la natura ci parla, racconto di Paolo Pedemonte
Nel bosco la vita di tutti i giorni si animava a seconda delle ore. I frequentatori della notte lasciavano il posto a quelli del giorno. La solita routine con poche novità. Il grande faggio scrollò le foglie per svegliarle dal torpore della notte ed esclamò:” Buongiorno figlie mie come va?”
Le foglie risposero:” Bene buon albero, finalmente ci siamo svegliate”.
Ognuno si dedicava al proprio servizio, nel mentre una famiglia di uccellini cinguettavano richiedendo il loro cibo, la mamma si dedicava alla pulizia del nido, mentre aspettava il papà che tornasse con qualcosa nel becco. Il più piccolo disse:” Ho fame mamma, quando arriva papà?”
La mamma rincuorandolo disse:” Sta arrivando ho sentito il suo fischio”
E in men che non si dica la colazione era servita per quelle bocche da sfamare.
I rumori del bosco si facevano sempre più sonori, ad un certo punto, un rumore più forte fece sussultare gli abitanti, toc toc toc si sentì forte, ma subito dopo si capì che era il picchio che stava battendo col suo becco, un tronco di un albero ormai alla fine della sua vita, per farsi un nido per lui e la sua famiglia. Uno scoiattolo che abitava poco distante uscì dalla sua tana e disse al picchio:” Mi scusi signore potrebbe fare più piano quando batte sull’albero?”
Il picchio ribatté:” Mi perdoni, non lo faccio apposta, e che sono fatto così, non mi rendo conto della forza che ci metto”.
Ognuno in quell’ambiente cercava ciò che gli dava sostentamento e viveva in armonia. Quindi si può dire che a volte la vita poteva essere monotona, che non succedeva quasi niente, da ciò che era solito. Ma non fu così. Nel frattempo, era scesa la notte e i suoi abitanti si aggiravano attenti a non diventare prede per i forti rapaci, che stavano in attesa sui rami. Uscì un topolino nella ricerca di qualcosa da mangiare, fiutò l’aria per capire se c’era pericolo, si tranquillizzò e partì nel bosco. Purtroppo, non aveva calcolato bene il pericolo, e in men che non si dica un allocco gli piombò addosso e se lo portò nel nido, anche lui aveva delle bocche da sfamare.
La legge del bosco a volte è spietata, basta poco e si diventa preda.
Mentre andava avanti la vita e il silenzio della notte aveva il sopravvento, un rumore tonfo, ma udibile ad una lunga distanza risuonò nel bosco. Al mattino un po’ tutti gli abitanti si domandavano cos’è successo. Guardandosi intorno non notarono niente di nuovo e ripresero le loro faccende. Un gruppo di nuove volpi giocava vicino alla tana e la mamma diede a loro le solite raccomandazioni: “Mi raccomando non allontanatevi troppo, siete ancora troppo piccoli, ci sono posti pericolosi”. Incoscienti della loro giovinezza risposero:” Non ti preoccupare restiamo qui vicino”. Ma non fu così, perché poco dopo si ritrovarono isolati e non sapevano più tornare alla tana. Per fortuna che l’amore e lo scrupolo della mamma aveva fatto si che li seguisse da lontano.
“Cosa vi avevo detto tuonò mamma volpe?”
“Hai ragione dissero con la coda bassa, non abbiamo obbedito”
“Adesso torniamo a casa”
Ripresero quindi la strada della tana. Però il dilemma di quel rumore tonfo non si era risolto, non c’era traccia di nulla che potesse dare un segno di cosa poteva essere successo. Ci si potrebbe chiedere, in che stagione siamo? Questo potrebbe essere un indizio per avere delle risposte. In effetti siamo in primavera, dove tutto si sta risvegliando, i rumori e i canti si fanno più intensi per la stagione degli amori.
Alcuni animali chiesero all’albero:” La tua corteccia è apposto?”
Rispose l’albero saggio” Si, va tutto bene”.
Sappiamo che i giovani cervi quando mettono il palco delle corna si strofinano contro le cortecce degli alberi e provocano delle rotture delle stesse. Fra tutti l’idea che alla fine era più plausibile, era che fosse stato solo un rumore e basta. Passò del tempo e la vita scorreva lenta e veloce a seconda di chi c’era in quel momento in giro per il bosco. La primavera era terminata, ed era cominciata l’estate. Molti animali, soprattutto quelli che poi sarebbero andati in letargo, cominciavano a rifarsi le tane e farsi provvista di cibo per l’inverno.
Un giorno un cinghiale mentre camminava nel bosco colpì con la testa un piccolo tronco ed esclamò” Ma da dove sbuca questo tronco? Fino a poco tempo fa non c’era.” Pensava fra sé e sé, eppure questa strada la faccio spesso e non mi ricordo di questo. Era un giovane tronco di pino, la pianta che dà i pinoli, fu così che cominciò a chiedere in giro se qualcuno sapesse qualcosa.
“Picchio ne sa niente di quel tronco?”
Rispose il picchio “Veramente non so da dove sia uscito”
Il cinghiale incontrò lo scoiattolo ed anche a lui chiese informazioni.
“Scusa hai visto da dove arriva quel giovane tronco lì?”
“No, disse lo scoiattolo, però mi viene in mente una cosa”
“Che cosa disse il cinghiale”
“Mentre stavo facendo provviste ho inavvertitamente scontrato una pigna, penso che nel cadere abbia fatto rumore e perso quindi dei frutti, che nel tempo hanno dato origine a questo tronco”
Rispose il cinghiale “Vuoi dire che sia stata la caduta della pigna, che poi magari chissà dov’è finita, il rumore che abbiamo sentito?”
“Penso proprio di sì, ribatte lo scoiattolo, era giusto quel momento lì, ma non mi sono preoccupato di quello che hanno sentito gli altri”
Quindi il timore di qualcosa di preoccupante pareva scongiurato. Quel rumore che si era sentito nel bosco e a cui nessuno era riuscito a dare una spiegazione, adesso stava dando vita ad un nuovo abitante del bosco. Se andiamo a vedere molte cose nel bosco sono nate in questo modo, ma con la vita frenetica che c’è da quelle parti non tutti ci fanno caso, invece quel giorno lì si, perché era uno dei rari momenti di silenzio.
La voce di ciò che era successo e della risoluzione del caso, si diffuse per tutto il bosco e cessò la preoccupazione, anzi tutti furono felici di questa nuovo arrivo. E noi quando andiamo nel bosco, oltre a rispettarlo, godiamoci la natura e stiamo con le orecchie aperte, perché se sentiamo un rumore, è la natura che ci parla e ci dà il benvenuto.