Palco vuoto, di Francesco Gilioli e Francesca Tramonti, Golem edizioni 2026, recensione di Daniela Domenici

Sono appena riemersa da quest’opera che mi ha profondamente commosso, emozionato e attratto per più di un motivo.
In primis per la struttura, ‘è un romanzo scritto a due mani ed è esattamente suddiviso; nella prima parte è Helene, autrice di gialli, che parla e si descrive, nella seconda Cesare, anche lui scrittore seppur non appagato. Si sono incontrati e amati per un breve tempo nel periodo universitario, poi le loro vite hanno preso strade diverse i cui particolari entrambi ignorano. Si rivedono dopo tanti anni. Cesare va a trovare Helene a Firenze dove vive in quel momento ma non fanno in tempo a raccontarsi i tanti dettagli; le due parti dell’opera ci descrivono cosa sia successo, in parallelo, nelle loro esistenze. L’epilogo è assolutamente perfetto, inatteso e doloroso. Cito dai ringraziamenti finali “Palco vuoto è la descrizione di un amore dannato, sbagliato, deforme, patologico. È un percorso dentro tutti gli ostacoli della sofferenza. È la presa di coscienza di sé. È la sublimazione della tenacia, della fiducia, del perdono. È un lutto e il tentativo disperato di elaborarlo”: bravissima/o!
Un altro elemento che colpisce è la differenza di stile narrativo delle due parti; nella prima le frasi sono articolate, paratattiche, con una variegata interpunzione, molti dialoghi e vari/e co-protagonisti/e; nella seconda sono brevissime, un profluvio ininterrotto di punti che le trasforma in stilettate di dolore, di incubi, di rimpianti e rimorsi: complimenti!