accadde…oggi: nel 1883 nasce Ol´ga Resnevič Signorelli

Luogo e data di nascita: Jaunsvirlaukas (Neubergfried, Lettonia), 27.7 (8. 8) 1883
Luogo e data di morte: Roma, 17 dicembre 1973
Professione: medico, giornalista, traduttrice e scrittrice
Residenza: Roma, Via XX settembre 68, Via Corsini 12

Nel 1902 si reca in Svizzera per compiere gli studi di medicina presso l’università di Berna. I documenti relativi a quell’epoca riportano il nome di Malvina Ol’ga Resnevič (Resnais), figlia di Adolfo Resnais. Nel 1904 si trasferisce in Italia, dove continua gli studi di medicina a Siena, e, a partire dal 1906, a Roma, dove si laurea nel 1908. Già negli anni senesi conosce il dottor Angelo Signorelli (1876-1952), che diventerà uno dei medici più in vista della capitale; ben presto i due annunciano “la loro unione”, da cui nascono tre figlie: Maria (1908-1992), che sarebbe divenuta una famosa scenografa e burattinaia, Elena (1910-2005), che avrebbe seguito la professione medica dei genitori e Vera (1911-2004), futura letterata.
Sin dal suo trasferimento a Roma, Ol’ga Signorelli entra in contatto con alcune personalità della comunità russa della capitale, prima fra tutte Ekaterina Botkina, vedova del celebre medico S. P. Botkin, amica di Gor’kij, arrivata in Italia alla fine del 1907. A casa di E. Botkina, promotrice di numerose iniziative umanitarie, conosce il gruppo di intellettuali e medici, di cui facevano parte Sibilla Aleramo, Giovanni Cena, Alessandro Marcucci e Angelo Celli, che svolgono opera di assistenza sanitaria e sociale alle popolazioni dell’Agro Romano (in quegli anni sono molto attivi i contatti di Cena e dell’Aleramo con Gor’kij e anche quest’ultimo collabora a quell’impresa) e si unisce alle loro spedizioni domenicali nelle campagne afflitte dalla miseria e dalla malattia. Quell’esperienza consolida l’amicizia di Ol’ga Signorelli con Sibilla Aleramo, che dura ininterrotta sino alla morte della scrittrice.
Nel gennaio 1909 i Signorelli conoscono la principessa Nadežda Šachovskaja, moglie dell’archeologo tedesco Wolfang Helbig, che affida loro la direzione dell’ambulatorio per bambini poveri di via Morosini, da lei fondato nel popoloso e misero rione di Trastevere. È proprio Nadine Helbig a introdurre i Signorelli, che nel frattempo si erano trasferiti nella casa di via XX Settembre 68, nell’ambiente cosmopolita di Roma.
Negli anni tra le due guerre la loro casa diventa uno dei centri più animati e raffinati della vita artistica e culturale della capitale, dove si danno convegno pittori, letterati, musicisti e artisti, italiani e stranieri. Anche se l’esercizio della professione medica occupa in quegli anni gran parte del suo tempo (dal 1916 al 1919 dirige anche il dispensario antitubercolare “Regina Elena”), Ol’ga Signorelli riesce a seguire assiduamente l’evoluzione della letteratura russa, di cui riceve regolarmente notizie e testi grazie alla sollecitudine di amici russi e tedeschi. Preziose sono al riguardo le informazioni fornitele da Andrea Caffi, figura di grande interesse nella storia dei rapporti tra Russia e Italia.
Altrettanto vivo è l’interesse di Ol’ga Signorelli per le lettere italiane, rafforzato dalla conoscenza personale e dall’amicizia con i maggiori rappresentanti della cultura letteraria italiana del primo Novecento. Risale al 1908, all’inizio dell’esperienza vociana, la conoscenza con Giuseppe Prezzolini, che si estende negli anni successivi ai più significativi collaboratori della rivista, primo fra tutti Giovanni Papini. Tra gli amici e i conoscenti dei coniugi Signorelli si ritrovano quasi tutti i maggiori collaboratori de “La Voce”: Ardengo Soffici, Emilio Cecchi, Corrado Govoni, Arturo Onofri, Clemente Rebora, Vincenzo Cardarelli, Giuseppe Ungaretti, Scipio Slataper, Giani Stuparich, Giovanni Amendola.
Contemporaneamente Angelo Signorelli, uomo di vasta cultura, grande appassionato di pittura e collezionista raffinato, segue con particolare attenzione e con spirito da mecenate gli esordi di Felice Carena, Armando Spadini, Ferruccio Ferrazzi, Riccardo Francalancia. Qualche anno più tardi Giorgio De Chirico, Alberto Savinio e Filippo De Pisis saranno ospiti assidui dei Signorelli, che in tempi diversi sono in contatto anche con Fortunato Depero, Antonio Donghi e altri ancora.
Una sera la settimana nella casa di via XX Settembre si svolgono serate musicali con la partecipazione di concertisti di talento, tra cui il pianista e compositore Alfredo Casella, il violoncellista Livio Boni, i violinisti Arrigo Serato, Mario Corti e Giulio Natale. Altri ospiti della casa sono Filippo Tommaso Marinetti, Luigi Pirandello, Riccardo Bacchelli, Giuseppe Antonio Borgese, Anton Giulio Bragaglia. A uno di questi intrattenimenti musicali, il 3 marzo 1915, Giovanni Cena accompagna Eleonora Duse: è l’inizio di un decennale intenso sodalizio, interrotto solo dalla morte dell’attrice.
Tra i contatti e le amicizie di Ol’ga Signorelli non mancano i russi legati al mondo dell’arte, che vivono in Italia o che si trovano a soggiornare nella capitale. Nell’ottobre del 1916 arrivano a Roma S. P. Djagilev con il coreografo L. F. Mjasin, i pittori M. F. Larionov e N. S. Gončarova, incaricati di allestire scene e costumi del balletto Russkie skazki (Contes russes) e S. L. Grigor’ev, amministratore dei Ballets Russes. Djagilev affida a Ol’ga la mansione di medico della compagnia che la mette in contatto con tutti gli artisti dei Ballets Russes, ma è soprattutto con Michail Larionov e Natalija Gončarova che i coniugi Signorelli stringono un’amicizia destinata a durare nel tempo. I due pittori frequentano a casa Signorelli Papini, Cardarelli, Spadini, Casella.
Dopo la rivoluzione bolscevica, si stabiliscono a Roma molti rappresentanti dell’intelligencija e della nobiltà russa; tra questi O. Signorelli ricorda nelle sue memorie la principessa Zinaida e il giovane Feliks Jusupov.
Negli anni dell’immediato dopoguerra sono da segnalare i contatti di Angelo e Ol’ga Signorelli con Umberto Zanotti Bianco e la loro partecipazione a numerose iniziative di sostegno agli intellettuali russi intraprese da quest’ultimo.
Finita la guerra e tornato Angelo Signorelli dal fronte, Ol’ga si allontana sempre più dalla professione medica, fino ad abbandonarla del tutto. L’attività di traduttrice, che svolge di lì in avanti con alterno impegno, inizia proprio dalla collaborazione alla rivista di Zanotti “La voce dei popoli”, dove pubblica un saggio di Berdjaev. Nel 1920 collabora alla nuova rivista di Ettore Lo Gatto “Russia”, con traduzioni di vari autori e saggi. Ai primi anni Venti risalgono inoltre alcune delle traduzioni più impegnative, tra cui La Steppa di Čechov, pubblicata dalla casa editrice “La Voce” nel 1920: la novella suscita vasta eco e occupa un posto importante nella diffusione della conoscenza di Čechov in Italia. Giuseppe Prezzolini, allora direttore de “La Voce”, ne cura la redazione. Tuttavia lo scrittore cui O. Signorelli dedica in quegli anni l’impegno maggiore, sia per interesse personale, sia perché sollecitata a farlo da quello più generale della cultura italiana dell’epoca, è sicuramente Dostoevskij, di cui pubblica nel 1921 Cuor debole e Il piccolo eroe e nel 1928 Gli ossessi e una scelta di lettere.
Sul finire degli anni Venti e agli inizi degli anni Trenta prendono il via altri progetti di traduzione: un’antologia di prosa di autori sovietici per l'”Italiano” di Longanesi, la traduzione della Corrispondenza da un angolo all’altro di Vjačeslav Ivanov e Michail Geršenzon.
Ol’ga Signorelli stringe rapporti cordiali con molti russi che soggiornarono in Italia. Tra questi le figure di maggior spicco sono sicuramente A. M. Gor’kij e Vjačeslav Ivanov.
I contatti con Gor’kij iniziano nel settembre 1924, alcuni mesi dopo l’arrivo dello scrittore a Sorrento, e per i primi tempi si limitano alla richiesta da parte di quest’ultimo alla Signorelli di sollecitare presso le autorità italiane il rilascio dei visti per alcuni suoi amici, tra cui Vladislav Chodasevič, Nina Berberova, Valentina Chodasevič e altri. Ben presto Ol’ga diventa intima di tutti i familiari e gli ospiti fissi dello scrittore (che la consiglia anche sulle opere da tradurre), in particolar modo di Nadežda Alekseevna Peškova (Timoša), nuora di Gor’kij, e di Ekaterina Peškova, la prima moglie, che di tanto in tanto fa la sua comparsa a Sorrento; intrattiene rapporti cordiali anche con la segretaria di Gor’kij, Marija Ignat’evna Budberg. Ol’ga è più volte a Sorrento da Gor’kij e frequenti sono le visite in casa Signorelli dei familiari e degli amici di Gor’kij di passaggio a Roma. Tra questi la pittrice Valentina Chodasevič, con la quale stringe rapporti amichevoli e che presenta a Pirandello. Tra le amicizie più durature che Ol’ga Signorelli stringe con i rappresentanti della cultura russa in Italia vi è sicuramente quella con Vjačeslav Ivanov, che le era stato presentato da Pavel Muratov poco dopo l’arrivo a Roma. Nell’Archivio Signorelli alla Fondazione Cini si conservano numerose lettere di entrambi.
L’amicizia per Eleonora Duse alimenta l’attrazione di Ol’ga per il teatro. La tournée dei Ballets Russes di Djagilev del 1917, l’incontro con V. E. Mejerchol’d nel 1925, l’amicizia con Gordon Craig, Tairov, la conoscenza personale con Stanislavskij, l’amicizia con il coreografo Aurel Milloss, costituiscono gli episodi più rilevanti del suo costante interesse per il mondo teatrale.
Nell’estate 1925 Mejerchol’d e la moglie Zinaida Raich vengono in Italia in viaggio ufficiale. Al regista interessa l’attività del Teatro d’arte diretto da Pirandello, a cui collaborano in quel periodo anche Valentina Chodasevič e un suo ex-allievo, Georgij Krol‘, regista teatrale e cinematografico. Quando Mejerchol’d viene a sapere dell’amicizia di Ol’ga per la Duse (sulla quale già nel 1924 dà alle stampe il suo primo scritto), le suggerisce di scrivere una biografia da inserire nella collana di vite di artisti illustri per la casa editrice del suo teatro. Nasce così la prima idea del libro sulla Duse, a cui O. Signorelli lavorerà a lungo, con varie vicissitudini, sino alla prima edizione del 1938.
Nell’estate 1932, a Badenweiler, conosce Stanislavskij. Lo rivede poi alcune volte a Nizza nella primavera 1934. Da questi incontri nasce il progetto, inattuato, di tradurre La mia vita nell’arte.
Nell’ottobre 1934, al Convegno Volta sul teatro drammatico, O. Signorelli rivede anche Gordon Craig, presentatole poco tempo prima a Genova da Henry Furst: ne nasce, anche questa volta, una lunga e intensa amicizia. In quell’occasione fa da tramite tra Craig e il regista Aleksandr Tairov, direttore del Kamernyj Teatr di Mosca, e collabora all’organizzazione del viaggio del regista inglese in Russia nel marzo del 1935.
Il legame più intenso e spiritualmente fecondo dell’ultima parte della vita di Olga Signorelli è quello con Milloss (1906-1988): iniziato nel 1943, questo intensissimo sodalizio umano e intellettuale accompagna la vita dei due fino alla morte di Ol’ga. Sotto l’influsso del celebre coreografo ungherese Ol’ga prende ad interessarsi vivamente di danza moderna e dedica al balletto una serie di articoli, per lo più pubblicati sulla «Fiera letteraria» tra il 1946 e il 1955.
Alla metà degli anni ’60, su sollecitazione di Franco Antonicelli, Signorelli inizia la stesura delle proprie memorie, concepite come una serie di ritratti dei numerosi celebri personaggi da lei incontrati. Le memorie (conservate nell’archivio privato presso gli eredi) probabilmente non sono state redatte personalmente ma dettate e hanno nel loro complesso una forma frammentaria e non definitiva. In parte sono state pubblicate post mortem dalla figlia Maria in forma di singoli “medaglioni” e in parte sono tuttora inedite.
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