Candidaneve coi canonici corti

candidaneve crudelia

Questa fiaba – tautogramma in C mi è stata segnalata da una mia allieva, Miriam, che ringrazio; l’ha trovata sul web e le è piaciuta così tanto che me l’ha mandata; la pubblico perché, ormai lo sapete, adoro i tautogrammi…

Contasi che castellana coronata consumavasi con continui crucci: “Che condizione crudele” commiseràvasi, cupida concepire cittino che crescesse contento, conferendole consolazione, comunicandole calore. Capitò casualmente che certo corto corpuscolo cromato con cui costei cuciva colpissene cute, conficcandovisi. Conseguentemente, colò coagulo carminio. Contemplandolo, così commentò: “Cielo, concedimi concepire creaturina carina, col colorito chermisino come codesto coagulo, colla carnagione chiara come certe cime coperte con candida coltre, coi capelli corvini”. Così concepì cittina, che chiamò Candidaneve. Come cresceva compita, Candidaneve! Correva, cantava, coglieva crochi, carezzava cavalli, cagnolini, con cuore coraggioso, carattere cordiale. Cotanta contentezza cessò celermente, ché colei che concepì Candidaneve crepò.

Calamità colossale! Consorte coronato considerò conveniente coniugarsi con certa castellana che conosceva. Codesta consorte comportavasi crudelmente con Candidaneve, così consentitemi chiamarla Crudelia. Covava cupe cogitazioni, cospirava contro colei che credeva colpevole, ché Candidaneve, con castissimo charme, catturava consensi, carezze, complimenti, conquistando chiunque. Crudelia, con cadenza cotidiana, consultavasi con certo chiacchierone consigliere catarifrangente, che coltivava curiose capacità chiaroveggenti. Chiedevagli: “Confrontaci, consigliere cristallino. Chi consideri carina? Candidaneve? Crudelia? Chi?”. Costui concludeva, caustico: “Candidaneve, certamente!”. Così Crudelia chiamò cacciatore, comandandogli: “Conduci Candidaneve col cavallo; colpiscila, così creperà; cavane cuore col coltello. Capito?”.

Costretto, cacciatore condiscende. Chiama Candidaneve che, coltolo col coltello, capisce, cade carponi, chiedendo compassione. Costui commosso cede. “Come cavarmela con Crudelia?” chiedesi. “Certo…! Carpirò cerbiatto, caveronne cuore, così costei crederà Candidaneve crepata. Corri celere, Candidaneve! Corri, corri!”. Candidaneve corre come capriolo, confusa, costernata: “Come camperò?”.

Cammina cammina, che càpita? Costì compare casupola col comignolo corto corto, col cancelletto cigolante. Curiosa, Candidaneve chiede: “Compermesso?”. Che calduccio confortevole, colà! Ciocchi caldi che crepitano, ciotoline colme con carne cotta contornata con cicoria, cavoletti, caldarroste, croccante castagnaccio… Candidaneve, cibatasene copiosamente, coricasi contenta. Come cancelletto cigola, cessa crogiolarsi: compaiono certi corti cosini, con curiosi copricapi conici color chermisi, che chiedonle:

“Che cosa combini costì? Chi cerchi?”

“Come chiamatevi?”

“Chiamanci Canonici Corti, cara.”

“Canonici?”

“Contaci: capirai che ci compete chiamarci così, ché corrispondiamo con certe cose che comunemente consideransi canoniche: cattiverie capitali, concessioni celestiali, considerevoli costruzioni classiche come certo ciclopico Colosso…”. Candidaneve capisce così così codesto criptico chiarimento, comunque contagli ciascuna circostanza capitatale. Canonici Corti capiscono che costei cerca comprensione, compagnia. Così comincia convivenza: Candidaneve compra cibo, cucina, cuce calzini, camicine, cappellini, canticchiando come cinciallegra; Canonici Corti cavano costosi cristalli, come corniola, calcedonio ceruleo, carbonio cristallino, colmandone colossali carriole.

Contemporaneamente, Crudelia continuava consuete conversazioni col consigliere catarifrangente. Consultato, costui comunicò che Candidaneve campava contenta coi Canonici Corti. Che colpo! Crudelia concerta come colpire con certezza: come camaleonte, cambiasi connotati, combinandosi come canuta contadina con cesto contenente cachi cosparsi con cicuta. Circuisce Candidaneve, che ci casca: convintasi, compra caco; cibatasene, cade cianotica. Compiuto cotale cinico crimine, Crudelia corre contenta. Come cambiarono colore, cari Canonici Corti, con Candidaneve così conciata! Chiamaronla costernati: “Candidaneve, Candidaneve!”. Chetatisi, costruirono capace cassetta col coperchio cristallino: “Così chiunque contemplerà con cristiana compassione codesto caro corpicino”, consolàvansi.

Capitò che certo castellano, chiamato Conte Celeste, cavalcasse colà cacciando coi compagni. Contemplata Candidaneve chiusa costì, colpitone, conferì coi Canonici Corti: “Cari Corti, concedetemi condurre costei colla carrozza, ché cuore comàndamelo”. Commossi, costoro consentirono. Con corde, con chiodi, caricarono codesta cassa che conteneva Candidaneve. Ci credereste che cosa capitò? Carrozza, correndo, caracollò, cosicché cadde caco che, con cicuta, contaminava Candidaneve, causandone collasso; contemporaneamente, cessò catalessi: costei, colorendosi celermente come carnoso ciclamino, chiese, calma calma: “Che càpita?”. Che commozione! Conte Celeste, cavallerescamente, corteggia Candidaneve; costei corrisponde, considerandolo carino. Coccolandosi come colombi, concludono che conviene congiungersi coniugalmente. Che cerimonia! Cinquecento convitati (Canonici Corti compresi), calici colmi con champagne, confetti, cavalli, carrozze, crinoline… ciascuno complimentasi con Candidaneve, corrusca come cometa.

Crudelia, conosciuto ciò che capitava, choccata, crepò.

Così concludiamo come conviene: cattiveria castigata; cuore candido, coraggio, costanza compensati col centuplo.