Strappare le donne dimenticate dalla storia dalle grinfie diaboliche della patriarchia, di Emma Paling, da me tradotto e rielaborato

Solo al college mi sono resa conto del modo in cui le donne erano state cancellate dalla storia. Avevo studiato la tematica alle scuole superiori; il mio insegnante attribuiva la mancanza di donne celebri nel suo piano di studi al fatto che “semplicemente non c’erano molte donne di cui parlare”. All’università ho iniziato a essere sospettosa: come poteva essere che nessuno dei miei professori riuscisse a trovare qualche donne di cui valesse la pena parlare sin dall’inizio dei tempi?
È un fatto ben documentato che nella storia e nella filosofia occidentale (e nella letteratura, nella scienza, nella tecnologia, nel governo e nei media per quella faccenda) le donne sono misteriosamente assenti. È come se fossimo una società segreta o una qualche specie poco nota di dinosauri. Sospettiamo che le donne esistano ma non c’è alcun modo per esserne sicure/i.
Un progetto alla New School a New York City sta intaccando il problema che i suoi fondatori vedono come un’ingiustizia vecchia come il tempo. “Project Continua”, un gruppo di professori e studenti, sta cercando le storie di donne lungo tutta la storia per dar loro, finalmente, l’attenzione continuata che meritano.
“Ci sono sempre state donne che hanno prodotto conoscenza e hanno contribuito alla comprensione umana e hanno partecipato ai grandi eventi e alle nuove idee del loro tempo” ha detto Gina Luria Walker, direttrice di Project Continua “la maggior parte di loro è stata ignorata o banalizzata”.
Si riferisce a donne come Laura Bassi, una scienziata così brillante che Voltaire una volta disse che voleva trasferirsi da Londra a Bologna solo per lavorare nella stessa sua città; donne come He-Yin Zhen la cui rivista “Tianyi Bao” ha dato alla Cina la prima traduzione del manifesto comunista del 1908; e donne come Enheduanna, una principessa della Mesopotamia che è vissuta 2.000 anni prima di Cristo e può essere considerata la prima autrice a riferisi a se stessa col pronome “io”.
Gli/le studenti/esse di Walker lavorano sul suo piano di studi ma talvolta viene modificato dai loro interessi e backgrounds. Yada Thonganantamars, che è cresciuta in Thailandia, si è iscritta al corso di Walker ma voleva ascoltare più storie di donne in Asia. Ha iniziato a cercare e ha trovato Mahapajapati, la prima monaca buddista e la donna che ha allevato Buddha dopo che la sua madre biologica era morta. Secondo la leggenda quando lei chiese a Buddha per la prima volta di ordinare le donne lui rifiutò. Allora lei si rasò la testa, trovò alcuni abiti e marciò a piedi nudi, con 500 altre donne, per fargli cambiare idea. Quella che lei ha creato è la più lunga eredità sopravvissuta di ordinazione di donne in qualunque religione.
“Sono stata buddista per tutta la mia vita ma non avevo mai sentito parlare di lei. Non abbiamo donne a ui guardare nel buddismo ed è una parte così forte della cultura Thai”.
Un’altra delle studentesse di Walker, Chi-Ante Singletary, si è focalizzata su Maymie De Mena che è una donna di cui è quasi impossibile trovare informazioni anche se ha guidato l’intero capitolo latino-americano e caraibico della “Universal Negro Improvement Association” di Marcus Garvey. Il suo attivismo ha portato all’indipendenza della Giamaica, ha detto Singletary.
Non solo le realizzazioni delle donne sono lasciate fuori dalla storia ma sono talvolta attribuite agli uomini. Linda Xue, una studentessa di Parsons che dirige le applicazioni digitali e il disegno per Project Continua, vuole sapere perché Wikipedia attribuisce a Picasso e a Braque l’invenzione del collage. Una collettiva di artiste dell’era vittoriana fece degli ingegnosi collage per satirizzare “L’origine della specie” di Darwin, ha notato. Come possiamo pensare seriamente che il collage sia stato inventato solo 100 anni fa?
Cosa è successo nella storia e cosa stia accadendo oggi è più che una semplice cancellatura, ha detto la studentessa Hannah Lamb-Vines. Lei ha lavorato nel negozio della New York Public Library e dice che ha potuto trovare solo una collezione che avesse un ugual numero di autrici e autori.
Project Continua sta scoprendo la ricca storia delle donne e la sta portando alle masse. La loro prima rivista “Persisters” racconta le storie di dieci donne dall’Italia rinascimentale alla New York del 20esimo secolo. Abbiamo progettato di farne molte altre “perché dieci donne non sono abbastanza” ha detto Xue.
Cosa accadrebbe se cominciassimo a prendere seriamente le storie delle donne? “Avremmo un nuovo pianeta. C’è un universo alterno là fuori che noi abbiamo voglia di esplorare”.