L’abito della prima comunione di Adele Libero

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Di avvenimenti importanti nella vita di ogni bambina non ce ne sono poi molti. Studio, vacanze, mare, qualche cambio di casa…ma, naturalmente, la Prima Comunione è un evento molto atteso e rilevante per tutte.

Io frequentavo un Istituto religioso alle elementari e, quindi, in noi l’attesa per questo evento fu caratterizzata da una preparazione meticolosa, sotto il profilo spirituale: preghiere, apprendimento dei principi religiosi e, soprattutto, la necessità di arrivare al gran giorno con animo pulito, semplice, puro, così da essere gradite al Signore.

Anche il nostro aspetto esteriore, ci dicevano, doveva rispecchiare questo stato d’animo. Banditi, pertanto, abiti troppo sfarzosi e pieni di lustrini, pettinature eccessive e feste troppo rutilanti. Meditazione e raccoglimento dovevano connotare quella bella giornata.

Ero ancora piccola di età, avevo otto anni e prendevo molto sul serio le raccomandazione delle suore-maestre. Così riferii a casa che il mio vestito di quel giorno doveva essere fresco, semplice e adatto alla situazione! Mia madre, invero, era un pochino perplessa. Vestiva sempre con buon gusto ed avrebbe voluto guidarmi nella scelta. Ma la mia inflessibilità era totale e dopo una rapida, infruttuosa ricerca nei negozi del settore ci indirizzammo ad una mia zia sarta per il confezionamento dell’abito con le caratteristiche che chiedevo.

Il giorno stabilito, quindi, mi avviai alla chiesetta della mia scuola con l’animo gonfio di gioia e raccoglimento. Non vedevo niente di quel che avveniva intorno, tanto ero emozionata. Ma alla fine della cerimonia mi resi conto che qualcosa non andava per il verso giusto. Mia madre era un pochino contrariata ! E fu allora, all’atto di fare foto di gruppo con le mie compagne di avventura che mi resi conto che le altre non avevano affatto ascoltato i “consigli” delle sorelle ed indossavano vestiti molto ricchi, pieni di lustrini, sottogonne, veli e fronzoli. Io ero l’unica ad avere un abito bello ma semplice, con pochissimi inserti di merletti.

Guardai stupita le mie amiche e le suore. Ma come avevano accettato tutto quello sfarzo? E che ci facevo io in mezzo a loro? Sembravo una povera contadinella.

Ma da bambine, si sa, la delusione passa in fretta ed il resto della giornata trascorse tra vari giochi e festeggiamenti.

Solo la mattina seguente, al cospetto di mia madre, mi ricordai dell’errore commesso, della sua frustrazione nell’aver fatto confezionare un vestito così poco ricco, diverso da quello che lei stessa sognava per me.

Ma le persone grandi, sono grandi davvero quando sanno capire e consolare. Mi guardò dritto negli occhi e mi disse “Tu eri la più bella, ti brillavano gli occhi come stelle e splendevi tra quelle bambine così distratte dal loro abbigliamento sfarzoso! ”

Conservai e conservo quelle sue parole come un altro dono divino. Sono quelle che mi hanno fatto crescere e comprendere che davvero si deve sempre andare oltre l’apparenza.