Intervista a Ester Rizzo di Daniela Domenici

In occasione del tour di presentazioni che sta facendo in giro per l’Italia per parlare di “Le Mille. I primati delle donne”, edito da Navarra, opera di cui è la curatrice, ho voluto rivolgerle alcune domande. Ho conosciuto virtualmente Ester nel gruppo, di cui mi onoro di far parte sin dalla sua nascita, di Toponomastica Femminile fondato da Maria Pia Ercolini su Facebook nel gennaio 2012. Questo nostro gruppo che ha anche uno splendido sito www.toponomasticafemminile.com è nato dall’idea di Ercolini di scoprire quante strade, piazze, giardini e altri luoghi urbani in Italia siano intitolati a donne. Dopo una dettagliata analisi è emerso, come potete immaginare, che sono davvero pochi, all’incirca il 4 – 5% in valore assoluto e 8 su 100 nel rapporto M/F. Per questo il nostro gruppo, che in questi anni è cresciuto in modo esponenziale espandendosi anche all’estero, preme ininterrottamente e instancabilmente sulle amministrazioni locali affinché sempre più luoghi urbani siano dedicati a donne.

  • Il tuo primo libro “Camicette Bianche”, edito da Navarra come questa tua seconda opera, nasce come dichiari tu, da un atto d’amore “…amore verso le giovani vite spezzate che trovarono la morte in modo così terribile e quasi del tutto dimenticate. Amore per i migranti di tutti i tempi e di tutti i mari per ricordare che i confini sono solo delle invenzioni umane e che la Terra appartiene a tutti. Amore per tutte le donne che hanno lottato con tenacia per migliorare il mondo. Amore per tutti quelli che alimentano la fiamma del ricordo affinché il passato possa servire per migliorare il presente. Amore per la giustizia ma anche amore per il perdono affinché l’odio non prevalga mai e non soffochi la nostra umanità. Amore per tutte le donne ultime fra gli ultimi, vittime di quotidiana violenza e discriminazione”: parlaci di questa tua opera

 

  • “Camicette bianche racconta la tragedia che avvenne a New York il 25 marzo del 1911, quando in una fabbrica che produceva camicette si sviluppò un incendio che uccise ben 129 operaie emigrate. Di queste 38 erano italiane e dopo le mie ricerche possiamo oggi affermare con certezza che 24 erano migrate dalla Sicilia, 5 dalla puglia, 2 dalla Basilicata e una dalla Campania. Delle altre sei, purtroppo, non sono riuscita a conoscerne nè la provenienza nè la storia. Questo è uno degli eventi che si ricordano l’otto marzo, giornata internazionale della donna, anche se è importante puntualizzare che quella è una data convenzionale che ricorda vari eventi tutti collegati all’emancipazione delle donne e all’acquisizione dei loro diritti di lavoratrici in varie parti del mondo, dagli Stati uniti alla Russia, all’incirca dal 1907 in poi. Camicette Bianche racconta anche come quel sacrificio non fu vano, dato che tante altre donne iniziarono a lottare per ottenere misure di sicurezza adeguate nei luoghi di lavoro, salari più consoni al lavoro svolto e furono conquiste tutte ottenute dalle donne. Il libro racconta le “piccole storie” delle vittime che s’intrecciano alle “storie più grandi” dell’emigrazione e delle lotte sindacali. Con Camicette bianche ho voluto ridare dignità storica alle loro figure, poichè sentivo che erano state uccise due volte: dal fuoco e dall’oblio in cui erano cadute. Ritengo che questa storia possa essere un monito per le nuove generazioni per capire che nessuna ricchezza, nessun profitto è lecito, quando si ottiene calpestando i diritti umani altrui.
  • Sei siciliana come me e ami viaggiare, il tuo sogno, come hai dichiarato in una recente intervista, è vivere tutti in un mondo senza confini: quanto la tua sicilianità ha influenzato il tuo percorso di toponomasta e di scrittrice?

 

  • Penso ben poco, non mi sono mai sentita ancorata ad una terra e preferisco pensarmi “cittadina del mondo”
  • Di “Le Mille. I primati delle donne”, la tua opera più recente, mi permetto di dire due parole visto che ne sono una delle coautrici

 

  • Mille donne sono tante quando devono essere riunite in un’unica opera. Mille donne sono poche quando ci si rende conto che altre mille e mille ancora ne esistono ed a loro non viene dato il giusto tributo. Hanno sfidato con coraggio pregiudizi e tabù, si sono imposte con intelligenza e spesso con ironia. Si sono mosse nello scenario della Storia con determinazione e audacia”: ecco cosa scrivi nella tua splendida, emozionante introduzione preceduta da una altrettanto appassionante prefazione dell’attuale ministra dell’istruzione Valeria Fedeli. Hai deciso di suddividere le Mille in ventisei capitoli in base ai loro primati e hai aggiunto anche due capitoli finali che hai intitolato “primati vari” perché alcune di loro avevano più di un primato e non potevano quindi essere inserite nei capitoli settoriali, e “le donne non si toccano: le bugie delle mafie” per farci sapere chi siano state le prime donne vittime della mafia. Questo libro come scrivi nella tua nota iniziale “è il frutto della ricerca, durata quasi quattro anni, di associate e associati a Toponomastica Femminile…il linguaggio utilizzato…è rispettoso del genere e dunque nell’uso corretto della lingua italiana, mansioni e incarichi sono declinati al femminile…che il loro esempio e la loro vita possano accompagnare le giovani di oggi verso l’obiettivo di una parità sostanziale tra i due sessi…”: ci auguriamo che questa nostra opera possa entrare nelle scuole di ogni ordine e grado perché le Mille diventino sempre di più.
  • Hai già in cantiere un nuovo libro sempre dedicato alle donne?

 

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