accadde…oggi: nel 1911 nasce Maria Grazia Puglisi, l’inventrice di Telescuola

Il bambino in televisione: cantare (non) è (più) un gioco – CENNI STORICI

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Nel 1958, la Rai inaugura Telescuola, progetto decisamente ambizioso che la televisione nazionale realizza in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione. Si tratta della primo programma a livello Europeo che organizza un ciclo di lezioni che duri per l’intero anno scolastico, quello del 1958/’59[1], e che permetta a chi lo segue di sostenere, al termine dell’anno, l’esame per il conseguimento del diploma nell’indirizzo industriale o agrario. La trasmissione, durata fino al 1966, funzionava grazie ad un capillare sistema di Posti di Ascolto di Telescuola (PAT), istituiti dallo stesso Ministero dell’Istruzione, in cui un insegnante aveva la possibilità di ampliare le conoscenze apprese tramite l’apparecchio televisivo e, soprattutto, aiutare gli studenti ad assimilare le lezioni.

Nata da un’idea della Professoressa Maria Grazia Puglisi, Telescuola ebbe il merito di contribuire sensibilmente all’alfabetizzazione del Paese, grazie ai PAT organizzati soprattutto in zone dove le scuole erano troppo lontane o poco frequentate, permettendo anche alle famiglie con minori possibilità economiche di accedere all’istruzione stessa.

È la stessa Puglisi che, scrivendo della trasmissione nel 1965, descrive gli intenti dell’intero progetto:

«[…] pur mantenendo sempre come protagonista il maestro, la televisione avrebbe dovuto sfoderare tutte le sue armi, cioè tutte le sue più suggestive possibilità spettacolari, scenette, attori, imitazioni, disegni, tutto un caleidoscopio di immagini avvincenti attraverso le quali l’alfabeto, insieme ad altre cognizioni di vario genere, avrebbe dovuto insinuarsi quasi inconsciamente nella mente degli allievi, così da divertire insegnando e lasciando l’illusione che più che andare a scuola ci si recasse a godere uno spettacolo televisivo[2]».

Nonostante le parole della responsabile, la produzione non assunse quasi mai i toni idilliaci che lascerebbe pensare; nonostante questo, il numero crescente di ascolti e di diplomi conseguiti confermò la bontà dell’idea, che moltissimi altri Paesi in seguito esportarono.

Da questo punto di vista l’intento delle due istituzioni, lo Stato, attraverso il Ministero dell’Istruzione, e la RAI, era evidentemente quello di sfruttare a pieno le potenzialità di un medium di cui molti lodavano le capacità di coinvolgimento e la facilità di fruizione, ma che allo stesso tempo rischiava di restare una buona possibilità pedagogica solo in potenza, sfruttando invece negli interessi produttivi solo l’intrattenimento e l’informazione, magari dedicata ad argomenti che coinvolgevano in misura maggiore il pubblico. Fu anche per questa preoccupazione che la RAI, fin dalla sua fondazione, ebbe come caratteristica peculiare quella di presentarsi come servizio pubblico, che la stessa Presidenza della Repubblica, all’epoca in mano al liberale Luigi Einaudi, formalizzò dal 1952 sottolineando l’importanza della collaborazione, anche economica, tra la Radio Audizioni Italiane e l’Istituto per la Ricostruzione Industriale[3], ente fondato nel secondo dopoguerra con l’intento di sovrintendere alle politiche industriali in Italia.

Già volto noto della RAI, nata come annunciatrice ai tempi dell’EIAR e delle trasmissioni di prova, Maria Grazia Puglisi ebbe meriti ben oltre l’invenzione di Telescuola. La docente ormai votata al mondo televisivo, infatti, condusse il programma Riservato alle signore (Programma Nazionale, 1953), si occupò della realizzazione de La TV degli agricoltori (Programma Nazionale, 1955) e, per l’appunto, della direzione di tutta la produzione dei corsi scolastici via etere.

Visto il successo della prima iniziativa, la Puglisi ebbe in delega dalla RAI l’ampliamento dell’esperimento che diventò ancora più ambizioso, dedicandosi anche agli adulti analfabeti con Non è mai troppo tardi (Programma Nazionale, 1960-1968), condotta in modo impeccabile e universalmente lodevole da Alberto Manzi. Nel corso di questa trasmissione, infatti, il maestro televisivo per eccellenza ebbe la capacità di coniugare al suo estro comunicativo una grande efficacia didattica che permise già al primo anno di trasmissioni a 35.000 persone il conseguimento del diploma scolastico.