accadde…oggi: nel 1921 nasce Dora Marra, di Fulvio Tessitore

Bene hanno fatto i curatori (Beth, Tarantino, Trombetta e Gatta) a raccogliere in un delizioso libriccino Croce bibliofilo (Bibliohaus 2014), arricchito da una testimonianza di Lidia Croce, alcuni scritti di Dora Marra, la fedele bibliotecaria del Filosofo e poi dell’Istituto italiano per gli studi storici dal 1947 al 1979, quando si trasferì ad Amburgo col marito Kurt Beth, senza mai dimenticare Croce, la biblioteca e Napoli. L’introduzione alla gradevole lettura non possono che essere poche righe della stessa Dora: «Tutta la biblioteca rispecchia l’opera molta e varia del Croce». «A guardare questi volumi e questi opuscoli,a volgere lo sguardo alle pareti di queste stanze adorne di curiose stampe, di quadri e di fotografie di personaggi storici, di filosofi e di poeti e anche di tanti volti amici, si ha il senso di riscoprire la storia dello svolgersi ed esplicarsi del nostro grande studioso».

È proprio così e chi come me ha conosciuto Dora, oltre 55 anni fa, quando fui borsista all’Istituto per gli studi storici fondato da Croce, deve aggiungere grato che la colta bibliotecaria era una guida nel penetrare in questa storia, quando mostrava, con sobria riservatezza, le note che Croce scriveva sui più preziosi o più significativi volumi della sua ineguagliabile biblioteca. Che è tale non per la sua consistenza (quasi 100 mila volumi ed estratti),perché ha ragione Antonello Gerbi quando scrive «che i libri raccolti fossero 20,30,o 50 mila non importa niente. Chi ama i libri non li conta», li legge e ogni ‘pezzo’,prezioso o comune, «ha il valore,ed è il riassunto emblematico di tutta la biblioteca».

Fu così per Croce, che non comprava i libri, che pure amava e sapeva apprezzare, da bibliofilo. Egli fu tale, per ripetere una sferzante definizione di Leo Longanesi, perché era ben lontano dall’ essere un «intellettuale», ossia «colui che fa rilegare i libri che non ha letto». Croce li leggeva e come li leggeva lo ha mostrato proprio Dora Beth Marra coi suoi due volumi su La biblioteca di B. Croce. Le note autografe ai libri (editi nel 1994 da Bibliopolis, nel contesto della preziosa edizione critica delle opere del filosofo). Le testimonianze della Marra e di altri conoscitori di Croce e della sua biblioteca (da Gino Doria ad Antonello Gerbi, da Raffaele Mattioli a Elena Croce, tutti ricordati nel libriccino di cui sto parlando) trovano conferma negli importanti 6 volumi dei Taccuini di lavoro, che Alda Croce mi donò al loro apparire scrivendo di suo pugno «per Fulvio Tessitore» sull’esemplare n. 52 delle 500 copie stampate. La conferma non è data tanto o soltanto dal ricorrere dei volumi letti e studiati . A mio credere sta in due annotazioni, che si ripetono nella scarna notizia dello svolgersi delle giornate di studio, di letture, di scritture, di incontri e di rapporti vari. Talvolta Croce annota «perduto tempo» e, infastidito, aggiunge: «nervosità».

Mi sembra il più efficace ritratto dell’uomo insigne, che privilegiava la compagnia dei suoi libri, accuratamente cercati non solo nei cataloghi preziosi dei grandi librai antiquari che, da mezzo mondo gli scrivevano, ma, con maggiore gioia tra le bancarelle dei poveri librai napoletani, a via Foria, a Port’Alba, a San Biagio dei Librai, oggi scomparsi con le loro botteghe, talvolta simili a un antro abbellito dagli scaffali dei libri, che si alternavano alle, anch’esse scomparse, pizzerie, dove per 10 lire si poteva acquistare una pizza, da mangiare in piedi, caso mai dinanzi a una pila di libri vecchi non meno saporosi, col soccorso di una porosa carta marroncina su cui la pizza era adagiata per evitare che l’olio colante imbrattasse abiti e libri.

Questo non è solo il ricordo nostalgico di un vecchio studente, amante di libri, che tanti anch’egli ha raccolto. È il rimpianto per l’ultima Napoli cosmopolitica della gloriosa stagione crociana, di cui la Biblioteca di Palazzo Filomarino e l’Istituto che lì Croce fondò nel 1947 rappresentano uno dei pochissimi ultimi baluardi, a contrastare la Napoli attuale,sempre più involgarita, cenciaiola e strillazzera e non per colpa maggiore dei suoi popolani, più spesso delle sue «classi dirigenti», che, ahimè, non mancano di alimentarla, anche in occasione di eventi pure recenti che richiederebbero almeno un poco della sobrietà, della riservatezza, del vissuto richiamo ai valori della civile, pubblica eticità, che la biblioteca di Croce sta lì a rappresentare, nel cuore della vecchia Napoli «nobilissima».

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/arte_e_cultura/15_marzo_25/dora-marra-leggendaria-bibliotecaria-croce-16b554d4-d2e3-11e4-a98b-332413dad53e.shtml

https://it.wikipedia.org/wiki/Dora_Marra

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