accadde…oggi: nel 1862 nasce Cora Slocomb, di Geneviève Porpora

New Orleans 1862 – Roma 1944

Cora Slocomb nacque nel periodo più difficile della guerra civile americana.Era figlia unica del Capitano Cuthbert H. Slocomb e di Abbie Day, donna energica che professava il culto quacchero.
Ricevette unʼeducazione di primʼordine: allʼetà di diciotto anni parlava correntemente il francese e il tedesco, aveva fatto numerosi viaggi in Europa e si sentiva cittadina del mondo: questo spirito cosmopolita contrassegnò ogni iniziativa della sua vita.
A ventunʼanni fu ammessa alla prestigiosa Accademia di Monaco per studiare pittura sotto la guida dellʼartista di fama Frank Duvenek, originario dellʼOhio.

Lʼamore per lʼarte accompagnò Cora per tutta la vita: bellissimi sono i suoi quadri ad acquerello, i numerosissimi disegni di merletti e gli schizzi che realizzava per illustrare i romanzi che lei stessa scriveva. Nella primavera del 1887 Cora conobbe a Roma il conte Detalmo Savorgnan di Brazzà – fratello di Pietro, esploratore del Congo. Durante lʼestate annunciarono il fidanzamento e il 18 ottobre si sposarono a New York. A dicembre dello stesso anno, Cora si stabilì in Italia e avviò dal mastio dellʼantico castello di Brazzà, nel comune udinese di Moruzzo in Friuli Venezia Giulia – dove risiedeva con il marito, che avrebbe sempre sostenuto le sue scelte – una grande opera filantropica e imprenditoriale che coinvolse non solo tutte le regioni italiane, ma anche gli Stati Uniti.
Nella vicina Santa Margherita del Gruagno, sempre in comune di Moruzzo, presso Villa Miramonte, istituì la prima delle sette scuole-cooperative femminili di merletti a fuselli insediandola nella torre neogotica da lei fatta realizzare con i mattoni delle vicine fornaci. A questa prima scuola sʼispirarono le numerose altre scuole-laboratorio analoghe, a partire da quella fondata a Fagagna nel 1892 dalla sua allieva Angelica Marcuzzi, su invito del senatore Gabriele Luigi Pecile.
Le numerose scuole che nacquero su tutto il territorio nazionale, presero a modello il regolamento che la contessa Cora aveva dettato per le scuole friulane con il motto: «Fate agli altri ciò che vorreste fatto a voi».
Con lʼistituzione di queste scuole, Cora mirava a procurare lavoro alle donne indigenti, in un contesto che vedeva lʼavanzata dei grandi opifici, e il venir meno, con il progresso industriale, di quelle competenze donnesche tra cui, appunto, le arti del merletto, il ricamo e la tessitura.
Cora e Detalmo ebbero unʼunica figlia, Idanna, che sposò il Generale Giuseppe Pirzio-Biroli.
Lʼ8 settembre 1891 Cora e Detalmo organizzarono nel follador e nel parco del castello di Brazzà, la prima Esposizione Agricola Locale di Emulazione fra i Contadini per le Piccole Industrie. Ed è proprio in questʼoccasione che la cosmopolita countess istituì il Premio sulla Creatività. Grazie alla volontà dellʼarch. Roberto Pirzio-Biroli, attuale proprietario del Castello, nonché erede e pronipote dei conti Cora e Detalmo Savorgnan di Brazzà, da fine maggio 2009 è stato ripristinato il Premio Creatività e Innovazione “Cora di Brazzà” proprio negli stessi luoghi dove, il secolo scorso, si svolse la prima edizione.
Per la prima Mostra del 1891, furono coinvolti sette Comuni limitrofi di Udine allo scopo di far conoscere lo sviluppo agricolo e le principali produzioni friulane. Ciò che maggiormente attrasse lʼinteresse della folla accorsa al Castello di Brazzà, fu un gruppo di sei bambine che, con il tombolo sulle ginocchia ed i fuselli, lavoravano innanzi ad esso, lentamente, ma accuratamente, il merletto. Appena quindici giorni prima, Cora di Brazzà, aveva iniziato lʼinsegnamento dei primi punti. Ogni bambina riuscì con successo a realizzare un bel merletto con 60 fuselli. Prima della fine dellʼautunno, le sei allieve divennero circa 40 e nel giro di pochi anni si decuplicarono.
Nel 1892, a solo un anno dalla fondazione della prima scuola, un centinaio di ragazze, dai sette ai venti anni, avevano imparato lʼarte dei fuselli. Unʼampia testimonianza sullʼandamento delle scuole di merletto ci viene dallʼeconomista Vittorio Stringher, amico contemporaneo e sostenitore della contessa Cora:«Due o tre contadine adulte, costrette a starsene tappate in casa per infermità croniche, mandarono le loro bambine alla scuola di Brazzà ad apprendere il lavoro di merletto perché a loro volta lo insegnassero ad esse. Queste povere donne di guadagnano ora una quindicina di lire al mese, non sono più di peso, ma di sollievo alla loro famiglia».
Per opera di questa donna americana, intelligente, intraprendente e lungimirante, si affacciarono nella società friulana, ancora legata agli schemi feudali, quei valori del lavoro e dellʼiniziativa del singolo che tanti frutti avevano già dato nel mondo americano.
La contessa Cora non curava soltanto la parte pedagogica delle scuole, ma anche la parte tecnica e artistica. Forte di una cultura raffinata e sensibile sia al fascino del Cinquecento italiano che a quello del Liberty dʼoltralpe, seppe fondere in disegni originali lʼantico con il moderno, creando così una produzione dʼarte apprezzata in tutta Europa e soprattutto negli Stati Uniti.
Cora era convinta che lʼindipendenza economica avrebbe contribuito ad accrescere nelle donne la propria autostima, strumento necessario ed indispensabile per rivendicazioni di parità. Prima di trasferirsi in Italia, la contessa aveva già da tempo avviato in America la sua opera imprenditoriale. Durante la Grande Esposizione Universale di Chicago del 1893, dove Cora fu premiata con una medaglia dʼoro, per la collezione di antichi ricami e merletti italiani che le furono spediti dalla Regina Margherita in persona e da altre nobildonne italiane, esposti nello spazio dedicato al nostro Paese.
Dallʼintroduzione del catalogo della mostra emerge lo spirito filantropico di Cora:
«…ricordo che ogni pezzo di merletto venduto, per quanto insignificante possa sembrare, rappresenta un sicuro pasto per qualche povera e laboriosa donna o qualche bambino italiano orfano di padre».
Da qui in poi, “lʼindustria dei merletti” si estese perfezionandosi nella riproduzione delle antiche trine a fuselli e di quello policromo con fili metallici in oro e argento. Le sette scuole del “Brazzà system”, si distinsero ottenendo due medaglie dʼoro alla Grande Esposizione di Parigi del 1900 e speciali onorificenze a Londra (1904), Liegi (1905) e in altre città dʼEuropa.
Con il crescere della produzione dei merletti eseguiti dalle allieve, sempre più numerose, si presentò la difficoltà di vendere i manufatti: in Friuli, e in Italia, mancava un organismo commerciale efficiente fatto che portò, nel maggio del 1903, alla fondazione a Roma della grande cooperativa de Le Industrie Femminili Italiane (in seguito Le I.F.I.), di cui Cora Slocomb fu eletta Presidente nel corso della prima Assemblea del Consiglio di Amministrazione. Nellʼadunanza il marito Detalmo Savorgnan di Brazzà assunse la carica di segretario. La nascita della cooperativa segnò lʼapice della cosmopolita attività imprenditoriale della contessa. Le I.F.I. si organizzarono istituendo Comitati e Sottocomitati regionali, cui facevano capo le Patronesse.
La produzione dei merletti divenne un ramo importante nellʼeconomia femminile friulana. Oltre oceano, di particolare importanza, fu il Comitato-Scuola di Lavori Femminili di New York, fondato da Miss Florence Colgate e Carolina Amari, già nota in Italia per la sua scuola di ricami attiva a Trespiano, in provincia di Firenze, nonché membro del Comitato di Patronato de Le I.F.I. e collaboratrice artistica della scuola di ricami del Pischiello fondata a Passignano sul Trasimeno in provincia di Perugia, dalla Marchesa Romeyne Robert Ranieri di Sorbello. La Scuola dʼIndustrie Italiane newyorkese, come quelle fondate in Italia da Cora, aveva lo scopo di aiutare le figlie degli immigrati italiani procurando loro lavoro.
La ristampa dello Statuto del 1906 della cooperativa de Le I.F.I. elenca, tra lʼaltro, i 24 Comitati regionali italiani in cui si era organizza la cooperativa.: Ancona, Assisi, Bergamo, Brescia, Catania, Cividale, Forlì, Firenze, Legnago, Livorno, Macerata, Mantova, Messina, Napoli, Padova, Palermo, Perugia, Pisa, Rieti, Roma, Torino, Trapani, Urbino, Udine. Ars Umbra, era la denominazione del comitato regionale femminile umbro de Le I.F.I. A questi Comitati si aggiungevano i Sottocomitati regionali, e i depositi o Comitati provvisori con patronesse delegate di Venezia, Sanremo, Bologna, Abruzzo e Sardegna.
Come siano attive allʼepoca le I.F.I. in Italia lo testimonia il catalogo della grande Esposizione di Milano del 1906 dove la cooperativa espose, con grande successo, la produzione italiana di ogni Comitato, Sottocomitato e laboratorio-scuola. Il catalogo degli oggetti esposti nella mostra di Milano, corredato della storia, le origini delle tecniche di lavorazione, nonché i luoghi di provenienza dei rispettivi manufatti esposti, e salvato dal pauroso incendio che distrusse tutto il padiglione delle I.F.I., è una testimonianza importante della cultura e delle tradizioni popolari italiane del periodo.
Dai laboratori-scuole, Comitati e Sottocomitati italiani, tutti i manufatti, dopo aver fatto scalo presso i magazzini della sede principale de Le I.F.I. a Roma, erano esportati per la commercializzazione in tutto il mondo, soprattutto in America dove furono aperti punti di vendita a New York, St. Louis, Baltimora, Washington e New Orleans.
Dalle pagine di un opuscolo de Le I.F.I. datato 1914 emergono le motivazioni principali che portarono alla nascita della cooperativa:
«I risultati delle grandi esposizioni straniere, sulla fine del secolo scorso, e di quelle speciali di Roma del 1902-1903, avevano dimostrato che in Italia fiorivano ancora nelle mani femminili le gloriose tradizioni dellʼarte, ma che mancava un Istituto mercantile che sapesse raccogliere il frutto seminato in quei concorsi internazionali e guadagnarci stabili ed ampi mercati. Parecchie antiche industrie bellissime, quasi prossime a spegnersi, erano risorte per virtù di patronesse geniali ed amorevoli. A Bologna lʼarte del reticello, a Perugia lʼantica industria dei tappeti in seta a punto fiamma, a S. Miniato al Tedesco, quella delle stoffe di lino e seta a imitazione delle antiche coperte senesi, a Cigoli, a Trespiano, a Quarrata, ad Anghiari, a Savignano di Romagna rifioriva lʼindustria dei tessuti, dei tappeti, dei ricami, delle frangie, che sono sempre notevoli per unʼattraente originalità primitiva; a Burano, a Pellestrina, nel Friuli, lungo la riviera Ligure, a Cantù, a Pescocostanzo abruzzese, nella provincia di Campobasso, ad Isernia, lʼIndustria dei merletti aveva preso uno slancio da impiegare circa 20 mila operaie. Senonché il lavoro che si faceva in questi piccoli centri era poco remunerativo perché mancava uno spaccio durevole, alimentato da convenienti depositi, favorito da mezzi efficaci e costanti di diffusione.».
Sempre per incrementare l’occupazione femminile, Cora di Brazzà fondò l’Industria Giocattoli in Friuli, con sede a Fagagna. Qui erano realizzate bambole vestite con antichi costumi del folklore friulano e peluches: orsi, asini, cavalli, cammelli, pecore, caprette, cani, gatti, galline, anatre e colombe. Suoi erano i disegni, mentre i materiali erano importati dagli Stati Uniti e la manodopera era locale. La fabbrica chiuse i battenti quando scoppiò la Prima Guerra mondiale, causa la difficoltà di approvvigionamento delle stoffe.
Cora, che tanto amava il Friuli, voleva far conoscere a tutto il mondo la qualità delle maestranze locali e la specialità dei prodotti. Non si lasciò scappare, quindi, l’occasione di diffondere in tutta Europa, Pietroburgo compreso, le viole di Brazzà, bianche, doppie, profumatissime, create dal cognato Filippo di Brazzà e coltivate dalle donne del posto lungo i filari delle viti.
Anche la storia dell’industria dolciaria Delser di Martignacco è legata a Cora. Fu lei ad incentivare la produzione dei biscotti, allora una rarità sul territorio. I primi biscotti della fabbrica Delser, oblunghi ed adatti a essere inzuppati, portavano impressa la scritta “Brazzà”. La produzione dei biscotti è ripresa dal 2010.
Fra le ultime iniziative della contessa americana innamorata del Friuli, va ricordata lʼistituzione di una Scuola Estiva Internazionale di arte, musica, lingue, agricoltura, economia domestica e lavori manuali, sempre a Santa Margherita del Gruagno. Nelle intenzioni di Cora le alunne, di diversa nazionalità, dovevano incontrarsi per imparare le materie di studio e per godere di un clima salutare, di un buon cibo, di un bel paesaggio e di una piacevole compagnia. Questo ambizioso progetto non fu mai realizzato a causa di una lunga malattia che causò la scomparsa di Cora che si spense a Roma il 24 agosto 1944.
Le iniziative umanitarie di Cora, tuttavia, non si risolsero in azioni di miglioramento sociale ed economico, ma spaziarono anche nel sostegno dei diritti umani. La fine dellʼOttocento, vide impegnata Cora, infatti, in una agguerrita battaglia contro la pena di morte. Grazie ad una potente rete di amicizie, riuscì a mobilitare l’opinione pubblica americana, a far riaprire il processo e a far assolvere Maria Barbella, giovane italiana accusata di omicidio, prima donna al mondo condannata alla sedia elettrica.

È ancora attiva la proposta di intitolare la moratoria contro la pena di morte in memoria di Cora Savorgnan di Brazzà. Nel 2007 le firme raccolte erano oltre quattro milioni.

http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/cora-slocomb/

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