Martin di Adele Libero

mARTIN

Colpendo quel mattino una creatura,

escludendogli il resto della vita,

o togliendo una parte del suo corpo

a restare insanguinato dentro.

Tu che hai premuto uno strano arnese

e forse sorridevi del tuo gesto,

tu che hai già perso l’anima nel tempo

arrampicato per sentieri morti.

A noi ragione e cuore nello schianto,

lacerati in un miscuglio antico,

se Dio consente simili dolori

o se chiuda per un momento gli occhi.

A noi il conto del sangue e delle vite

e il rimpianto per un fanciullo spento

proprio nell’attimo di gioia innocente

in un sorriso che ora tocca il cielo.