Alice underground, regia di Elena Dragonetti, al teatro Gustavo Modena, recensione di Daniela Domenici

foto dell’autrice ai saluti finali

Applausi scroscianti, calorosi e ininterrotti sono stati tributati dalla platea e dai palchi del teatro Gustavo Modena alle bravissime detenute-attrici che per la prima volta sono uscite dal carcere di Pontedecimo per mettere in scena “Alice underground” magicamente diretto dalla regista Elena Dragonetti all’interno del progetto nazionale “Per aspera ad astra”.

Lo spettacolo è liberamente ispirato ad Alice di Lewis Carroll e così ne parla Dragonetti «Entrare in carcere è un po’ come per Alice cadere nella tana del Coniglio e finire dall’altra parte del mondo. Fare teatro in carcere è restituire uno spazio là dove lo spazio si restringe. È creare le condizioni per ritrovare la propria bellezza nella creazione. È credere che il percorso artistico possa avere un valore rigenerativo per chi lo agisce e per chi vi assiste»; parole che mi trovano pienamente concorde perché sono stata, per due anni, volontaria in un carcere siciliano (su questa mia esperienza ho scritto un saggio) con l’art. 17 e docente in un altro carcere in Toscana e conosco bene l’art. 27 della nostra Costituzione che è stato citato, poco fa, sul palco.

Vorrei fare i complimenti, in primis, alle undici attrici, due delle quali, come ha detto Dragonetti, anche se erano già uscite da Pontedecimo per fine pena son volute tornare per far parte del cast; splendide le scenografie, assolutamente perfette e magiche, così come i costumi, le musiche scelte e la gestualità ad hoc e le coreografie: standing ovation!

Credo di interpretare la reazione del pubblico dicendo che sono riuscite a farci commuovere e che speriamo di poterle riapplaudire l’anno prossimo; grazie alla direttrice Penco, al personale di polizia penitenziaria e ai/lle magistrati/e di sorveglianza che hanno permesso che questo spettacolo uscisse fuori dalle mura di Pontedecimo.