“Il maestro”, racconto di Adele Libero

 ZUMBA

 

L’avviso, appiccicato allo specchio dello spogliatoio, informava che dal lunedì seguente sarebbero iniziate le lezioni di zumba. Finalmente! Pensò Rita, quella palestra era un po’ un mortorio e lei, dal carattere frizzante e spensierato, non amava andare da un attrezzo all’altro senza un po’ di incentivo al movimento. Così avvertì il proprietario che era interessata alle lezioni e se ne tornò a casa più contenta.

Abitava poco lontano, in un parco dove il padre le aveva acquistato un piccolo appartamentino all’ultimo piano. Panoramico, con vista su Capri, silenzioso e per lei spazioso, vi aveva costruito, negli anni, un bel nido, con mobili di gusto e con accostamenti di colori azzeccati.

Vi portava le amiche, i parenti, ovviamente, ma ancora nessun ragazzo, non ritenendo che quelli conosciuti fossero così importanti ed anche perché era molto diffidente e prudente. Lavorava in un supermercato come cassiera part-time e quindi aveva molto tempo libero.

Il lunedì seguente si presentò alla “Zumba lesson” di Pedro, un bellissimo ragazzo italiano, ma di genitori argentini, che conquistò immediatamente il gruppo di ragazze palestrate, desiderose di iniziare a perdere peso divertendosi.

Dopo un’ora di sudatissimi passi, inizialmente molto ingessati, Rita si trovò a commentare nello spogliatoio con le altre compagne ! Erano tutte conquistate da Pedro, il cui corpo flessuoso e snello ed il simpaticissimo viso dai lineamenti quasi perfetti veniva lodato con enfasi.

Le Zumba lesson si susseguirono ed il cuore di Rita cominciò a battere più forte, ma non per lo sforzo. Le sembrava che Pedro guardasse sempre e solo lei, anche se razionalmente sapeva che non era così. Una sera, a motivo di un passo più complicato, inciampò nelle sue stesse gambe e ruzzolò in terra. Immediatamente il giovane accorse e la rialzò fissandola dritto negli occhi – questa volta era solo per lei lo sguardo – e domandandole “todo bien?” .

Al termine della lezione, poi, Pedro, nel vederla andar via, smise frettolosamente di parlare col titolare della palestra e le si affiancò, cominciando a discorrere della sua salute. Aveva dei lividi? Si era fatta molto male? Rita rispondeva quasi in trance, a monosillabi, sentendo dentro un delirio di sentimenti mai prima provati. Le offrì una bibita, l’accompagnò fin sotto casa e la salutò.

Anche le volte seguenti Pedro l’attese al termine dell’ora di zumba, per passeggiare, prendere un gelato e una volta perfino una pizza. Dopo quasi un mese Rita ritenne giunto il momento per invitarlo su da lei per un caffè. Ma lui la guardò con stupore. “Pensavo fossimo solo amici, non comprendo questo invito, che complicherebbe le cose”. le disse “Scusa, poi è anche tardi. Devo scappare.”

Come se avesse ricevuto un pugno in faccia, Rita scappò al suo appartamento e si chiuse la porta alle spalle scoppiando in un pianto disperato! Ma cosa aveva che non andava bene? E poi perché attenderla sempre, passeggiare, parlare, se poi…? Per la verità doveva ammettere che lui non aveva mai fatto nessuna avance, e questo era strano. Dunque si era sbagliata ! Non gli aveva mai neanche chiesto se avesse una ragazza.

Passò il pomeriggio seguente in palestra, sapendo che non era giorno di Pedro. Da qualche chiacchiera col proprietario apprese che non aveva nessuna ragazza, ma un figlio, piccolo! Di più non potè appurare.

La lezione seguente di Zumba fu traumatica, evitarono di guardarsi e Rita ballò come un automa. Al termine fece in modo da incontrarlo per parlare. Con calma e pazienza riuscì a fargli raccontare la strana storia di un ragazzo che si era innamorato di una cliente, bellissima, tanto da sperare di poterla sposare. Ma lei un marito già ce l’aveva, da tre anni. Non avevano avuto ancora figli e lei aveva sedotto Pedro per farsi mettere incinta e così era avvenuto.

Il suo dolore era stato grande quando aveva scoperto il sottile gioco di lei. Ma le sorprese non erano finite perché alla nascita del bambino lei non lo aveva tenuto  perché il marito aveva scoperto tutto.

Così aveva pensato che, in fondo, il piccolo aveva un padre e glielo aveva consegnato, una fredda sera di novembre, con carrozzina e pochi indumenti adatti.

Solo la mamma di Pedro lo aveva aiutato, tenendosi Josè nelle ore di lavoro. Ma gli altri ex amici e parenti si erano subito eclissati, temendo di essere coinvolti nella gestione del bambino.

Rita aveva ascoltato con attenzione e stava per proferire anche lei qualche frase di circostanza quando lui, guardandola bene negli occhi e con la voce che era quasi un sussurro le chiese: “Vuoi conoscere il mio bambino?”

Fu come se qualcuno avesse preso una lunga chiave ed aperto il cuore. Rita comprese che un uomo così dolce, determinato, attento, paziente meritava di essere conosciuto ed amato e che lei poteva essere quella donna fortunata. Al diavolo i mille dubbi che l’avevano istantaneamente colpita quando aveva ascoltato il racconto di Pedro! Voleva ascoltare il cuore!

Lo abbracciò e da quel momento continuarono a ballare insieme !