accadde…oggi: nel 2005 muore Mary Jackson

Oltre le nuvole: la storia di Mary Jackson, donna pioniera nell’aeronautica
Essere afroamericani durante la segregazione razziale non è semplice, essere donne afroamericane è ancora più difficile, essere donne afroamericane e avere un ruolo all’interno della NASA sembra impossibile. Eppure c’è una donna che è riuscita a fare la differenza.
Nata il 9 aprile 1921 a Hampton, Virginia, Mary Jackson inizia a mostrare un interesse precoce per la matematica e la scienza, anche se, all’epoca, le opportunità educative per le persone di colore erano limitate. Frequenta l’Università di Hampton, dove si laurea in matematica e fisica. Dopo la laurea, insegna matematica in una scuola segregata per studenti neri.
Nel 1951, si unisce al Langley Research Center della NASA – all’epoca National Advisory Committee for Aeronautics (NACA) – come una delle prime donne di colore ad essere impiegate come “computer“. Questo termine non si riferiva ai moderni dispositivi elettronici, ma a matematiche altamente qualificate che eseguivano calcoli complessi. Tuttavia, Jackson aspirava a di più.
Lavora sotto la supervisione di Kazimierz Czarnecki, un ingegnere aeronautico polacco che la incoraggia a perseguire un percorso in ambito ingegneristico. Un momento cruciale nella sua carriera che rappresenta la svolta per realizzare il sogno di diventare un ingegnere.
Mary Jackson affronta le discriminazioni razziali e di genere che erano diffuse nell’America degli anni ‘50 e ‘60. Tuttavia, non si perde d’animo e riesce a ottenere il permesso, da parte del comune di Hampton, di frequentare i corsi serali di matematica e fisica organizzati dall’Università della Virginia presso una struttura riservata ai soli studenti bianchi. Nel 1958 diventa la prima ingegnera aerospaziale afroamericana in forza alla NASA.
Mary Jackson lavora presso lo Space Task Group, dove nel corso degli anni si occupa di calcolare le finestre di lancio, le traiettorie e i percorsi di ritorno di tantissimi voli spaziali, da quello di Alan Shepard – il primo astronauta americano nello spazio – sino agli Space Shuttle dei primi anni Ottanta, passando per la missione Apollo 11 del 1969.
Nel 1962, poco prima di partire per il suo storico viaggio orbitale, John Glenn – non fidandosi dei calcoli realizzati dal computer IBM da poco in dotazione alla NASA – chiederà proprio a lei la verifica di tutti i dati.
Il lavoro di Mary Kackson e il suo impegno nell’affrontare le disparità di genere e razziali restano una fonte di ispirazione per tutti coloro che cercano di superare gli ostacoli e realizzare il loro pieno potenziale.
La sua storia è raccontata anche nel film Hidden Figures (in italiano Il diritto di contare) uscito nelle sale nel 2016 e incentrato sulle figure di Mary Jackson, Dorothy Vaughan e Katherine Goble Johnson, le tre donne afroamericane che – sfidando razzismo, sessimo e leggi segregazioniste – hanno dato un contributo fondamentale ai programmi spaziali della NASA, a cominciare dalla missione che portò John Glenn in orbita intorno alla Terra.