accadde…oggi: nel 1855 nasce Erminia Borghi Mamo, di Ada Zapperi

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Nacque a Parigi il 18 febbr. 1855. Figlia di Miguel e di Adelaide, fu educata in un collegio milanese, dove le impartirono i primi elementi musicali. Completò poi la sua istruzione musicale con la madre, ricevendo contemporaneamente lezioni anche dal maestro di canto A. Busi. Debuttò al Teatro Municipale di Nizza il 29 ottobre del 1873 nelle opere verdiane La forza del destino, Il Trovatore (nella parte di Leonora, accanto alla madre la quale sosteneva quella di Azucena) e nel Faust di Gounod, ottenendo un vivo successo. L’anno seguente cantò al Teatro alla Pergola di Firenze nel Poliuto di Donizetti e nel Guaran di A. C. Gomez. Fu scelta poi da A. Boito, dietro suggerimento del maestro A. Antonelli, per la messa in scena della seconda versione del suo Mefistofele (già caduto nel 1868) al Teatro Comunale di Bologna. Qui l’opera il 6 ott. 1875 riportò un successo enorme, gran parte del quale, si disse, era dovuto alla superba interpretazione della giovane B. nei ruoli di Margherita e di Elena. Il Boito, per dimostrare i suoi sentimenti di ammirazione e di gratitudine, le scrisse il 7 ottobre due quartine e le dedicò uno spartito del Mefistofele, chiamandola “soave Margherita-Elena idealissima – interprete insuperabile…”. Inoltre, per la rappresentazione del Mefistofele al Teatro Rossini di Venezia (13 maggio 1876), aggiunse al finale del terzo atto una nuova aria, “Spunta l’aurora pallida”, appositamente composta per la “soavissima” Borghi Mamo. Nel frattempo (il 15 febbraio), la B. aveva cantato al Teatro Apollo di Roma l’opera Guarany, replicandoladodici volte e conquistandosi il favore del pubblico al punto da eclissare un’altra cantante, L. M. Miller, e suscitare così episodi di rivalità e di fanatismo. Simile a quella della madre, la sua carriera si svolse sulle grandi scene d’Europa, esclusa l’Inghilterra, e dell’America meridionale: cantò, infatti, a Parigi (1877), a Madrid (carnevale 1878-79), insieme con il tenore E. Tamberlick, a Buenos Aires (1881), a Barcellona (1884), a Napoli (1889) e a Pietroburgo (1891), concludendo la sua attività ancora giovane a causa della fobia verso il pubblico che si era accentuata fino a paralizzarle la volontà.

La B. (che aveva sposato il fondatore e direttore della Gazzetta dell’Emilia, A. Cuzzocrea) morì a Bologna il 29 luglio del 1941.

Iniziata la carriera come soprano lirico, la B. finì per cantare come soprano drammatico, dalla bella voce poderosa, includendo nel suo repertorio opere quali L’africana e Gli ugonotti di J. Meyerbeer, Lucrezia Borgia di Donizetti e Aida di Verdi. La B. era destinata a iniziare quella nuova scuola di canto, il cosiddetto canto veristico, che ebbe in E. Carelli, in R. Pampanini ed altre le !ue maggiori rappresentanti. La sua scena infatti era mossa, e il suo fraseggio, perdendo la linearità del bel canto romantico, acquistò colori vivi e smaglianti che dovevano portarla a dare mirabili interpretazioni della Santuzza nella Cavalleria rusticana di P. Mascagni.

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