accadde…oggi: nel 1882 nasce Eugenia Burzo, di Angelo Mattera

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Nacque a Poirino (Torino) il 20 giugno 1882 da Maurizio, chirurgo, e da Margherita Ducato. Manifestata fin da bambina una spiccata vocazione musicale, si dedicò in un primo tempo allo studio del violino, presentandosi in pubblico all’età di nove anni e destando ammirazione per la sua abilità. Più tardi, vinto un difficile concorso (duecento partecipanti) per la scuola di canto al conservatorio G. Verdi di Milano, si perfezionò con i maestri Aversa e A. Guagni Benvenuti, esordendo nel 1899 al teatro Vittorio Emanuele di Torino con Cavalleria rusticana:la sua Santuzza convinse pienamente sia per la personale interpretazione, sia per la bruciante passionalità. Tra il 1900 e il 1904 si produsse, di successo in successo, in varie città d’Italia (San Remo, Milano, Catania, Bari e Palermo) e all’estero (Russia, Spagna), eseguendovi numerose opere di carattere drammatico, alcune delle quali entrate da poco tempo in repertorio, come Tosca di Puccini, Andrea Chénier e Fedora di U. Giordano e L’Arlesiana di F. Cilea. Tornata in Italia al termine di una fortunata tournée sudamericana a Rio de Janeiro e a Buenos Aires, fece il suo brillante esordio al teatro alla Scala di Milano nel 1906, cantandovi Loreley di A. Catalani, Resurrezione di F. Alfano e La figlia di Jorio di A. Franchetti; nella stagione successiva (1907) si fece applaudire in Cavalleria rusticana,Aida,Wally e Gioconda. In quest’ultima opera, che segnò una felice ripresa per le scene del teatro-scaligero, la B. rinnovò, con la sua splendida voce e il plastico risalto della figura, i trionfi riportati da M. Mariani Masi e dalla Angeloni. Ancora nel 1907 si ripresentò alle platee sudamericane, attesa e festeggiatissima, per tornarvi di nuovo nel 1909; da allora i suoi impegni teatrali andarono diradandosi, a causa dei disturbi nervosi e cardiaci che incominciarono a minarne la fibra non senza incidere sulla efficienza vocale. Si ricordano, tuttavia, le sue partecipazioni alla prima esecuzione di Zulma di R. Romani (Livorno, teatro Goldoni, 1909) e a quella della Fanciulla del West (Roma, teatro Costanzi, 12 giugno 1911), su invito di Puccini, nel corso delle celebrazioni del cinquantenario dell’unità d’Italia; R. Leoncavallo, inoltre, la elesse a prima interprete degli Zingari (rappresentata all’Hippodrom di Londra il 16 sett. 1912), nel ruolo di Fleana, e del Goffredo Mameli, il27 apr. 1916 al teatro Carlo Felice di Genova. Per l’ultima volta cantò nel 1919, al teatro Lirico di Milano nella Marion Délorme di Ponchielli riprendendo quel personaggio e animandolo di un soffio di vita così potente da ricordare la famosa prima interprete Pantaleoni.

Assistita negli ultimi anni d’infermità con commovente dedizione da Rosina Storchio, sua grande collega e amica, si spense a Milano il 18 maggio 1922.

Dotata di un’intelligenza vivace e poliedrica (fu anche pittrice di un certo merito) e di notevole bellezza, la B. ebbe voce di soprano compatta, potente, ardita nei suoi scatti lampeggianti, che si riversava in ondate di vibrazioni, stupefacendo il pubblico e sollevandolo fino all’entusiasmo. Al servizio, com’era, di un temperamento impulsivo e fremente, la sua voce attingeva spesse volte culmini trascinanti nell’accensione passionale e drammatica; talaltra, invece, eccedendo, scadeva a esasperanti effetti veristici. Ciò spiega, da una parte, alcuni successi contrastati della B. per l’inettitudine a contenere il canto e l’azione scenica entro la linea di classicità del vecchio repertorio (nelle opere Armida di Gluck, Saffo di G. Pacini, Norma di Bellini, fino alla verdiana Aida), dall’altra certe sue indimenticabili creazioni di figure sceniche, di più scoperta e istintiva passionalità in opere recenti, quali le già citate Resurrezione,La figlia di Jorio,Zingari e La fanciulla del West.