accadde…oggi: nel 1881 nasce Jessie Boswell, di Anna Bovero

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Nata il 10 marzo 1881 a Leeds, in Inghilterra, da vecchia famiglia dello Yorkshire, studiò musica sotto la guida del pianista Cyril Scott e conseguì il diploma nel 1901. Trasferitasi in Italia nel 1906, si stabilì a Torino nel 1913. Non sappiamo quando la B. cominciasse a dipingere: senza dubbio essa trovò un ambiente stimolante in casa Gualino, dove rimase, con mansioni di dama di compagnia, fino al 1928. Si presentò al pubblico torinese nel 1923, esponendo alla Promotrice insieme con il gruppo di giovani artisti che, ribellandosi alla provinciale angustia della tradizione ufficiale, vedevano il maestro dell’arte moderna in Felice Casorati.

fra gli allievi del Casorati la B. fu classificata spesso nei resoconti delle esposizioni. Ma l’essenza dell’arte casoratiana è affatto estranea al suo gusto del colore, istintivo ed esclusivo, cui, dopo qualche esperienza di composizione prospettica e plastica (Le tre finestre, 1924, Torino, Galleria civica d’arte moderna; Vasi, 1924, Biella, raccolta E. Sella), la pittrice si affidò totalmente, evocando, in quadretti di modeste, o addirittura minuscole dimensioni, tranquille immagini di vita familiare: figure, ambienti, elementari paesaggi, mazzi di fiori sono risolti in vivo contrasto di luci (Donna che cuce, 1928, Biella, coll. Boggio), o in gaio squillare di tinte vivaci (Interno con ciclamini, 1929, Torino, coll. Fiore), giustapposte a “macchia”, con franchezza aliena da ambizioni programmatiche. Indifferente ai problemi di stile che assillavano l’ambiente casoratiano, estranea alle polemiche culturali alimentate sia da Lionello Venturi sia da Edoardo Persico nella cerchia degli artisti torinesi, la B. aderì tuttavia al gruppo dei “Sei pittori di Torino”, costituitosi alla fine del 1928 come espressione di un anticonformismo orientato prevalentemente verso la pittura francese post-impressionista. La modestia degli intenti preservò la B. dagli aspri attacchi della critica ufficiale, impegnata contro l’eterodossia degli altri membri del gruppo (Chessa, Galante, Levi, Menzio, Paulucci), e la cordiale freschezza dei suoi bozzetti piacque al pubblico. Intervenuta alle quattro mostre dei Sei fra il 1929 e il 1930, dopo la Biennale veneziana di quell’anno la B. separò la propria attività da quella degli amici, continuando a lavorare a Torino. Poiché aveva ottenuto nel 1936 la cittadinanza italiana, nei primi tempi della guerra visse indisturbata, esponendo regolarmente fino al 1941. Quando i bombardamenti e l’occupazione tedesca paralizzarono ogni manifestazione culturale e artistica torinese, la B., che appunto fra il 1942 e il 1945, dopo un periodo di stanchezza, riprendeva con nuovo slancio a produrre, allestì una mostra personale a Biella, presso la Galleria d’arte Garlanda (1944). Dopo la guerra, la salute della pittrice declinò, fino a impedirle ogni attività artistica; nel 1952 la B. venne accolta nella Casa di riposo delle Figlie di Sant’Eusebio, a Moncrivello (Vercelli), dove si spense il 22 sett. 1956.

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