accadde…oggi: nel 1923 nasce Michela Beomonte Schiff Giorgini

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Michela Beomonte nasce a Padova il 30 ottobre 1923 in “una famiglia borghese con pochissimo denaro e una morale rigida” (il padre era ufficiale dei Carabinieri)[1]; sorellastra minore della più famosa e apprezzata attrice Maria Denis (al secolo Maria Esther Beomonte, nata nel 1918), dopo aver frequentato il liceo artistico, tenta anche lei – nel biennio 1942-43 – la via del cinema con il nome di Michela Belmonte. Carina, elegante, corretta, forse un po’ freddina, debutta, unica protagonista femminile, in un film dal cast esclusivamente maschile, “Un pilota ritorna”, diretto da Roberto Rossellini. Il film non le concede molto spazio, solo quel tanto che basta per farsi notare e apprezzare. Molto di più le offre Mattoli con il film successivo, “I tre aquilotti” (che vede la partecipazione di un quasi esordiente Alberto Sordi), in cui ricopre il ruolo di fidanzata, onesta e pulita, di un cadetto dell’aviazione italiana. Nel terzo film, “Il nostro prossimo”, diretto a quattro mani da Gherardo Gherardi e Antonio Rossi, impersona la classica fidanzatina delle solite commedie italiane. Dopo questi tre film Michela Belmonte, forse per una sua scelta, forse per il precipitare degli eventi bellici, forse per non dover sempre sostenere il confronto con la più affermata sorella Maria Denis, forse perché il cinema italiano le offre poco, preferisce starsene in disparte scomparendo dagli schermi[2].

Intelligente, bella e ricca di fascino, nel 1946 sposa il banchiere Giorgio Schiff Giorgini[3], figlio di Roberto Schiff (professore di Chimica all’Università di Pisa), ed erede di altri eminenti personalità del mondo della cultura, e inizia a coltivare la sua passione per l’archeologia: nel 1957 intraprende (coadiuvata da studiosi di grande prestigio, come Janssen, Leclant e Robichon) l’avventura degli scavi nella località di Soleb (e successivamente a Sedeinga, nel Sudan), finanziandoli integralmente e ottenendo il patrocinio gratuito dell’Università di Pisa. Gli scavi durarono due decenni e condussero a notevoli risultati e una serie interessantissima di relazioni scientifiche. La collezione di reperti che il governo sudanese concesse alla spedizione (la maggior parte è conservata nel Museo di Khartum), fu donata all’Università di Pisa e costituisce tuttora un importante raccolta di alcune centinaia di pezzi.

Sebbene non si fosse mai laureata, fu una personalità di spicco nell’archeologia egiziana. Testarda e travolgente, con la sua entrata in scena aveva sconvolto e irritato un ambiente, come quello accademico, chiuso e geloso, che non l’accettò mai integralmente, considerandola – almeno all’inizio – una ricca e viziata dilettante. Comunque, per la sua attività, si vide assegnare numerosi riconoscimenti internazionali (tra cui il francese Ordre des Palmes académiques) e nel 1971 l’Università di Pisa le concesse la laurea honoris causa in Lettere e filosofia e nel 1976 il diploma di “Benemerito della scuola e della cultura” (nel 1964 l’Università di Pisa le aveva già assegnato una medaglia d’argento per meriti culturali).

Morì il 3 luglio 1978, a causa di una meningite fulminante, a Benissa (Alicante, Spagna).

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