Albania casa mia, al Teatro di Zapata a Sampierdarena, recensione di Daniela Domenici

Sono entrata, per la prima volta, ieri sera al CSOA Zapata a Sampierdarena (realtà molto ricca e variegata che, mi hanno detto, esiste da quasi un quarto di secolo) per assistere ad “Albania casa mia” di e con Aleksandros Memetaj per la regia di Giampiero Rappa ed è stata pura magia.

Questo testo che ha già vinto il premio Museo Cervi – Teatro per la Memoria 2016 e il premio Avanguardie 20 30 – Bologna è nato, come racconta il regista, in meno di un mese dopo l’incontro tra i due alla fine di un corso “…Eravamo d’accordo tutti e due di non volere scrivere uno spettacolo di denuncia sociale …abbiamo lavorato fidandoci del testo, cercando di allontanare ogni forma estetica interpretativa fine a se stessa o inutili patetismi senza musica o luci ad effetto… ho cercato di mettere Aleksandros nella posizione più scomoda possibile; solo, chiuso dentro i suoi confini, quasi in gabbia alla ricerca di un riscatto tramite un racconto che diventa catartico per lui e quindi per noi. La sua azione fondamentale come attore non è solo quella di raccontare il suo passato ma quella di immaginare dentro di sé il desiderio di fare un salto che dopo un’ora di spettacolo gli consentirà di abbracciare il pubblico…”: e ci sono riusciti perfettamente perché Memetaj è stato semplicemente straordinario nell’ammaliare il numeroso pubblico grazie alla sua perfetta gestualità ad hoc, alla sua recitazione che passa, con disinvoltura, dal dialetto veneto all’albanese, dalla dolcezza alla rabbia, dalla capacità di far sorridere a quella di commuovere con la sua sola presenza scenica.

Il regista Rappa mi ha detto “la regia è stata impostata sulla variazione delle immagini per creare movimento nella fantasia dello spettatore” e “spero sia venuto fuori anche il lato ironico della storia”: Rappa riesce a raggiungere entrambi gli obiettivi insieme al suo bravissimo Aleksandros, il pubblico ha spesso sorriso e lo ha applaudito a lungo con calore dopo un’ora di emozioni condivise.

È uno spettacolo che meriterebbe di essere portato su palcoscenici di più ampio respiro, chissà che per la prossima stagione qualche teatro non decida d’inserirlo nel suo cartellone, provo a lanciare una provocazione…

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