via della donna visibile, di Alessandra Palmitesta

Viale Domenico Bolognesi, Via Girolamo Orsi, Via Alberto Massone e Via Giuseppe Petroni sono alcune delle vie in cui ho preso casa negli ultimi dieci anni.

A chi può interessare questo elenco di strade? Perdonate il riferimento biografico. In effetti è una lista di scarsa utilità e in apparenza banale, permettetemi però di darvi qualche altra indicazione.

In una mia tranquilla giornata da universitaria, ad esempio, uscivo di casa in Via Girolamo Orsi, andavo in facoltà in Via Giacomo della Torre, la sera incontravo i miei amici in Piazza Aurelio Saffi e insieme andavamo in qualche locale in Via Giuseppe Garibaldi.

Ora dovrebbe essere un po’ più chiaro, queste brevi righe ci sottopongono un dato limpido: le vie citate sono tutte intitolate a uomini.

La mia esperienza non è un’eccezione. Le statistiche confermano che in Italia circa il 3% delle strade è dedicato a donne e, di queste, la larga maggioranza sono figure religiose.

Riflettendo su questa minuscola percentuale, è probabile che ciascuno di noi per interi anni – e chissà, forse nell’arco dell’intera vita- non abbia posato un solo passo su una via, una piazza, un luogo urbano dedicato a una donna.

E’ una condizione inaccettabile perché il mosaico di personalità che hanno dato lustro al nostro Paese è fatto sia di donne che di uomini ma, banalmente, delle donne se ne parla meno.

Il lavoro femminile ha tessuto la fitta trama della nostra società con sforzi quasi sempre resi invisibili e subalterni, tanto che ci sono stati consegnati racconti e immagini di una storia incompiuta.

I nomi delle vie occupano uno spazio simbolico della società e oggi rappresentano la narrazione della storia scritta dagli uomini. La storia fatta dalle donne, al contrario, è oscurata, minimizzata e largamente inespressa, come sui libri così nei luoghi urbani.

Se leggessimo le strade come un libro di storia crederemmo che l’Italia abbia dato luce quasi esclusivamente a uomini e quelle poche donne apparse siano state solo sante.

Se l’intitolazione delle strade deve rispettare l’identità della comunità locale, allora come si può sopprimere così sfacciatamente la presenza e il contributo delle donne, ossia metà della popolazione?

Non si tratta, quindi, solo di una questione formale: è davvero necessario che più vie vengano intitolate a figure femminili.

E’ fondamentale ricordare che la manifestazione del potere s’innerva anche attraverso le strade, le piazze e i monumenti che ci circondano e che attraversiamo. E’ perciò doveroso che il potere femminile si insedi anche lì, per dare testimonianza delle vite e delle battaglie di tante donne.

Cosa è stato fatto finora?

Di questa palese discriminazione di genere se n’è accorta pochi anni fa Maria Pia Ercolini, fondatrice e presidente dell’associazione Toponomastica Femminile, “con l’idea di impostare ricerche, pubblicare dati e fare pressioni su ogni singolo territorio affinché strade, piazze, giardini e luoghi urbani in senso lato, siano dedicati alle donne per compensare l’evidente sessismo che caratterizza l’attuale odonomastica (branca della toponomastica)“.

L’associazione ha effettuato un censimento per ogni comune d’Italia (accessibile sul sito web) insieme a numerose iniziative, tra cui la campagna per la memoria femminile intitolata “8 marzo 3 donne 3 strade”, che invita i sindaci a dedicare tre strade a tre donne, una di rilevanza locale, una di rilevanza nazionale e una straniera.

Quale può essere il nostro contributo? Scriviamo ai nostri sindaci e invitiamoli ad aderire alla campagna.

Non sarebbe giusto e incoraggiante se una ragazza abitasse in Via Claudia Ruggerini, andasse in biblioteca in Via Astrid Lindgren e guardasse le stelle la notte in Piazza Margherita Hack?

Per una giovane donna è difficile credere di poter cambiare il mondo se nulla intorno a lei sembra ricordarle che è già stato possibile, che un cammino è già incominciato, che le tracce sono sulla sua strada.

https://ledonnevisibili.wordpress.com/2017/03/30/via-della-donna-visibile/

Annunci