considerato meritevole del terzo premio ex aequo per l’attenta critica al potere in esso contenuta.

Il lavoro, per la cui realizzazione si è potuto contare sul supporto del team WooRgia e di quello del Virginia Woolf Project, nasce con l’obiettivo condiviso di «conoscere e mettere a confronto, (…) due spartiacque del pensiero femminista quali Virginia Woolf e Michela Murgia, di epoche storiche diverse ma entrambe capaci di individuare con profondità di critica, gli elementi discriminanti nella società patriarcale in cui hanno vissuto e operato». Come da indicazioni riportate nel bando del concorso, data l’impossibilità di intitolazioni concesse prima che siano trascorsi 10 anni dalla scomparsa (Michela Murgia agosto, 2023), la classe ha lavorato sinergicamente per delineare la bozza di un murales. A questo scopo, sono state individuate foto, ritratti e frasi delle due autrici con la speranza di vederle ben presto dipinte sulle pareti della loro scuola.

Come Michela e Virginia, al pari di Daniela, Maria Ludovica e Valentina, le docenti che hanno accompagnato le ragazze e i ragazzi in questo percorso, anche noi confidiamo «nelle giovani donne che, formate alla nuova coscienza antisessista, riescono a trasmettere ai loro coetanei l’urgenza di un cambiamento congiunto per un nuovo mondo possibile». Unite dal sentimento della sorellanza, della solidarietà tra donne, saremo cambiamento e faremo un gran rumore… sperando che, questa volta, non sia più per ricordare e ridar voce all’ennesima sorella uccisa da un uomo.