Angolo di mondo, di Adele Libero

Quest’angolo di mondo ch’era mio,
dove una madre m’attendeva invano,
coi capelli più bianchi e il cuore buono,
come una donna aspetta un marinaio.

Lasciai una sera che pioveva troppo,
i jeans stracciati ed i miei sogni in mano,
un po’ di polverina per star bene,
un po’ di soldi per comprare fumo.

Mangiavo pane ed insoddisfazione,
dopo gli studi oziavo nella stanza,
c’era solo da coglier pomodori
insieme agli ignoranti e agli stranieri.

Ma quella sera mi sentivo forte,
non masticavo più le caramelle,
volevo incontrare la mia stella
e farla mia in una notte brilla.

E giù al locale c’erano già tutti,
amici, spacciatori e bevitori,
ridevano del mondo ch’è distrutto
con l’ironia di chi è proprio matto.

E ci attaccammo al gioco dei bicchieri:
chi più beveva più era figo e pazzo,
chi più rideva si giocava un botto,
chi rinunciava, poi, perdeva tutto.

Così nell’alba asciutta ero cotto,
il sangue era gelato nelle vene,
avevo ancor la notte sulla bocca
e gli occhi aperti per cercar la stella.

Che più non vidi, venne la mia mamma
a prelevare questo corpo rotto,
questo ragazzo immobile nel letto
che bruciò sogni e vita come al lotto.

 

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