la tragedia delle Maldive, riflessione di Isotta Monteverde
La tragedia successa alle Maldive mi ha colpito e turbato molto.
Intanto perché la docente e ricercatrice scientifica che ha perso la vita con la figlia insegnava all’ Università di Genova, successivamente per ciò che il marito i colleghi e gli studenti in lacrime dicono di lei.
Sicuramente era una donna molto amata, dal marito sicuramente ma anche da chi la conosceva, colleghi ma soprattutto dai suoi studenti che chiedono dove poterle portare dei fiori…
Tutto questo non può lasciarmi indifferente perché sono anche io una docente.
Il marito ha poi parlato della passione per il mare che aveva la moglie, del fatto che fosse il suo elemento, la sua casa.
Questa cosa mi ha commosso perché la capisco molto bene, anche per me è così fin da quando ero bambina. Ero una bambina goffa ed impacciata ma quando ero in acqua, al mare, mi trasformavo. So nuotare piuttosto bene e sicuramente sento il mare come il mio vero elemento, la mia casa.
Penso di essere molto fortunata ad abitare in una città di mare e so che non potrei mai vivere felice in un posto dove non potessi più vederlo.
Amo il mare in tutte le stagioni, anche in inverno quando non c’è nessuno, quando c’ è burrasca, amo vedere le mareggiate, la potenza del mare…
Anche mio padre amava il mare e da genovese doc mi diceva sempre che va trattato con rispetto perché può diventare molto pericoloso sfidarlo.
Il mare è generoso ma può essere crudele e portarci via tutto.
Quindi pensando a questa donna, alla figlia ed alle altre persone giovani morte ho fatto diverse riflessioni.
La prima è cosa significa veramente avere una passione. Queste persone l’avevano per il mare, per il loro lavoro di ricercatori scientifici perché volevano proteggere la barriera corallina, gli ecosistemi marini, vivevano per questo, erano felici di fare il loro lavoro.
Alcune persone hanno scritto che non hanno avuto rispetto per la loro vita. Sinceramente non penso che sia così. Amavano la vita a tal punto che l’hanno utilizzata per seguire questa loro passione per il mare, per la ricerca scientifica fino ad arrivare a sacrificarla per questo. Il meraviglioso marito di questa donna lo ha capito: dice che forse era destino, il mare che lei tanto amava se l’è portata via con sé.
Ho poi riflettuto sull’impermanenza, sul fatto di dover vivere nel qui e ora, di che cosa significhi onorare ogni giorno che viviamo su questa terra perché “ del doman non c’è certezza”.
E che modo migliore ci può essere che vivere ogni giorno seguendo le proprie passioni e i proprii sogni?
Per concludere mi piace pensare che queste persone siano morte felici facendo ciò che loro amavano di più e lasciando così un ricordo meraviglioso nelle persone che li amavano. Li voglio immaginare diventare spuma del mare come la Sirenetta di Andersen, una delle mie fiabe preferite.