Fine anno alla scuola d’italiano per stranieri, riflessione di Isotta Monteverde
Anche questo anno alla scuola di italiano per gli stranieri dove faccio volontariato è finito e come ogni anno mi commuovo e mi dispiace sempre dover salutare gli studenti sperando di rivederli a settembre ma sapendo che molti non li vedrò più..
Quest’anno ho anche partecipato al momento della verifica finale e ogni volta rimango colpita dall’impegno che queste persone mettono nell’imparare la nostra lingua che per molti è veramente una grande sfida perché lontana dalla loro lingua madre ..
Alcuni studenti poi sono ragazzi poco più grandi di mio figlio, ragazzi come quelli che vedo ogni giorno a scuola lavorando attualmente in un istituto superiore..
Vedere la loro preoccupazione per questa verifica finale e sentire soprattutto le loro storie mi fa tanta tenerezza.
Ho anche avuto occasione di lavorare con ragazzi che non erano mai andati a scuola nel loro paese perché avevano dovuto lavorare…il loro impegno, la loro voglia di imparare per costruirsi un futuro migliore nel mio paese e nella mia amata città di Genova. Mio padre mi ha sempre detto che Genova è una città accogliente e tollerante verso lo straniero perché abituata a commerciare con persone di altre razze e paesi e io sono orgogliosa di questo.
La loro gratitudine nei confronti di noi volontari, il rispetto e l affetto che ci dimostrano mi dà tanta gioia .
Pensavo all’inizio che sarei andata solo a insegnare l’italiano a queste persone, a questi ragazzi ma è stato in realtà molto di più.
Ho portato sorrisi, incoraggiamento costante e soprattutto speranza, gioia e allegria..
Ho contribuito ad alleggerire per un attimo la vita di queste persone, a farle sentire accolte, a casa, in una famiglia, a credere in un futuro migliore, di pace.
No, non ho soltanto insegnato l italiano…
E loro mi hanno dato veramente tanto…mi hanno fatto capire il valore di poter vivere in un paese libero e in pace, tutte cose che diamo per scontate ma che tante persone purtroppo non hanno o non hanno piu
Insieme stiamo costruendo ponti per un futuro migliore e questo mi dà veramente tanta gioia come il pensare alle mamme di questi ragazzi ventenni pakistani che hanno i figli così lontani—
Voglio credere che possano essere rassicurate dal sentire i loro ragazzi sereni, contenti per ciò che hanno trovato da noi e nella mia amata città di Genova..