accadde…oggi: nel 1866 nasce Lola Mora, di Grazia Fresu

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https://www.iltempo.it/cultura-spettacoli/2011/01/18/news/lola-mora-una-scultrice-tra-l-argentina-e-roma-826640/

Lola Mora, il cui nome per intero era Dolores Candelaria Mora Vega de Hernandez, nata a Tala in provincia di Salta il 17 novembre del 1866 , è stata una grande scultrice argentina, la cui storia può essere considerata emblematica per l’epoca in cui visse. Era terza di sette figli e nel 1870, quando aveva quattro anni, la famiglia decise di trasferirsi nella città di San Miguel di Tucumán. Qui, a sette anni, cominciò i suoi studi nell’esclusivo Collegio Sarmiento, distinguendosi per le sue capacità intellettive ma anche per le sue attitudini al disegno. Nel corso dei suoi studi lo spiccato interesse per le arti figurative si spostò a favore della scultura, arte a quei tempi di non facile accesso alle donne così non come lo era nella Francia di Camille Claudel.

Dai vent’anni cominciò a studiare Belle Arti con il pittore italiano Santiago Falcucci che per primo la mise in contatto con la grande tradizione dell’arte e in particolare della scultura italiana. Ma Lola non era una che si accontentasse del racconto altrui, per quanto esperto, sicché decise di recarsi in Italia, precisamente a Roma, per vedere dal vivo le opere che l’avevano affascinata nelle riproduzioni e nelle parole del suo maestro.

Qui nella capitale italiana, un altro maestro, Giulio Monteverde, riconobbe in quella giovane bellissima argentina dagli occhi intensi e curiosi, un talento che aspettava di esprimersi. All’inizio le caratteristiche delle prime sculture risentivano dell’accademismo influenzato dal rinascimento italiano che tanto aveva ammirato nelle sue ore di permanenza nei musei italiani, alla ricerca del segreto di bellezza, tecnica  e emozione che quei marmi contenevano. Ma ben presto lo spirito indipendente di Lola, la sua innata trasgressione delle regole, la spingono a tentare una sfida a quella composta tradizionale bellezza, inserendo una sorte di “brutalismo” nella levigatezza del marmo, una traccia di materia molto forte che ne incrinava la perfezione formale per metterne in risalto l’ energia e la forza vitale, la corrente sensuale e turbolenta della vita, cosa questa, per quei tempi di moralità vittoriana, del tutto inaccettabile sia dalla critica che dal pubblico e ancora di più se a proporre questa incrinatura, questo sguardo altro, era una donna.

Infatti il giornalista francese Jules Huret, invitato all’esposizione del Centenario della repubblica argentina, nel 1910, ne diede un’opinione sfavorevole, senza rendersi conto che con quelle sculture in apparenza inconcluse, sbozzate, dove la forma conservava forti tracce della materia in cui era scolpita, Lola Mora si stava avvicinando  alle avanguardie del XX secolo, rappresentate da artisti come Alberto Giacometti, Eduardo Chillida Juantequi, Pablo Picasso e Henry Moore e anticipate dai visionari Auguste Rodin e Antoine Buordelle.

Per di più Lola era una donna bella, di buona famiglia, il cui destino si sarebbe dovuto compiere secondo quegli schemi prefissati per cui nel mondo occidentale la donna era sottomessa all’uomo e socialmente valutata solo come sua appendice. Lola non era sposata, lo farà a quarant’anni con un uomo molto più giovane di lei che lei stessa lascerà dopo pochi anni, i suoi amanti non ne surclasseranno mai la personalità né lei permetterà loro di assumere nella sua vita un ruolo predominante, come accadrà invece per l’altra grande scultrice di questa epoca, Camille Claudel, amante di Rodin e sorella di Paul Claudel che vedrà schacciati la sua vita e il suo talento dagli uomini amati. Lola passava ore nel suo laboratorio in pantaloni e camicioni ampi, a lavorare la creta e il marmo, a immaginare e a   scolpire le sue statue vibranti di donne che esibivano trionfalmente e senza pudori la loro nudità, una nudità che così esibita faceva parte allora solo del mondo postribulare e pornografico di cui gli uomini erano segreti e ipocriti fruitori.

Contemporaneamente  fuori del suo laboratorio la sua bellezza, il suo fascino, la sua eleganza nei salotti di Roma e Buenos Aires ne imponevano fortemente la presenza. Lola oltre al suo talento artistico aveva enormi capacità di immaginazione sul futuro e di conoscenze tecniche che le permisero di brevettare molte nuove idee riguardanti l’esplorazione mineraria, la ferrovia (fu una delle realizzatrici della ferrovia transandina, per dove oggi passa il famoso Tren de las Nubes (treno delle nubi) che raggiunge i 5000 metri sulla Cordigliera delle Ande), un sistema per proiettare film senza schermo, utilizzando una colonna di vapore e un sistema di cinematografia a colori basandosi nell’iridescenza delle emulsioni oleose sulla celluloide. Fu anche urbanista e autrice del Primo Progetto della metropolitana e della galleria subfluviale in Argentina, proposto per la sua capitale.

Molte opere di Lola si trovano esposte nelle piazze e nei musei di varie città argentine ma la sua scultura più famosa resta “Las fuente de las Nereidas” (La fonte delle Nereidi), situata oggi nella Costanera, a ridosso del fiume, nella città di Buenos Aires, vicino alla Riserva Naturale, meta costante del passeggio dei porteños (abitanti della città). Il gruppo scultoreo è certamente  la testimonianza più grande e scandalosa del suo talento. Rappresenta una grande conchiglia che sostiene in una spirale di corpi che tende verso l’alto le bellissime sensuali Nereidi. L’opera fu ordinata nel 1903 dalla Municipalità della Città di Buenos Aires e collocata a poca distanza dalla “Casa Rosada” (Sede del governo), ma ben presto sorsero a contestarla le “leghe moraliste” che si lamentavano di quei nudi di donna che con  pagana felicità s’innalzavano al di sopra delle acque; il loro furore si scagliava anche contro la scultrice che vi lavorava in loco in pantaloni e mostrava rapporti, secondo loro, troppo  disinvolti con gli uomini che l’aiutavano.

La pressione esercitata contro “Le Nereidi” obbligò le autorità a trasferire “La Fonte” nella Costanera, in quello che era allora un luogo fuori città e quasi non frequentato. Intenzione di Lola era esaltare la donna libera nella sua bellezza naturale, non attraverso lo sguardo della libidine maschile, ma attraverso il suo sguardo di donna che di quella bellezza era essa stessa portatrice e che considerava come un inno alla femminilità che dignitosamente si  elevava dentro la natura e non attraverso la mentalità massiva dell’epoca che considerava i nudi femminili come immagini immorali. In queste donne Lola esibisce tutta la sua ribellione ai dettami sociali nei quali non si riconosce e ai quali non si piega: le sue donne non nascondono nulla, né il pube né il volto, anzi lo mostrano orgogliose col mento sollevato e l’espressione ridente o ardita e con i loro seni sempre nudi, turgidi, messi in evidenza, elevati trionfalmente ad affermarne nel mondo l’esistenza senza vergogna.

Lola era una donna libera che credeva fermamente nella liberazione femminile dalle pastoie di una società repressiva e, nonostante questa sua lotta le mettesse contro la parte più retriva della società, ebbe certo più fortuna della francese Camille Claudel. Dopo il trasferimento della sua scultura Lola Mora cominciò a soffrire una sorta di ostracismo, ma nonostante avesse tutte le possibilità di andare altrove dove il suo talento era apprezzato, decise di rimanere.     Difese con convinzione e determinazione il suo lavoro con una lettera aperta al governo e alla cittadinanza in cui diceva tra l’altro:

“Non pretendo di scendere sul terreno della polemica, tantomeno intendo entrare in discussione con questo nemico invisibile e potente che è la maldicenza. Però mi dispiace profondamente che lo spirito di certa gente, la impurezza e il sensualismo abbiano il primato sul piacere estetico di contemplare un nudo umano, la più meravigliosa architettura che abbia potuto creare Dio….L’arte è la risposta dell’uomo alla natura e il suo superamento; però c’è un’educazione estetica come c’è un’educazione morale e altra religiosa…Gli esseri umani non possono raggiungere nessuna di queste forme di educazione se non con una sensibilità raffinata e un’ attenzione disciplinata, Ognuno vede in un’opera d’arte quello che sta prima nel suo spirito; l’angelo o il demone stanno sempre combattendo nello sguardo dell’uomo. Io non ho attraversato l’oceano con l’obiettivo di offendere il pudore del mio Paese; mi farebbe orrore pensare che qualcuno abbia immaginato simile cosa…Mi addolora profondamente quello che sta accadendo, però non ritrovo in queste espressioni di ripudio –chiamiamole in qualche modo- la voce pura e nobile della mia Gente. E questa è quella che mi interesserebbe udire, da questa aspetto il posteriore giudizio”.

 

Lola Mora morì a Buenos Aires il 7 luglio del 1936 dopo tre giorni di agonia e difficoltà respiratorie, consolata dall’affetto di tre cugine che le furono accanto per tutto il periodo della malattia. Alla sua morte tutti i giornali del paese pubblicarono necrologi nei quali ne esaltavano la figura di artista e di donna, lamentando l’oblio in cui era caduta e auspicando da parte della società e della cultura argentine un riconoscimento all’altezza del suo talento e del suo coraggio.

 

In sua memoria il Congresso Nazionale dichiarò il giorno della sua nascita, il 17 di novembre, come “Giorno Nazionale dello Scultore e delle Arti Plastiche”, fu inoltre elevato un monumento alla sua figura nei Giardini che prendono il suo nome nel Parco San Martín della città di Salta e dal 1995 viene organizzata ogni anno la “Settimana delle Arti” simultaneamente a El Tala e a Salta con partecipazione di tutte le discipline artistiche e le Regioni del Paese sotto la denominazione di Festival Nazionale delle Arti “Lola Mora”. La Commissione Nazionale dei Musei, dei Monumenti e Luoghi storici ha anche dichiarato di interesse storico artistico la sepoltura di Lola Mora che si trova nel Cimitero dell’Ovest, la necropoli più antica di Tucumán.

 

Finalmente Lola Mora, assunta a gloria nazionale, ogni notte danza nella Costanera con le sue Nereidi e la sua Gente, come lei aveva auspicato,  incantata dal suo talento, dal suo coraggio  e dalla sua bellezza la sta a guardare.