i tre matrimoni di Manolita, di Almudena Grandes, recensione di Paola Naldi

Libri per ricordare- Romanzo storico

Almudena Grandes è. una scrittrice che apprezzo molto per la passione civile che emerge dai suoi romanzi e la volontà di esplorare la storia del proprio paese in un momento tragico, come quello della guerra civile.

In questo romanzo la guerra civile è finita e purtroppo è al potere il dittatore Franco. Siamo a Madrid, negli anni terribili della cosiddetta “normalizzazione”, in cui si dà una caccia spietata agli oppositori e a chi continua una lotta clandestina contro il regime.

Tanti sono i personaggi che popolano questo romanzo epico, per cui bisogna mantenere una certa concentrazione per non perdere il filo di un racconto, che si dipana per 784 pagine.

Manolita, cui si deve il titolo, è all’inizio del racconto una ragazza di 16 anni, con un padre bellissimo,inaffidabile e una matrigna che deve lavorare per le difficoltà finanziare che accomunano molte famiglie del popolo in questo periodo. Lei si occupa dei fratelli, della casa, accetta lavori saltuari, perché la preoccupazione principale è il cibo, oltre ai soldi dell’affitto. In un’atmosfera plumbea e fosca, la situazione si aggrava quando il padre, simpatizzante di sinistra, viene incarcerato, così come la madre. Il fratello maggiore Antonio, bello e dalla “sbruffoneria allegra”, comunista e antifranchista, si deve nascondere, così che Manolita si trova con fratelli più piccoli da crescere e curare.

A un certo punto le viene proposto dal fratello latitante un piano assurdo, per far funzionare dei ciclostili arrivati clandestinamente, che non si riescono a far funzionare: contattare un giovane detenuto, esperto in manutenzioni di ogni tipo, sposarlo in modo da poter avere colloqui frequenti con lui e risolvere quindi il problema. Manolita, soprannominata sino a quel momento la signorina “non contate su di me”, accetta il rischio e si trova coinvolta in una situazione che le cambierà la vita per sempre.

Oltre a lei tanti sono i personaggi di cui si parla nel racconto e le cui vicende personali vengono presentate in un passaggio continuo tra passato e presente. Abbiamo la bellissima Eladia, che salverà Antonio a scapito della propria vita, Palmera, ballerino omosessuale, che aiuterà sempre Manolita, il marchese Antonio de Hoyos y Vinent, vicino ai repubblicani, il crudele Roberto Orejas, infiltrato, spia e torturatore, Silverio, il detenuto esperto di macchinari,  e tanti altri, tratteggiati in modo accurato.

“Da quando la guerra era finita, sapevo che il peggio stava per arrivare, che era in agguato dietro un foglietto qualsiasi del calendario, ma non avrei mai immaginato che fosse così enorme, incommensurabile, devastante”.

Tante le figure di donne su cui si concentra la scrittrice, spiccano soprattutto (oltre ovviamente a Manolita) Eladia e Isabel, sorella di Manolita,. Per loro la vita esige sacrifici e compromessi che talvolta devono mettere a tacere la coscienza. In un paese dilaniato dalla guerra civile, regnano la sfiducia e la diffidenza. Ogni uomo ostile al regime è esposto al rischio di una condanna assurda, anche solo per aver distribuito volantini sovversivi, come nel caso di Silverio. Se vivere e sopravvivere è difficile per i carcerati Tasio e Juani, ancor più lo è per le loro donne che il carcere lo conoscono dentro e fuori, che vivono l’umiliazione fisica e morale, che viene loro imposta quale prezzo per essere vicine ai loro compagni. È il disgusto che coglie Manolita, con le degradanti perquisizioni impostele per congiungersi con Silverio, è l’inferno che attraversa Eladia per proteggere Antonio, è l’aberrante persecuzione che subisce Isabel, la cui unica colpa è di essere la figlia di due prigionieri politici. Non c’è ambiente che costituisca un luogo sicuro per queste giovani donne, neanche il convento dove Isabel è trattata in modo disumano. Qui la protezione di Suor Carmen viene interpretata come un’amicizia particolare, perché anche negli ambienti religiosi non esistono né giustizia né onestà spirituale. Tra le donne che visitano i parenti detenuti si crea una rete di solidarietà, che attenua il degrado di molte situazioni: lo stesso. accade nelle colonie penali, dove sono condannati ai lavori forzati i dissidenti che hanno evitato la pena di morte. C’è chi resiste con coraggio alle peggiori torture, pur di non svelare il nome dei compagni e chi cerca solidarietà in Francia, allora in lotta con i nazisti.

“Perché per noi c’era solo una vita possibile, il carcere dentro e fuori del carcere, le reti dei parlatori, il cimitero dell’Est, e i lavatoi dove una ragazzina minorenne si consumava le mani facendo il bucato con la soda”. Queste le parole di Manolita, che con amarezza capisce come il regime tradisca il proprio impegno di educare le figlie più grandi dei detenuti, mentre dedica attenzione all’istruzione delle più piccole, più docili, sulle quali è più facile “calcare sopra una memoria opposta” a quella originale. L’affievolirsi della speranza non impedisce di lottare, ciascuno a suo modo Se le donne di questo romanzo emergono per le loro qualità, gli uomini vengono rappresentati in maniera più diversificata, nessuno emerge in modo particolare. Interessante dal punto di vista umano è “La Palmera”, il diverso, costretto a rinunciare al trucco appariscente, perché non accettato dal regime. Generoso e appassionato, protegge le persone che ama. Molto ben delineato è l’Orejas, il delatore, infido, subdolo confidente della polizia, diventato torturatore, che suscita indignazione e disprezzo nel lettore.

Un quadro complessivo ricco e appassionato, scritto in modo mirabile, come sempre, da un’autrice che sa unire storia e immaginazione, documentandosi accuratamente.