accadde…oggi: nel 1661 nasce Angela Teresa Muratori, di Francesco Lora

http://www.treccani.it/enciclopedia/angela-teresa-muratori_(Dizionario-Biografico)/

https://ilcalendariodelledonne.wordpress.com/le-donne-nate-a-bologna-women-born-in-bologna/

Figlia di Roberto e di Cecilia Fungarini, nacque a Bologna il 17 ottobre 1661 nella parrocchia di S. Tommaso del Mercato (Registri battesimali della cattedrale); erronea la tradizione, sorta a metà Settecento (Orlandi – Guarienti, 1753), che posticipa l’anno di nascita al 1662.

Originaria di Budrio, la famiglia paterna vantava un’alta genealogia, e nei tre secoli precedenti si era distinta in ruoli governativi, amministrativi e accademici (Golinelli, 1720). Il padre era lettore di filosofia e medicina nell’Università felsinea, membro «del magistrato de’ tribuni della plebe, cioè de’ gonfalonieri del popolo della città di Bologna nell’anno 1678» e «medico della maggior parte de’ nobili e de’ monisteri di quella città» (ibid., p. 173); estimatore delle arti e assertore della dignità intellettuale della donna, avviò Angela Teresa allo studio simultaneo della pittura e della musica – sull’esempio virtuoso della beata Caterina de’ Vigri, pittrice e musicista, alla quale la cittadinanza bolognese portava particolare devozione – vedendo «nelle capacità artistiche della figlia la possibilità di celebrare il ruolo della famiglia nell’ambito cittadino» (Biancani, 2002, p. 176).

La prima edizione della Felsina pittrice di Carlo Cesare Malvasia (1678) fornisce il più antico attestato dell’attività artistica di Muratori, indicata, insieme con Elena Maria Panzacchi, come una delle «due picciole signorine» allieve di Elisabetta Sirani. Tale discepolato è poco verosimile –  Sirani morì quando Angela Teresa aveva appena tre anni – ma l’affermazione è nondimeno significativa: da una parte essa idealizza un passaggio di testimone tra donne artiste, dall’altra dimostra che già a 17 anni Muratori meritava d’essere segnalata.

I suoi primi dipinti notevoli risalgono al periodo d’apprendistato sotto Emilio Taruffi. Oltre una quantità di lavori rimasti nella casa paterna, per tale periodo Antonio Masini (1690) cita la Madonna col Bambino e s. Monica genuflessa e il Martirio di s. Caterina, rispettivamente nelle chiese bolognesi di S. Agostino e di S. Nicolò degli Albari (le due pale sono perdute; la seconda fu rimossa e dispersa dopo il 1732, sollevando l’indignazione di Luigi Crespi, 1769).

Coeva è la produzione musicale di Muratori documentata in modo certo: già nel 1686 un sonetto celebrativo per la pala in S. Nicolò stampato da Tolomeo Sibarce (pseudonimo anagrammatico di Bartolomeo Cesi), «Oh prodigi de l’arte! in piccol giro», allude «ad essere detta signora cospicua ancora per l’opere in musica, massime oratorii cantati in alcune chiese» (1686; in Biancani, 2002, p. 168 n. 13). Sopravvivono i soli libretti a stampa degli oratori Il martirio di s. Colomba (Bologna, chiesa di S. Maria di Galliera, 1° novembre 1689), Li giochi di Sansone (ibid., 1694), L’Esterre (ibid., 27 marzo 1695) e Cristo morto (ibid., oratorio dell’Arciconfraternita di S. Maria della Morte, 20 aprile 1696): tutti successivi alla citata testimonianza del 1686, essi lasciano intendere che sono esistiti precedenti lavori interamente perduti, e testimoniano inoltre sia la presenza artistica di Muratori in due istituzioni prestigiose (unica donna fra compositori insigni), sia la costante collaborazione col librettista Giacomo Antonio Bergamori (suo comparrocchiano). Fuori dall’ordinario, nei libretti le dediche sono offerte non dal librettista a un notabile, bensì dalla compositrice a s. Filippo Neri in quanto tutelare (1689) e alla Beata Vergine in quanto regina (1694-96). Allo stato attuale delle ricerche non si ha memoria di altre composizioni di Muratori, né del suo percorso formativo musicale; Pietro Guarienti ricorda che ella, «inclinata al suono, al canto ed alla pittura, a similitudine di Marietta Tentoretta, giunse sì oltre nella musica che compose dolcissime cantate ed oratorj» (Orlandi – Guarienti, 1753, p. 470); Crespi aggiunge che «sonava ancora diversi instromenti» (Malvasia, 1769, p. 157).

Il 23 ottobre 1690 Muratori si unì in matrimonio con Tommaso Gioseffo Maria Scannabecchi dalla Moneta (Bologna, Archivio generale arcivescovile, Matrimoni: 1591-1692), di antica e nobile famiglia bolognese, e recò in dote un predio presso Budrio (stimato 7000 lire), argenti, gioielli e biancheria (stimati 2000 lire; Biancani, 2002).

In occasione del matrimonio di lei, il padre consegnò al genero non solo «diverse cose […] per servizio del dipingere», ma anche una spinetta e «robbe e carte attinenti al servizio per la musica et suono»; a loro volta, nell’inventario dei beni mobili del padre defunto figurano oggetti riconducibili all’attività artistica di Angela Teresa: da una parte un cavalletto da pittore e 43 tele da lei dipinte, dall’altra un clavicembalo a due registri, una «cartella per le cantate» e «libri di cantate, suonate e carte di musica» (ibid., p. 170).

Più anziano di un anno, il marito non ostacolò Angela Teresa nell’attività artistica, ma nemmeno le garantì un’assistenza assidua quanto quella paterna: nell’atto di restituzione della dote, preparato dopo la morte di lei, non è menzionato alcun lascito pittorico o musicale (ibid., p. 171). Secondo Crespi (1769, p. 157), Muratori «non fece mai figliuoli»: ma dal 1699 gli stati delle anime della parrocchia di S. Maria della Ceriola, competente per la residenza coniugale, informano di un figlio sopravvissuto alla madre, Francesco Giuseppe Antonio (o di due figli così chiamati, uno solo dei quali sopravvisse). Nei medesimi stati delle anime Angela Teresa dichiara sempre un’età di 4-5 anni inferiore a quella reale, forse per celare d’essersi maritata non più giovanissima; il falso dato ricorre fino all’anno del decesso, quando ella è indicata come quarantaquattrenne (Liber mortuorum).

Morto Taruffi, nel 1696 Muratori ripassò alla scuola di Lorenzo Pasinelli; morto anche costui, nel 1700 a quella di Giovan Gioseffo Dal Sole. Al primo periodo risale il Miracolo della s. Croce, disperso con la soppressione della chiesa bolognese di S. Elena; una coeva S. Maria Maddalena, in un primo tempo attribuita a Guido Cagnacci e poi creduta distrutta da un’incursione aerea al castello di Potsdam-Sanssouci, è ricomparsa in una collezione privata, con una nuova putativa attribuzione a Giuseppe Puglia (Pulini, 2006). Al secondo periodo risalgono, conservati a Bologna, il dipinto con il Miracolo di s. Benedetto da Norcia nel complesso basilicale di S. Stefano (1701; datato e firmato), il S. Girolamo e la S. Maria Maddalena penitente nella cappella di famiglia della chiesa di S. Giovanni in Monte (ante 1704), l’Annunciazione nella chiesa e poi nella sagrestia della Ss. Trinità (ante 1704), l’Incredulità di s. Tommaso nella cappella Rizzardi di S. Maria di Galliera (1705), l’Immacolata Concezione nell’adiacente sagrestia (post 1706) e la Memoria di Francesco e Achille Muratori nel loggiato superiore dell’Archiginnasio (1706, gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale). A Ferrara, in S. Domenico, è altresì conservata l’Apparizione della Vergine a s. Pietro martire (ante 1704); nella stessa chiesa si trovava anche un S. Domenico (poi deterioratosi; Brisighella, 1991), e nella sagrestia della cattedrale una S. Maria Maddalena (Scalabrini, 1773, p. 13). Non si conosce la sorte di numerosi altri lavori (Biancani, 2002).

Morì a Bologna il 19 aprile 1708 e fu sepolta l’indomani in S. Maria di Galliera (Liber mortuorum).

La sua carriera artistica si svolse per intero sotto la protezione del padre; dopo la morte di questi (Bologna, 25 febbraio 1709) la memoria della figlia fu adombrata dalla dispersione totale delle musiche, da quella parziale dei dipinti e dai dubbi circa la sua autonomia stilistica: dal secolo XVIII (Oretti; Malvasia, 1755, pp. 54, 274, 295, 321) al XX (Roli, 1977, p. 112; Benati, 2001). La collaborazione tra Muratori e Dal Sole è stata infatti ritenuta compensativa, sì da presentare la pittrice come subordinata ai dettami del suo terzo maestro, o da escluderne la piena autorialità nelle opere mature; gli studi di Stefania Biancani hanno invece rivalutato il personaggio su base scientifica. La pittrice ebbe per modelli i maestri della scuola bolognese del Seicento (Francesco Albani, Cagnacci, Ludovico Carracci, Guido Reni, Alessandro Tiarini) e realizzò per esercizio numerose copie di loro lavori; predilesse soggetti sacri e talvolta mitologici, trascurando i generi del ritratto, del paesaggio e della natura morta. Grazie alla sua autorevolezza di donna artista, è portata ad esempio da Anna Maria Mozzoni nel suo pionieristico studio femminista (1864); Charles de Rémusat la menziona insieme con Laura Bassi, Elisabetta Sirani e Clotilde Tambroni, per testimoniare che «Bologne est une des villes qui ont vu naître le plus de femmes de savoir et de talent» (1861).

Annunci