“Volevo guidare il taxi” di Elena Cinelli, recensione di Daniela Domenici

Per motivi scolastici ho fatto amicizia con la mamma di Elena che mi ha fatto dono di questo libro scritto da sua figlia qualche anno fa; è stato innamoramento istantaneo e totale perché la storia narrata da Elena nelle quasi 300 pagine di questa sua opera prima è la sua vera vita ma questo non è sufficiente a spiegarvene la bellezza.
Perché Elena è una psicoterapeuta fiorentina ma è non vedente da quando aveva sei mesi per un retinoblastoma bilaterale, un gravissimo tumore degli occhi che l’ha portata alla cecità ma che non ha fermato la sua vita, nonostante l’handicap, grazie all’affetto e al sostegno straordinario della sua famiglia, alla positività che le hanno trasmesso ininterrottamente e alla forza di volontà e alla voglia d’indipendenza di Elena che non solo è riuscita a laurearsi ma anche a scrivere due libri, il primo dei quali è questo, a superare un tumore e ad affermarsi nel suo campo lavorativo.
L’elemento che più colpisce leggendo questa splendida testimonianza di vita è che l’autrice usa verbi come leggere, vedere, scrivere, scegliere, truccarsi e tanti altri che sono connaturati con la vista e ci si chiede continuamente come possa fare le suddette azioni. Ho voluto chiederlo alla sua mamma la quale mi ha dato risposte che mi hanno profondamente commosso e ringrazio l’universo per avermi dato l’opportunità di conoscerla e di leggere questo libro; mi auguro di poter un giorno incontrare anche Elena e abbracciarla per trasmetterle tutta la mia ammirazione e il mio affetto di madre, prof di sostegno e donna.