Intervista a Maria Antonietta Muggianu, di Daniela Domenici

In occasione del concerto da lei tenuto l’8 marzo nell’isola di Minorca, dove vive da qualche anno, dato che ha scelto di intitolarlo “Note di donne” come il mio saggio sulle musiciste italiane del passato ho pensato di conoscerla un po’ più da vicino e le ho posto alcune domande.

  • Maria Antonietta, la nostra conoscenza è per ora solo virtuale grazie a un social network che ci ha fatte “incontrare” ma ci auguriamo entrambe che possa un giorno anche concretizzarsi con un viaggio lì a Minorca; inizia a raccontarci qualcosa della tua vita nella tua amatissima Cagliari

 

    • Buongiorno! Realmente internet puo’ essere meraviglioso se usato appropriatamente e non come “strumento di morte”. Ci consente cose insperate come, appunto, fare ricerca e incontrare persone fantastiche con cui condividere passioni e interessi. Sono sicura che con Daniela, a cui sono molto grata per gli spunti offertimi, avremo modo di confrontarci su tante cose e di coltivare una bella amicizia. In realta’, benche’ Cagliari sia la mia citta’ di adozione a cui sono molto legata per averci vissuto tanti anni, io sono barbaricina, di un piccolo paese dell’entroterra nuorese che si chiama Meana Sardo, e sono molto fiera di esserlo. Penso che tutti i geni sardi si vedano nel mio aspetto come nel temperamento. La Sardegna e’ una terra bellissima e ricca di storia ma, attualmente, purtroppo, affetta dai tanti problemi che caratterizzano l’Italia in generale rendendola un posto quasi invivibile e che vanno dalla generale incompetenza della classe politica, allo scorretto uso delle risorse umane e territoriali esistenti alla sfiducia e impressionante tristezza dei suoi abitanti. Un contesto che per me era diventato insostenibile. Ho comunque potuto conciliare i miei studi giuridici con l’amore per la musica e il canto che ho coltivato per tantissimi anni con un ensemble fantastico, i Laeti Cantores. Quelli di Cagliari sono stati anche anni meravigliosi dal punto di vista delle profonde amicizie che sono andate a sommarsi a quelle secolari e che mi hanno segnata indelebilmente.
  • Ora è venuto il momento di descriverci il momento clou della tua vita, quello che l’ha cambiata completamente: l’incontro col tuo futuro marito che fa un mestiere molto particolare, il liutaio

    • Si, questa parte e’ abbastanza incredibile perche’ sembra veramente una fiaba. Ci siamo conosciuti a Cagliari nell’ambito della musica antica. Ci presento’ un caro amico comune. Evidentemente, benche’ Cagliari sia una citta’ grandetta, questi cerchi di interessi sono abbastanza ristretti cosi’ che era quasi scontato che ci incontrassimo. Lui e’ liutaio specializzatissimo nel barocco. Suona anche la chitarra barocca.Cosi’ ho visto quel famoso treno che a volte ci passa davanti e ho capito immediatamente che se non lo avessi preso in quel momento l’avrei perso per sempre.Cosi, al mio rientro in Italia ho lasciato tutto: lavoro, casa in affitto, coro, amici e famiglia… tutti sono rimasti basiti ma le persone che veramente mi conoscono e mi vogliono bene hanno capito e incoraggiato la mia scelta.
    • Mi sono detta che sono abituata a rimboccarmi le maniche e, che se per qualche ragione le cose non fossero andate proprio come speravo, sarebbe stato comunque meraviglioso.. E poi le persone mica scadono! Gli amici sono sempre li e anche la famiglia. E se non e’ cosi vuol dire che non sono poi cosi’ importanti!
    • Arrivo’ a Cagliari con una barca a vela. Di madre francese e padre inglese e’ nato a Maiorca dove ha passato la sua infanzia. A 18 anni si e’ trasferito a Londra dove si e’ laureato in un corso specializzato di musica e liuteria. Da lí ha poi viaggiato moltissimo fino a che e’ approdato a Cagliari. Puoi immaginare lo scompiglio nella mia vita che sembrava tutta bella ordinata e volta in un’unica direzione. Lavorare tutta la vita, molto probabilmente rimanere zitella e sopravvivere al costante aumento di tutte le cose con stipendi invariati. Tutto sommato non mi rendevo conto si essere sofferente, anzi mi sembrava anche bella la mia vita. Molti interessi, molta liberta’… Diciamo che Alexander aveva quel “di piu’” che muove tutte le cose.. una specie di terremoto. Bello, colto, interessante, allegro… Ci siamo innamorati e abbiamo avuto una bella storia che sembrava destinata a finire con la sua decisione di trasferirsi a Minorca. E di fatto ci siamo separati. I nostri sembravano mondi lontanissimi. Invece, a seguito di una mia breve vacanza per andare a trovarlo nella nuova isoletta, la svolta. Abbiamo deciso che non volevamo piu’ separarci e che per un nuovo inizio era giusto ripartire da zero in un posto diverso da quello in cui ci eravamo conosciuti.
  • Veniamo a oggi, sei passata da un’isola continente come la Sardegna a un’altra, nel frattempo hai avuto un bambino che, mi hai confidato, parla sardo con te, inglese col padre e spagnolo, naturalmente, parlaci di lui

    • Oggi, dopo quasi 6 anni di vita a Minorca, continuo a pensare che prendere quel treno sia stata la cosa piu’ giusta che ho fatto in tutta la mia vita. Siamo molto felici qui. Abbiamo avuto i nostri momenti difficili perche’ la vita non e’ sempre rose e fiori ma in generale siamo molto grati per quello che abbiamo. Minorca e’ un’isola meravigliosa e anche i suoi abitanti. Abbiamo vissuto per quasi tre anni a bordo della barchetta, conosciuto tante belle persone e portato avanti tanti progetti tra cui l’organizzazione annuale di un festival di musica antica che ogni anno diventa piu’ importante e nel quale siamo riusciti ad avere musicisti di varie parti di Europa. Poi e’ nato Richard Antiochus e ci siamo sposati. E la fiaba e’ continuata. Il bambino porta il nome dei due nonni e capisce e parla attualmente cinque lingue. Ovviamente a suo modo visto che compira’ 4 anni a maggio! Una di queste e’ il sardo che parla con me e con la mia famiglia che vede tutti i giorni su skipe. Ancora una volta un uso meraviglioso degli strumenti telematici! Molti mi rimproverano per questa scelta del sardo ma io sono sempre piu’ convinta che non dobbiamo mai dimenticarci chi siamo e da dove veniamo. La lingua e’ la nostra cultura, non soltanto un mezzo per esprimersi. Inoltre, nel caso specifico del sardo, se non lo parliamo ai nostri figli, sara’ un patrimonio che finira’ per disperdersi completamente perche’ non vi e’ alcuna altra forma di insegnarlo considerando la sua immensa varieta’ di dialetti. Ma su questo argomento potrei parlare per ore. Per quanto riguarda le altre lingue, il bambino parla con il padre solo inglese, di cui, per altro ha un amplissimo vocabolario. L’italiano lo capisce perfettamente perche’ io e Alexander parliamo italiano e abbiamo visto che puo’ esprimersi anche in questa lingua che comunque potra’ perfezionare quando vorra’. Infine, qui alle isole Baleari si parla e si insegna tanto catalano quanto castigliano per cui tutti i bambini sono bilingui. Richard e’ una piccola spugna. E’ impressionante. E’ un bambino felice. Qui la vita e’ molto tranquilla, a dimensione di bambini e anziani, anche le citta sono organizzate in questo senso. Ci sono tanti parchi dove si puo giocare, la scuola e i servizi funzionano perfettamente. Si respira cultura e liberta’ ovunque. Oltre, ovviamente, al contatto continuo con una natura bellissima e incontaminata. I minorchini curano moltissimo questo aspetto. Criminalita’ zero. Sicuramente un intorno “strettino” per un adolescente o una persona nel pieno della sua carriera che ha bisogno di incontri sempre diversi e di viaggiare molto. Ma per la nostra dimensione e’ perfetto. Molto tempo per studiare e curare i nostri interessi e i rapporti umani. Inoltre il costo della vita e’ decisamente piu’ basso che in Italia. Gli spagnoli sono molto piu’ rilassati degli italiani, vivono piu’ sereni e piu’ allegri, molto meno legati alle apparenze di quanto lo siamo noi. Non si vede quasi gente in giro con cose firmate o all’ultima moda. Si mettono quello che gli piace e sono contenti. Tutte le auto, salvo qualche eccezione, sono di seconda o terza mano per esempio! Quello che dico sempre e’: non e’ che qui non ci siano problemi o situazioni di poverta’. Quello che cambia e’ l’atteggiamento, meno vittimistico e piu’ costruttivo di quello italiano.
  • E ora, finalmente, parliamo del concerto che hai tenuto lo scorso 8 marzo, quale migliore data, e che hai voluto intitolare come il mio saggio sulle donne musiciste, ne sono profondamente onorata e felice: raccontaci com’è nata l’idea di questo concerto e descrivilo in dettaglio, lo vivremo attraverso le tue parole.

  • Come dicevo, qui la vita, specie in inverno, scorre molto lentamente, “poc a poc” come dicono i minorchini. Poiche’ la maggior parte della popolazione lavora nel turismo che, pero’, e’ vivace solo in estate, in inverno c’e’ tempo di dedicarsi ad altre cose. Per cui molti, moltissimi studiano lingue straniere e l’italiano e’ una di queste. A fine corso la “Escuela Oficial de idiomas” organizza un ciclo di conferenze in lingua originale tenuto da un membro della comunita’ italiana – nel mio caso – inglese, francese e tedesco.Quest’anno, quando mi chiesero di ripetere pensai che sarebbe stato bellino parlare di qualche compositrice del barocco. Avevo studiato qualche pezzo di Barbara Strozzi e pensavo a quanto fosse un repertorio meraviglioso e quasi sconosciuto al grande pubblico. Per ironia della sorte mi assegnarono del tutto casualmente la data dell’otto marzo. Quale data poteva essere piu’ appropriata di questa per parlare del tema che mi interessava? Era come una spinta incredibile ad approfondire questo argomento.Cosi’ ho iniziato a leggere leggere fino a che mi sono imbattuta in un articolo di non mi ricordo piu’ che rivista italiana che parlava del tuo libro e me ne sono innamorata.
  • In realta’ all’inizio devo dire che non e’ stato facile. Mi sono ripetutamente chiesta: ma perche’ non vivi tranquilla invece di metterti in questi pasticci? Oltretutto personalmente, tra bambino, casa e i mille impegni che non so nemmeno come faccio ad avere – devo ammettere di non essere in linea con lo stile dell’isola dove poco e’ bene – il mio tempo e’ veramente risicatissimo.
  • Gia l’anno scorso ebbi l’onore di tenere questa “charla” e scelsi come argomento la commedia dell’arte che poi era il tema del nostro festival di quell’anno.
  • Il titolo non poteva essere piu’ appropriato. Non riuscivo a pensare in niente altro che non suonasse banale. Purtroppo ho avuto molte difficolta’ a reperirlo, le isole lo sono in tutti i sensi anche nell’era di internet. L’ ho ricevuto solo il giorno della conferenza cosi’ l ho potuto portare e mostrare ai presenti. Fortunatamente attraverso una applicazione di Amazon ero riuscita a leggere alcune parti salienti che mi hanno aiutato moltissimo a chiarirmi le idee e andare avanti con la ricerca. Alla fine ho trovato talmente tanto materiale che, una volta aver scritto un trattato che mi avrebbe richiesto sei giorni di spiegazioni invece di una ora, ho dovuto ridimensionarlo per l’occasione. Intanto mi dovevo esprimere in un italiano corretto ma semplice, adatto a studenti di lingua e renderlo appetibile e fruibile per i “non addetti ai lavori”. Allora ho parlato un po’ del contesto sociale e culturale del Seicento e Settecento italiano e del ruolo della donna in questa societa’. Ho parlato un po’ delle artiste importanti di questa epoca, Artemisia Gentileschi e Plautilla Bricci per esempio, per poi passare a raccontare curiosita’ di alcune musiciste dell’epoca e dei loro successi nonostante le difficolta’. Ho parlato anche dell’ “Antico Spedale della Pieta’” e delle “figlie di choro” perche’ mi sembrava veramente interessantissimo. Ho infine approfondito solo le biografie di due grandissime: Francesca Caccini e Barbara Strozzi. Ho pensato di rendere tutto piu’ leggero passando immagini con dipinti d’epoca che ritraevano tutte queste donne. Ce ne sono di bellissimi. E di esemplificare in musica presentando, con l’aiuto di Alexander alla chitarra barocca e Mario al colascione, alcune canzonette della Caccini e un’aria della Strozzi.
  • E’ stato un grande successo e una grande soddisfazione. Il pubblico contentissimo, la scuola anche, noi felicissimi e la cornice meravigliosa. Una sala di uno dei musei di Mahon in uno dei palazzi nobiliari storici della citta’.
  • Che posso chiedere di piu’? A 41 anni ho una famiglia meravigliosa, tanti amici, vivo circondata di cose belle, lavoro abbastanza sfruttando la mia lingua e le mie capacita’ sviluppate in tanti anni… Auguro a tutti di raggiungere questo equilibrio e serenita’.
Annunci