“Storia” di Adele Libero, seconda parte
Il motivo del loro soggiorno era evidentemente uguale al loro. Ed ora, dopo tanto tempo, un curioso caso aveva fatto incontrare ed innamorare i loro figlioli. Ma l’unico, enorme dubbio era quello che il donatore del seme maschile potesse essere lo stesso per entrambe le coppie.
La clinica era ben organizzata, ovviamente, ed aveva loro fornito alcuni particolari sul donatore: si trattava di un giovane di ottima salute, senza tare mentali o malattie genetiche. Avevano fornito pure una cartellina, che non avevano mai aperto, con un numero. Era quello di identificazione del donatore al fine di poter risalire a lui se assolutamente necessario.
“La cartellina?” chiese Vanna con voce strozzata dall’ansia. “Ce l’avranno anche loro, no?”. Certo, rispose Lucio, basterà controllare che non sia lo stesso numero e stiamo a posto. “Ma dai”, aggiunse, “quante probabilità ci sono che sia la stessa persona? Avevano ammesso al programma numerosi donatori, ci dissero”.
E con questo ottimistico auspicio rientrarono a casa. Più tardi avrebbero telefonato ai futuri consuoceri per iniziare a sondare il terreno. Nel frattempo non c’era motivo di allarmarsi.
Potesse essere così, si ripeteva mentalmente e continuamente Vanna. Da quando aveva conosciuto Gianni la sua Ilaria era così felice, aveva cambiato viso: più luminoso, cantava spesso in bagno, faceva shopping più convinta, aveva sempre nuovi e lungimiranti programmi. In una parola era innamoratissima. Che cosa sarebbe successo se avesse appreso che il fidanzato poteva essere un fratello di cui ignorava perfino l’esistenza?
Dopo qualche ora, ormai decisi a conoscere la verità, Vanna prese il coraggio a due mani e fece la telefonata più strana e dolorosa di tutta la sua vita. Sara le rispose subito, probabilmente era anche lei in ansiosa attesa. Si scambiarono poche parole poi, inevitabilmente, il centro del discorso cadde sul famoso numero. Vanna lo rivelò, col cuore che pareva impazzito, e Sara per qualche secondo non rispose. Non poteva, le lacrime stavano già cadendo copiose. Toccò a Francesco confermare, dolorosamente che era uguale al “loro” numero.
Uno scherzo del destino, allora, un gioco crudele che aveva voluto interrompere una catena di eventi positivi.
“Glielo dico subito”, profferì infine Vanna. Non posso più permettere che si vedano, col rischio che accada quello che può sempre accadere quando due si amano come loro!
Ilaria tornò verso mezzanotte, la mattina seguente doveva andare al lavoro. Alla madre che l’attendeva alzata disse che non doveva più farlo, ora che conosceva Gianni, i suoi meravigliosi genitori etc etc, anzi, cosa ne pensava?
Vanna non perse tempo in giri inutili e le disse subito la triste verità, di loro due sposini che desideravano tanto un figlio, dei vani tentativi di averlo e dell’acclarata infertilità del padre.
Così erano andati in Spagna, come i genitori di Gianni…
Ilaria si sentì più vecchia di cento anni. Cacciò dalla sua stanza la madre e cominciò a gettare con violenza ogni cosa verso le pareti o in terra !! Un segreto di quelli forti! Un segreto che le rovinava la vita !! Un segreto che uccideva una parte di lei !!
Qualche minuto dopo Gianni la chiamò al cellulare per la consueta buona notte. Era al corrente anche lui? O i genitori l’avevano lasciato ancora nell’ignoranza?
Era chiaro che sapeva, quasi balbettava per la rabbia ed il dolore. Le cose erano cambiate, repentinamente, ed il suo cuore era spezzato.
“Dormiamoci su”, suggerì Ilaria. “in fondo non è così tremendo, penso, in fondo possiamo stare insieme a patto di non avere un figlio” !! Nessuno saprebbe mai niente e potremmo sempre adottare un bambino, no?”
“Hai ragione”, disse lui ma senza eccessiva convinzione. “buona notte”, “notte, amore” .
Quella notte, però, non fu buona per nessuno di loro. Si rivoltarono nei letti, ora discutendo di lealtà e filosofia, ora di senso pratico, ora di rimorso. Erano forse tutti un po’ vittime del progresso scientifico che, come una pietra filosofale, regalava vita a piene mani, aggiustava sogni, creava e distruggeva.
Il fatto curioso di questa storia è che proprio venticinque anni prima un’addetta alla segreteria della clinica di Lloret de Mar aveva erroneamente indicato lo stesso numero di donatore su alcune cartelle e nessuno aveva mai più controllato!
