accadde…oggi: nel 1713 nasce Vittoria Ligari, di Angela Dell’Oca

Primogenita di Pietro Ligari e Nunziata Steiningher, Vittoria nasce a Milano il 14 febbraio 1713 nella parrocchia di san Babila. Come il fratello minore apprende dal padre i primi rudimenti della pittura, ma, per la sua condizione di donna, a differenza di Cesare, non si allontanerà dalla casa paterna, se non per qualche temporaneo ricovero conventuale, rinunciando a maritarsi “avendo più partiti rifiutati nel pensiero di volersi piuttosto monacare”, così come alla definitiva scelta dei voti. Principale e fedele collaboratrice di Pietro fino alla sua morte nel 1752, seguirà poi il fratello, subentrato a dirigere la bottega di famiglia.

Ammirata dai contemporanei, dal Quadrio in primis “Vittoria, che applicata da suo Padre alla pittura, e alla Musica si fa oggi e nell’una e nell’altr’Arte ammirare, come raro e non ordinario Talento”, preferita addirittura al fratello dal Giovio “Ebbe (Pietro) per figlio Cesare pittore più che mediocre, ed una figlia di molto talento per l’arte”, la sua personalità non rivela contorni ben definiti a causa dell’esiguo numero di opere autografe e ad oggi individuate. Emerge peraltro nel complesso delle carte ligariane una sua costante e puntuale presenza nelle molteplici commissioni, pubbliche o private, assegnate ai Ligari, quali ad esempio il ciclo della Via Crucis di Chiesa Valmalenco, richiesto a Pietro ed eseguito per la maggior parte dai figli o i non ancora ben identificati interventi nella cospicua quadreria del domenicano Giandomenico Chiesa a Morbegno.

I numerosi incarichi, riportati sul Mastro N, certificano una dedizione alla professione della pittura, esercitata non per diletto dunque, ma come fonte vera e propria, anche se mediata dagli uomini di casa per la parte contrattualistica, di reddito familiare. E se il padre la ritrae, non senza compiacimento, con tavolozza, pennelli e turbante, il fratello la descrive in una corrispondenza del 1764 come sempre vissuta ” nello studio fra Pittura e Musica non essendosi adattata alli soliti impieghi femminili benché anche l’ago lo eserciti in vigore”. In queste scarne annotazioni può essere riassunta la lunga vicenda terrena di Vittoria che, nonostante un’apparente cagionevole salute, sopravviverà al fratello per ben 13 anni assumendo, nella famiglia rientrata a Sondrio nel 1772 dopo il soggiorno comasco imposto da Cesare, insieme al nipote ventunenne Giovanni Battista, un ruolo di “signora zia” e continuando nel lavoro paterno, ormai sola, fino alla morte, avvenuta il 9 dicembre 1783. Nel 1777 registrerà di suo pugno sul Mastro N la consegna di un ovato, rappresentante San Pasquale Baylon per l’altare di san Giuseppe nella collegiata di Sondrio, fatto d’ordine per Cesare Sertoli; prendendo in mano il registro familiare andrà annotando fino all’agosto 1783 la cessione di alcuni dipinti, forse anche suoi, come saldo a sconto di servizi di chirurgia del signor Dottore Zotti o per varie spese per il mantenimento dei nipoti orfani.

Per definire tale sfuggente personalità è quindi opportuno dare conto di lungo elenco di opere registrate da Pietro come “fatte da mia figlia” e, in seguito, da Cesare “di mia sorella”, ma non individuate: “un quadro dell’Imacolata Concezione con gloria d’angioli” per Gasparo Casati (1733), “un San Girolamo nel deserto fatto a figura intera” per un committente bresciano (1735), “un quadro del Beato Fedele e San Felice con la Madonna e il Bambino” per i cappuccini di Morbegno (1737), ordinato a Pietro tre anni prima. Sempre agli stessi anni (1736-39) appartengono una serie di dipinti per Pietro Salis, l’importante committente di Coira: una “copia di detta Carità (di Pietro) di onze 18 e 24″, due pezzetti: uno l’Adorazione de Maggi, l’altro la Natività di Maria Vergine; una testa di un vecchio presa dal naturale,” e “ancora la coppia del mio quadro della Speranza compagno della Carità”, così come replica di un dipinto paterno è una Madonna col bambino dormiente e la Maddalena, annotata nell’Inventario 1735, forse quella presente nella collezione Boschi di Roma, e ancora nel soggiorno comasco “una copia del torso del venerato SS.Crocifisso” (1766) per il Prevosto Salvetti.

Oltre all’attività di copista, anche su grande scala, e di supporto nella realizzazione di cartoni e abbozzi per le commissioni di maggior impegno della bottega, Vittoria viene coinvolta anche in lavori di rifacimento e aggiustatura di dipinti ammalorati: per un “quadro di Sant’0rsola… rifatto tutto da nuovo nella qual opera ho impiegato mia figlia circa due mesi e mezzo” scriverà Pietro nel Mastro N, o ancora le “aggiustature di quattro pezzi di quadri delle Stagioni” per Giovanni Arrigoni (1770), dal quale per altri lavori di restauro ebbe in cambio solo una lista di cioccolata “non equivalente ai quadri”. Un produzione di varia natura quella di Vittoria, comprendente anche dipinti d’invenzione, che viene spesso ceduta a titolo di amicizia o in cambio di favori come un quadretto con sant’Antonio da Padova e il Bambino in braccio (1741), donato da Pietro a Carlo Sumigliana, suo collaboratore per la produzione di organi e una Madonna Addolorata donata da Cesare alla sorella del Sumigliana “dipinto da mia sorella e ritocato da me per benemerenza nel suo operato nel organo sudetto” (1753). Specializzata in quadretti di devozione privata, come testimoniano dalle due Madonnine in Collezione Fanchi (Roma e Morbegno) per almeno una delle quali abbiamo un riscontro di una firma sul retro, esemplate sul modello paterno della Madonna a mezzo busto con le mani incrociate, disegno poi trasferito in stampa, Vittoria dipinge nel 1764 una Madonna del Buon Consiglio (ora in collezione privata a Tresivio) per l’altare di patronato Venosta titolato a sant’Abbondio nella chiesa del Carmine di Montagna. L’opera, pur di modesta fattura, recupera il riferimento al culto della Maria Santissima del Buon Consiglio associato a Sant’Eusebio, diffusosi in Como a partire dagli anni ‘50, cui i due fratelli Ligari erano molto devoti, ulteriormente sottolineato in un bozzetto, pubblicato da Meli Bassi nel 1974, della Madonna del Buon Consiglio, con san Lorenzo, santo Vescovo e Angeli , di probabile derivazione dalla pala Sant’Eusebio adora l’immagine della Madonna del Buon Consiglio del Carloni nella chiesa omonima.

A Vittoria spettano gli incarichi minori, quali le tende seriche per coprire le nicchie delle statue mariane nei giorni feriali; delle tre documentate forse solo una è rimasta: la prima, del 1735, venne richiesta dai cappuccini di Morbegno per velare la scultura dell’Immacolata, ora trasferita nella chiesa parrocchiale di Talamona, realizzata da Giuseppe Antignati (1733), la seconda fu commissionata dal rettore G.Battista Salvetto della cappella della Vergine in san Gervasio e Protasio a Sondrio (1750), la terza, inviata da Cesare al Padre Giuseppe Maria della Chiesa per la Madonna delle Grazie di Primolo “Questa dunque la troverà dipinta con qualche delicatezza essendovi concorso la pia devozione di mia sorella Vittoria” (1767), potrebbe essere identificata in un telero ancora presente al santuario, ma la cui lettura è resa impossibile dalle pesanti ridipinture.
Del tutto sconosciuta è la ritrattistica, ma sono registrati almeno un “ritratto del Signor Carlo di suo ordine fatto da me Vittoria Ligari”(1772) – il Ferrari, speziale in Sondrio, aveva acquistato vari dipinti di Pietro – e un “ritratto della Signora Angela” e un “ritratto del signor Dottore” per Angelo Zotti.
Non trova invece riscontro l’identificazione tradizionale della Vergine Assunta con i santi Rocco e Caterina dell’Oratorio di Cepina (Valdisotto) con la “Pala di Altare ha pure in Cepina”indicata dal Quadrio, mentre per i due dipinti “Mosè raccolto dal Nilo” e “Mosè spezzator del Faraone, parimenti riportati nella biografia dello storico valtellinese, valgano le osservazioni nelle schede delle due Storie di Mosè esposte in mostra. Unico dipinto firmato di Vittoria è la pala di Ganda (Lanzada) del 1756, la cui vicenda ben documentata nella corrispondenza con il cugino Mottalini, parroco di Lanzada, ci illumina sull’indole dei due fratelli Ligari, svolgendo Vittoria un ruolo da mediatrice con il committente a fronte delle pretese eccessive di Cesare.
Attribuiti a Vittoria, ma privi di datazione e di specifici riferimenti documentari, sono una Santa Caterina d’Alessandria (quadreria Credito Valtellinese), L’anima beata dell’Ambrosiana, di cui esiste una replica al Museo di Sondrio unitamente a un quadretto di san Giuseppe con il Bambino, una modesta Madonna a mezza figura con Gesù Bambino dormente a sanguigna, perduta a seguito della frana di
Sant’ Antonio Morignone del 1987 e, da ultimo, alcuni fogli, con testine, putti e schizzi di mani femminili, conservati in collezioni pubbliche (Fondo Ligari) e private (eredi di Roma) per i quali è da prevedere una puntuale revisione critica.

http://www.archimagazine.com/bligarivittoria.htm

http://www.altarezianews.it/2017/12/21/vittoria-ligari-una-pittrice-valtellinese-nel-settecento-lombardo/

http://www.popsoarte.it/FixedPages/IT/artisti.php/L/IT/ID/21

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