la follia del mondo, di Marco Freccero, recensione di Antonella Sacco

La follia del mondo – Marco Freccero * Impressioni di lettura

(letto in edizione digitale – autopubblicazione, 2016 – 2026)

Quando ho iniziato a leggere i racconti di questa raccolta mi sono venute in mente le storie minimaliste di Carver. Per l’asciuttezza del linguaggio, per la scelta dei protagonisti che sono persone (quasi) sempre alle prese con problemi e spesso ai margini della società, persone che non hanno voce.

Il narratore non giudica mai, segue i suoi personaggi mentre soffrono, agiscono, sperano, sbagliano, vivono.

Le vicende sono realistiche e spesso le storie hanno un finale forte, un pugno nello stomaco. Non sono perciò una lettura rilassante; inducono alla riflessione, sono avvincenti e coinvolgenti. La scrittura è impeccabile.

Un aspetto caratteristico dei racconti di Freccero è il profondo legame con il luogo in cui si svolgono: la Liguria, più spesso Savona e i suoi dintorni; come anche nei romanzi, Savona non è solo l’ambientazione ma uno dei protagonisti.

Questo è il capitolo conclusivo della “Trilogia delle Erbacce”.

Il primo si intitola “Non hai mai capito niente“.

Il secondo è “Cardiologia“.

Anche questa volta, storie di uomini, donne, bambini che all’improvviso si trovano al bivio, devono fare i conti con l’imprevisto, la sorpresa, la paura e la disperazione. In pochi istanti comprendono la realtà e devono contrastarla.

Perché “La follia del mondo”?

“Una delle controindicazioni più gravi dell’avidità, pensò Mirko, era che uccideva l’intelligenza; spingeva a guardare alla realtà senza alcun desiderio di metterci mano per cambiarla.”

Lo scenario è una Liguria dove il mare non compare quasi mai, distante dalla luce e dal sole estivo pubblicizzati da riviste e operatori turistici. Una periferia perfetta dove ricominciare ad amare le erbacce.