accadde…oggi: nel 1917 nasce Vivi Gioi

Vittorio De Sica l’aveva scoperta durante una recita di beneficenza, sul finire degli anni Trenta. Viviana Trumpy, classe 1917, norvegese da parte di padre, portava con disinvoltura una bellezza da indossatrice. Bionda, snella, altissima. Si trasformerà prima in Vivien Diesca, anagramma di De Sica. Poi in Vivi Gioi.

Il suo esordio nel cinema risale al 1936, con Ma non è una cosa seria, di Mario Camerini. A consacrarla, però, è Camillo Mastrocinque in Bionda sottochiave (1939). La Gioi viene catapultata nella commedia dei telefoni bianchi. Film allegri e senza pretese, confezionati su misura per esaltare il fascino dell’attrice di turno. Un filone che ogni anno sforna nuove, aspiranti dive. La concorrenza è forte, ma Vivi riesce a liberarsi presto dalle briglie dell’anonimato. In Bengasi (1942), di Augusto Genina, è chiamata per la prima volta a interpretare un ruolo drammatico. Il risultato è sorprendente: la carriera della bionda star è a una svolta. Nel 1947, la consacrazione: la sgradevole collaborazionista Daniela, tratteggiata con superba maestria in Caccia tragica, di Giuseppe De Santis, vale un Nastro d’Argento come migliore non protagonista. Per la Gioi sono anni di grandi soddisfazioni.

Eppure, nel momento di  massima celebrità, il cinema inizia a metterla in disparte. Lei ripara sul teatro, dove viene diretta da Luchino Visconti e Guido Salvini. Saluta lo schermo. Tornerà davanti alla macchina da presa soltanto in poche occasioni: nello storico Il processo di Verona (1963), di Carlo Lizzani, è un’intensa Rachele Mussolini.

Mai dimenticata, muore a Fregene nel luglio 1975. Ad appena 58 anni.

https://italianstardust.wordpress.com/2010/03/21/vivi-gioi-la-diva-bionda-dei-telefoni-bianchi/

Annunci