accadde…oggi: nel 1919 nasce Sara Ferrati, di Emanuela Del Monaco

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Nacque a Prato da Ezio e da Gemma Tassinari il 9 dic. 1919. All’età di tredici anni abbandonò gli studi intrapresi e, superando l’opposizione paterna, si iscrisse ai corsi di recitazione dell’Accademia dei Fidenti, diretta da M. Fumagalli. Si diplomò attrice nel 1926.

Partecipò a spettacoli filodrammatici e debuttò nel 1928 nella compagnia diretta da L. Carini. Nel 1930 entrò nella Capodaglio-Palmarini con il ruolo di seconda donna e prima attrice giovane. Nel 1931 tentò il capocomicato con E. Ferrero, ma l’iniziativa naufragò dopo pochi mesi. Nel, ’32 fu prima attrice nella nuova compagnia stabile del teatro Margherita di Roma denominata La baracca e i burattini, diretta da L. D’Ambra con la collaborazione di G. Antona Traversi e A. De Stefani. Nell’estate del 1933 partecipò, in ruoli minori, a due spettacoli molto importanti, entrando in contatto con due dei maggiori rappresentanti del nascente “teatro di regia”: J. Copeau e M. Reinhardt. L’incontro con il regista francese ebbe luogo nella suggestiva cornice del chiostro maggiore della chiesa di S. Croce a Firenze.

In quella grandiosa scenografia, in occasione del Maggio musicale, J. Copeau mise in scena un originale dramma quattrocentesco, di autore ignoto, che mescolava il sacro con il profano: La rappresentazione di s. Uliva. Andreina Pagnani era s. Uliva e Rina Morelli la Vergine Maria. La F. interpretò la parte della regina di Bretagna. Nello shakespeariano Sogno di una notte di mezza estate, che M. Reinhardt allestì nel verde parco di Boboli, la F. interpretò invece il ruolo di Elena.

Il duplice incontro segnò una tappa fondamentale nella formazione della F., che da quel momento, e lungo tutto il corso della sua carriera, coltivò la passione per un teatro di sperimentazione e di ricerca. Nella stagione teatrale 1934-35 fu ancora seconda donna nella De Sica-Rissone-Tofano-Melnati. L’anno successivo esordi nel cinema con il film Fiat voluntas Dei, diretto da A. Palermi, interpretando con vivace ironia la parte di un’acida zitella. Ma questa prima esperienza al cinema non ebbe seguito: la scarsa fotogenia la tenne infatti per sempre lontana dal grande schermo. Nel 1936 fu scritturata nella Besozzi-Menichelli-Migliari e si specializzò nel repertorio brillante. Il 1937 fu l’anno della sua definitiva promozione a prima attrice, nella compagnia Besozzi-Falconi.

La F. si fece notare nella commedia Trenta secondi di A. De Benedetti (Milano, teatro Olimpia, novembre 1937), nella scatenata pochade di P. Veber La signora è con me (ibid., dicembre 1937) e nella pièce Compleanno di L. Bus-Feketé (ibid., giugno 1938). Nella successiva stagione teatrale (1938-39) ebbe per la prima volta il nome in ditta. La compagnia – diretta da L. Carini – si chiamava Besozzi-Ferrati e debuttò il 19 ottobre, in occasione della solenne inaugurazione del teatro Nuovo di Milano. Il maggiore successo del periodo fu La moglie ideale di M. Praga; una commedia alla quale la F. rimarrà a lungo legata e che riprenderà diverse volte nel corso della sua carriera.

Nella stagione 1939-40 la compagnia fu ribattezzata Ferrati-Besozzi-Carini ed esordì il 28 ottobre al teatro Argentina di Roma. Tra le commedie rappresentate ricordiamo: Soliin due di G. Vaszary, Ipoeti servono a qualche cosa di N. Manzari (Genova, teatro Margherita, novembre), Lancio mio marito di G. Zorzi (San Remo, teatro del Casinò municipale, dicembre), Carte in tavola di S. Maugham (Milano, teatro Nuovo, dicembre). In Una donna senza importanza di O. Wilde, messa in scena da T. Covaz, la F., che affrontò il difficile ruolo della protagonista, dimostrò di saper passare con estrema disinvoltura dal comico al drammatico. Grazie alla brillante interpretazione, la commedia ottenne il consenso di un vasto pubblico e una larghissima risonanza di critica. Lattrice, cameriera di P. Ferrari, rappresentata per la prima volta a Firenze (febbraio 1940) per la regia di E. Giannini, e replicata successivamente al teatro Eliseo di Roma, confermò il percorso ascendente della collaudata coppia artistica Ferrati-Besozzi. Nella stagione teatrale 1940-41 la coppia ripeté il felice sodalizio ed esordi con la commedia di N. Mazari, Iltrionfo del diritto. Nel dramma di F. Koselka, Uno strano tè in casa Halden, messo in scena qualche tempo dopo da A. Brissoni, la F. – che interpretava il ruolo della protagonista – costrui un personaggio sottilmente ambiguo, alternando momenti di pacata e tenera femminilità a vette di convulsa drammaticità. La Ferrati-Besozzi si misurò con due commedie di autori italiani: Lulù di C. Bertolazzi e Romeo e lallodola di G. Adami. Per quest’ultima la F. propose un’interpretazione che mescolava abilmente, in perfetta simbiosi, passionalità e intelligenza.

Questa miscela divenne successivamente uno degli elementi caratterizzanti della recitazione della F., una recitazione composta in eguale misura di immedesimazione e di distacco, in cui l’emozione era filtrata dall’intelligenza e in cui l’assenza quasi polemica e provocatoria di ogni retorica era compensata da una dose notevole di ironia. Assente dalle scene per un periodo di oltre un anno, vi tornò nel gennaio del 1943, come prima attrice della Stabile del teatro Eliseo. La compagnia – composta tra gli altri da R. Morelli, P. Stoppa, C. Ninchi, A. Crast, T. Carraro – esordi con la commedia di D. Niccodemi, Il rifugio (Roma, teatro Eliseo, gennaio 1943).

In La professione della signora Warren di G. B. Shaw, portato in scena da E. Giannini (ibid.), la F. interpretò con successo il ruolo di un’anziana tenutaria di bordello. Il fortunato corso di recite prosegui per tutto il mese di febbraio. In cartellone: Aurora, Daniele tra i leoni e Turbamento di G. Cantini, La bella avventura di G. de Cavaillet e R. de Flers, Oh il matrimonio di G. B. Shaw, Il quieto vivere di A. Testoni, Il battitore di E. Falk, Do mi sol do di P. Géraldy, Capriccio di H. Bahr. In Hedda Gabler di H. Ibsen – messa in scena da O. Costa (ibid., 24 giugno 1943) – la F. offrì un’ulteriore conferma delle sue qualità di attrice sensibile e penetrante. Nel 1944 formò una nuova compagnia con G. Oppi, T. Bianchi, E. Toniolo, F. Volpi, A. Bottoni, esordendo ai primi di settembre al teatro Olimpia di Milano con la commedia di G. Vaszary, Hosposato un angelo. La fiaccola sotto il moggio di G. D’Annunzio, rappresentata al teatro Odeon di Milano con la partecipazione di S. Randone, segnò un nuovo successo.

Nel dicembre dello stesso anno la compagnia della F. si fuse con quella di R. Ricci a formare una compagnia detta dei Grandi spettacoli d’arte, sotto la direzione artistica di G. Pacuvio. Nel marzo del 1945 l’attrice si misurò con un’altra opera di G. D’Annunzio, La figlia di Iorio (Milano, teatro Nuovo). Il lirismo aulico e altisonante dei versi dannunziani entrò in conflitto con la dizione aspra e nervosa della F., che propose una Mila inusitata, modernamente asciutta, ragionante e inquieta. Nel 1946 interpretò la parte di Giovanna d’Arco nell’omonimo dramma di P. Claudel, per la regia di G. Strehler (Milano, teatro Lirico, 19 marzo 1946). Nello stesso anno nacque – con la supervisione di S. D’Amico e la direzione artistica di O. Costa – la Compagnia stabile del teatro Quirino: la F. fu chiamata a prendervi parte insieme con C. Pilotto, A. Crast e molti giovani allievi dell’accademia.

La neonata formazione debuttò il 12 dicembre con Ilgiardino dei ciliegi di A. Cechov (Roma, teatro Quirino). Successivamente la compagnia si trasferì a Milano, al teatro Nuovo (gennaio 1947), dove O. Costa mise in scena Sei personaggi in cerca dautore di L. Pirandello, ottenendo, oltre al plauso della critica, un eccezionale consenso di pubblico. Scioltasi la Stabile del Quirino nel marzo del ’47, la F. prese parte – accanto a R. Morelli, P. Stoppa, V. De Sica, G. Stival – a uno spettacolo straordinario messo in scena da R. Simoni in occasione del Festival del teatro di Venezia: Limpresario della Smirne di C. Goldoni (12 ag. 1947).

Nella successiva stagione teatrale si associò ad altri tre grandi nomi della scena, dando vita alla Ferrati- Scelzo-CorteseVilla. La nuova compagnia esordi con la commedia di J. Anhouil, Romeo e Giannetta (Milano, teatro Nuovo, 7 nov. 1947), portata in scena, con tecnica sapiente, dalla stessa Ferrati.

In cartellone: Anfitrione 38 di J. Giraudoux, Sposateci, Signore di J. de Letraz, Candida di G. B. Shaw, tutte con la regia di A. Brissoni. Nel successivo corso di rappresentazioni, al teatro Odeon di Milano (gennaio 1948), ottennero un notevole successo le commedie Scendete, vi chiamano di J. de Letraz e La porta chiusa di M. Praga. Nell’agosto dello stesso anno la F. partecipò – accanto ad A. Crast – al Sogno di una notte di mezza estate, portato in scena, nella sontuosa cornice del castello di Trieste, da A. Brissoni. Dopo le repliche di Trieste il Sogno fu trasportato nella villa Floridiana di Napoli.

Nella successiva stagione la F. formò una compagnia con L. Cimara e L. Cortese. Tra le novità presentate ricordiamo la commedia di R. Domès e J. Marsan, Proibito al pubblico. Nell’ottobre 1948 la F. sposò il tenore Luigi Infantino e si assentò per breve tempo dal teatro. Tornò a calcare le scene nel giugno del 1949, quando nella suggestiva scenografia del teatro romano di Ostia Antica G. Salvini mise in scena la Medea di Euripide e ne affidò l’interpretazione alla Ferrati. Tra gli altri attori ricordiamo: R. Lupi, S. Ruffini, G. Stival, A. Ninchi, A. Foà. La F. rilesse il dolore di Medea in chiave attuale, filtrando la classica grecità dell’eroina attraverso la propria sensibilità di donna moderna. La Medea fu successivamente replicata al teatro Olimpico di Vicenza.

Nel maggio del 1950, in occasione di un ciclo di rappresentazioni classiche al teatro greco di Siracusa sotto la direzione di G. Salvini, fu Agave nelle Baccanti di Euripide e Atossa in IPersiani di Eschilo. Accanto a lei recitarono R. Ricci, A. Crast, A. Foà, V. Gassman, R. Lupi, E. Magni, E. Zareschi. La nascita della figlia Monica la tenne lontana dal palcoscenico per due anni. Vi ritornò nel luglio del 1952 in occasione di una nuova messa in scena del Sogno shakespeariano nella versione di A. Brissoni (Verona, Festival d’arte drammatica). In autunno prese parte a uno spettacolo organizzato per commemorare la morte del critico e commediografo R. Simoni (Carlo Gozzi, Milano, teatro Manzoni, ottobre 1952). In quello stesso anno nacque la nuova Stabile del teatro Eliseo. La F. fu chiamata a farne parte insieme con R. Morelli, P. Stoppa, M. Mastroianni, G. De Lullo, R. Falk. Regista era L. Visconti.

Lo spettacolo Le tre sorelle di A. Cechov (Roma, teatro Eliseo, 20 dic. 1952) segnò il fortunato esordio della neonata compagnia. La F. – nella parte di Maga – offrì un’interpretazione memorabile. L’anno seguente interpretò per la seconda volta il ruolo di Medea (Milano, teatro di via Manzoni, marzo 1953; Roma, teatro Eliseo, aprile 1953), nella rilettura di L. Visconti.

Nella successiva stagione teatrale (1953-54) fu prima attrice nella compagnia del Piccolo teatro di Milano, diretta da G. Strehler. Tra le commedie messe in scena ricordiamo: La folle di Chaillot di J. Giraudoux (febbraio ’54) – in cui la F. recitò al fianco di G. De Lullo – e La moglie ideale di M. Praga (aprile 1954). Nel mese di luglio la compagnia si recò in tournée a Buenos Aires. Montevideo, San Paolo, Rio de Janeiro. Elettra, di Sofocle, e Nostra Dea, di M. Bontempelli, furono due tra le opere rappresentate in quella circostanza. Nel gennaio del 1955 partecipò – con L. Cimara, G. Sbragia, F. Mammi, V. Fortunato, T. Carraro – alla ormai storica prima messa in scena di G. Strehler del Giardino dei ciliegi, di A. Čechov (Milano, Piccolo teatro), interpretando il ruolo di Liubov´ Andrièvna Ranièvskaia. Sempre con la Stabile del Piccolo prese parte alla rappresentazione della commedia di F. Garcia Lorca, La casa di Bernarda Alba (ibid., 21 apr. 1955), per la regia di G. Strehler. In quello stesso anno fu Armida nella pièce di J. Cocteau Rinaldo e Armida, allestita da A. Brissoni in uno dei sontuosi saloni della villa Olmo a Como (9 sett. 1955).

Lo spettacolo venne teletrasmesso in diretta dalla RAI Radio televisione italiana e la F. fece così il suo esordio sul piccolo schermo. A partire da quel momento diradò notevolmente le sue apparizioni in teatro, privilegiando la nuova attività di attrice televisiva.

Tra le sue interpretazioni ricordiamo: Ilgiardino dei ciliegi, regia di C. Fino (6 apr. 1956); Due mondi di R. Franken, regia di C. Fino (26 ott. 1956); Medea di Euripide, messa in scena dalla stessa F. con la supervisione televisiva di C. Fino (11 genn. 1957); Ilgabbiano di A. Čechov, regia di M. Ferrero (1º febbr. 1957); La signora X di A. Bisson, regia di C. Fino (11 ott. 1957); Luce a gas di P. Hamilton, regia di C. Fino (24 genn. 1958); Ferika di L. Bus-Feketé, regia di A. G. Majano (18 apr. 1958); Maria Stuarda di F. Schiller, regia di C. Fino (7 nov. 1958); La milionaria di G. B. Shaw, regia di A. G. Majano (23 ott. 1959). Sempre nel 1959 la F. tornò al teatro partecipando a una nuova messa in scena di G. Strehler: Platonov e gli altri da A. Čechov (Milano, Piccolo teatro, dal 27 aprile al 24 maggio). T. Carraro interpretò il ruolo di Platonov, la F. fu Anna Petrovna.Nel 1960 lavorò ancora una volta con G. Strehler, interpretando la parte della eccentrica multimilionaria Claire Zachanassian nella messa in scena del dramma di F. Dúrrenmatt, La visita della vecchia signora (Milano, Piccolo teatro, dal 31 gennaio al 13 marzo 1960). Nello stesso anno fu Ecuba nella riduzione televisiva di Le Troiane di Euripide, diretta da C. Fino (7 ott. 1960). Sempre in televisione interpretò – al fianco di T. Carraro – la commedia di G. Adami, Icapelli bianchi, per la regia di C. Fino (10 febbr. 1961). Qualche tempo dopo fu Aurelia, la pazza di Chaillot, nell’omonimo dramma di J. Giraudoux, adattato per il piccolo schermo da S. Bolchi (2 giugno 1961). Nel 1962 fu la protagonista della tragicommedia Celestina di F. De Rojas, nella messa in scena di G. De Bosio (Milano, teatro Nuovo, 14 marzo 1962). L’anno dopo interpretò – accanto a E. M. Salerno – la parte della protagonista nel dramma di E. Albee, Chiha paura di Virginia Woolf ? per la regia di F. Zeffirelli (Venezia, teatro La Fenice, 5 ott. 1963).

Nel 1964 fu chiamata ad insegnare recitazione all’Accademia nazionale “Silvio D’Amico”, dove rimase fino al 1966. La recitazione austera, essenziale, misurata, la dizione aspra e tagliente, il rigore stilistico delle interpretazioni diventarono da allora un termine di paragone costante per le nuove leve.

Parallelamente intensificò la sua attività di interprete televisiva: fu la signora Frola in una riduzione del dramma di L. Pirandello, Così è (se vi pare), per la regia di V. Cottafavi (22 maggio 1964); interpretò la parte della madre adultera in La porta chiusa di M. Praga, regia di G. Morandi (4 giugno 1965); recitò – accanto a L. Brignone e G. Bosetti – nell’Orestiade di Eschilo, riletta da M. Ferrero (9-16-23 sett. 1966); fu Ecuba in Le Troiane di Euripide nella versione di V. Cottafavi (17 febbr. 1967). Nello stesso anno tornò al teatro con la commedia di E. Albee, Un equilibrio delicato, messa in scena da F. Zeffirelli (Genova, teatro Duse, 18 apr. 1967). Nel 1968 interpretò il ruolo di una matura vedova dal cuore aperto alle più belle speranze nella riduzione televisiva di M. Ferrero della commedia dialettale di A. Novelli, Gallina vecchia (9 genn. 1968).

Nel 1972 recitò accanto a R. Morelli, N. Ricci, A. Ninchi, G. Pambieri nell’adattamento del romanzo di A. Palazzeschi, Le sorelle Materassi, per la regia di M. Ferrero (24 settembre, 1 ottobre e 8 ott. 1972). Dichiarò Palazzeschi in quella occasione: “Sarah Ferrati è l’unica attrice, dopo la Duse, che mi abbia fatto provare, mentre recitava, le stesse emozioni profonde” (Radiocorriere, 1-7 ott. 1972, p. 41).

Dopo diversi anni di assenza la F. tornò a calcare le tavole del palcoscenico con la commedia Gallina vecchia (Roma, teatro Valle; Firenze, teatro La Pergola, teatro Niccolini, dicembre 1978 – gennaio 1979): un ritorno al teatro, dunque, e al contempo un ritorno alle sue origini, alla sua Firenze, da cui mancava da lunghissimi anni ma di cui aveva sempre serbato – come un dono prezioso – il nitore della parola e la musicalità dell’accento.

Fu la sua ultima apparizione. La F. morì a Roma il 3 marzo 1982.

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