accadde…oggi: nel 1427 nasce Lucrezia Tornabuoni, di Livia Cruciani

Dopo un breve esilio, nel 1434 Cosimo de’ Medici rientra nella città di Firenze. Un rimpatrio che è stato possibile grazie all’aiuto delle nobili famiglie fiorentine, prima fra tutte quella dei Tornabuoni.
I Medici non possono permettersi di essere ingrati verso di loro, occorre stringere alleanze, avere salde amicizie ma, ancora meglio, avere buone parentele. I matrimoni sono contratti preziosi in queste occasioni, anzi sono fondamentali: un uomo può accrescere il proprio prestigio se sposa una giovane donna di buona famiglia. Questo i Medici lo sanno bene, lo sapevano bene Giovanni, quando ha sposato Piccarda Bueri, e Cosimo quando si è unito a Contessina de’ Bardi.
Il 1444 è l’anno di Piero, allora ventottenne, a cui viene data in moglie Lucrezia Tornabuoni, nata nel 1425. Un’unione politicamente perfetta che non tarderà a dare i suoi frutti. E non solo. Un connubio vitale anche per la cultura: Piero è un umanista e un mecenate, Lucrezia scrive poesie ed è amica dei grandi letterati del tempo. La loro casa è visitata da Leon Battista Alberti, Agnolo Poliziano e Luigi Pulci. I figli devono avere la migliore istruzione possibile: il loro precettore è l’eclettico umanista Marsilio Ficino, che li introduce alla filosofia, alla storia e allo studio dell’antichità; ma è la stessa Lucrezia che insegna loro Ovidio, Cicerone, Orazio e tutta la letteratura latina.

Non mancano i pittori: forse è suo il profilo in Ritratto di giovane donna di Botticelli ed è probabilmente lei la terza donna sulla destra, la più anziana, che precede la portatrice del canestro di frutta nell’affresco del Ghirlandaio La nascita di San Giovanni Battista, dipinto su commissione di Giovanni Tornabuoni nella cappella della famiglia in Santa Maria Novella. Siamo tra il 1486 e il 1490, Lucrezia è scomparsa da qualche anno ma non è scomparso il ricordo che si serba di lei.
Non è bella, questo lo si vede chiaramente: incarnato spento, occhi sporgenti, naso aquilino. Ma è colta e intelligente, “vetus, non pulcra” dicono i letterati del tempo, degna di ammirazione. È proprio lei la donna che viene ricordata nel XXVIII canto del Morgante, è lei ad aver commissionato il poema ed è sempre lei che il poeta immagina assisa in Cielo.

Nell’era d’oro di Firenze, Lucrezia è la patrona delle arti e degli artisti e lei stessa ama considerarsi una di loro e scrivere poemi sacri, inni, sonetti, come farà anche il suo primogenito Lorenzo detto il Magnifico: dopotutto buon sangue non mente e tale madre, tale figlio.
Il vero capolavoro politico di questa donna, che agisce per conto della casata Medici ma che non cancella il suo cognome Tornabuoni, è il matrimonio che progetta per il suo erede Lorenzo.
Degna di nota la sua lungimiranza: Lucrezia ha chiaro in mente che bisogna uscire al di fuori delle mura di Firenze e allargarsi verso la città del papato. Il grande potere è lì.
Se il matrimonio è in primo luogo un’unione politica allora si deve valutare attentamente la sposa.
Una visita a Roma nel 1467 è un’ottima occasione per guardarsi intorno. La scelta della giusta moglie per Lorenzo è documentata dalle lettere che Lucrezia manda al marito: mentre Piero è costretto a letto per le sue malattie lei, come sua consorte, gode di una libertà di azione notevole per il tempo.

Per valutare la favorita mette in atto una vera e propria trattativa che evidenzia le sue doti di buona mercante, prerogativa di tutta la famiglia Medici non solo del lato maschile.
Della futura nuora (“di ricipiente grandezza e bianca”) valuta i capelli, che sono scuri, il viso rotondo (“la faccia del viso fende un po’ tondetta, ma non mi dispiace”), il seno che non si riesce a vedere bene chiuso com’è tra gli abiti (“perché useno ire tutte turate”), ma che a Lucrezia sembra abbastanza florido. In fondo i matrimoni servono a generare la prole, la forza della famiglia proiettata nel futuro è garantita da corpi femminili giovani e forti capaci di generare.
Lucrezia al marito parla anche del portamento (“hai dolce maniera … di gran modesta”) e del carattere un po’ vergognoso della fanciulla prescelta; ma sono la nobiltà della famiglia e la cospicua dote ad avere un ruolo centrale e la ragazza è una Orsini, Clarice. Dalle lettere scritte emergono le dinamiche di una vera e propria contrattazione, precisa fin nei minimi particolari. Quale occhio può essere più attento di quello di una madre che sceglie la sua futura nuora e che sa guardare lontano, là dove nessuno riesce? Così finalmente, nel 1468, si celebra per procura il matrimonio tra Lorenzo e Clarice Orsini.
Piero, chiamato il Gottoso a causa della sua salute cagionevole, muore l’anno successivo e Lucrezia si dedica in quest’ultimo periodo della sua vita a seguire da vicino gli affari di Stato e della famiglia al fianco del primogenito, allora solo ventenne. Dimostra di essere una donna istruita non solo nelle lettere: crea affari, compra terreni, possiede rendite proprie. Gestisce il patrimonio familiare in maniera ferrea e risoluta, così da passarlo praticamente intatto nelle mani di Lorenzo.

Fatica vana: la banca scomparirà qualche anno dopo per la cattiva amministrazione. Riserva il suo tempo a occuparsi della beneficenza, diventando un punto di riferimento nella città, elargisce denaro e finanzia artigiani, mercanti, chiese e conventi. Perché da esperta imprenditrice sa che “quello che è bene per Firenze e la Toscana, lo è anche per la famiglia Medici”, lo ha imparato da Cosimo, il suocero.
Lucrezia si spegne nel marzo del 1482, quattro anni dopo l’attentato ai suoi figli passato alla storia come La congiura dei Pazzi, dove Giuliano è stato ucciso e Lorenzo si è salvato per miracolo.

http://www.dols.it/2016/11/18/le-donne-di-casa-medici-ii-lucrezia-tornabuoni/

https://ilcalendariodelledonne.wordpress.com/2017/04/15/donne-italiane-nate-a-giugno/

https://it.wikipedia.org/wiki/Lucrezia_Tornabuoni

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