accadde…oggi: nel 1909 nasce Ninì Pietrasanta, di Alessandra Antinori

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«Già fin dalla fanciullezza inconsapevolmente intuii la sovrana magnificenza dell’Alpe, il fascino irresistibile della montagna. […]. [Essa] oltre a plasmare il carattere, dà alle anime che più le son vicine, un’impronta comune: lo sforzo tenace, il peri colo sempre in agguato, la vita che non comporta inutili vanti, fa dell’alpinista d’ogni nazione un tipo che si riconosce fra mille, severo, posato, misurato nei discorsi, pronto alle rapide decisioni, dagli entusiasmi quanto più radi tanto più duraturi».

Fra le poche alpiniste degli anni ‘30, Ninì Pietrasanta è stata la sola a scrivere delle proprie imprese. Nel suo libro del 1934 Pellegrina delle Alpi, si possono ritrovare tutto l’amore, la straordinaria sensibilità di Ninì per la natura e per la montagna in particolare. Ortensia, questo il vero nome della Pietrasanta, nasce in un sobborgo di Parigi, Bois Colombe, nel 1909.

Il padre la avvia giovanissima alla montagna e la segue per tutta la vita; dopo aver compiuto gli studi, inizia l’attività escursionistica sulle pareti del gruppo del Monte Rosa e dell’Ortles, sotto la guida di Giuseppe Chiara e Tita Piaz. Ben presto il livello delle sue ascensioni si alza e Nini può raggiungere il Lyskamm orientale per la parete nord, la Thurwieser per la via nuova, il Campanile Basso e molte altre vette. Ma è il 1932 a segnare la svolta decisiva per la carriera alpinistica e per la vita della Pietrasanta.

Nel luglio di questo anno, al Monterves, incontra Gabriele Boccalatte, anch’egli grande alpinista, vittima di una caduta durante una ascesa. Ninì lo assiste e, da quel momento, lei e Gabriele diventano coppia inseparabile nelle scalate. Ancora nel 1932 salgono insieme una punta vergine nella catena delle Périades (che viene intitolata Pointe Ninì des Périades proprio in onore di Ninì); compiono con Steger la prima salita della cresta sud del Torrone orientale e successivamente con Gervasutti raggiungono lo Spigolo del Velo alla Cima della Madonna.

La conquista di altre, difficili vette prosegue ancora nel 1933, con la prima traversata delle Aiguilles du Diable; nel 1934, con la scalata della cresta sud dell’Aiguille Noire de Peuterey (m. 3773), considerata una delle più difficili del versante italiano della catena del Monte Bianco. Proprio ancora su questa catena Gabriele e Ninì si impegnano nel 1935: c’è la vergine parete ovest che attende di essere vinta.

I due alpinisti la attaccano il 25 luglio 1935; riescono a superare una metà, ma sono sorpresi da una di quelle terribili bufere caratteristiche del Monte Bianco. Riescono a sopravvivere a un bivacco in condizioni spaventose e scendono a valle. Ma il primo agosto ritornano alla parete ovest e questa volta la superano brillantemente, compiendo una delle più spettacolari imprese dell’epoca. Questa straordinaria esperienza si imprime nella memoria di Ninì che la racconta attraverso relazioni, articoli per la rivista mensile del Cai e alcuni libri di memorie.

Dopo il successo ottenuto in questa ultima, incredibile impresa, nulla lascia prevedere la tragedia che di lì a pochi anni investirà la vita della Pietrasanta. Nel 1937, in seguito all’ascensione del pilone nord-est del Mont Blanc du Tocul, che porta a Ninì e Gabriele l’assegnazione della medaglia d’oro al valore atletico, i due alpinisti coronano finalmente la loro lunga amicizia con il matrimonio. Qui ha fine la carriera di Ninì che a breve diventa mamma di Lorenzino.

Nel 1938, Gabriele decide di tentare un’altra ardimentosa e difficile conquista: aprire una nuova via all’Aiguille de Triolet. Ma purtroppo questa volta l’impresa di “strappare il segreto alla vetta” fallisce: i corpi di Gabriele Boccalatte e del suo collega Polti vengono rinvenuti sul ghiacciaio del Triolet, pochi giorni dopo l’inizio della scalata. A Ninì, distrutta dalla perdita del compagno di tutta la vita, non resta che dedicarsi al figlio e raccogliere le tante memorie delle avventure condivise con Gabriele.

Considerata una delle maggiori alpiniste di tutti i tempi, Ninì Pietrasanta ha ricevuto numerose attestazioni di merito, tra cui la medaglia d’oro del Cai. Si è spenta ad Arese, ormai molto anziana, nel 2000.

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