si chiamava…di Lorenzo Tosa

Si chiamava Fatima, 28 anni, avrebbe dovuto partorire tra tre settimane, l’hanno trovata morta, insieme al figlio che aveva in grembo, soffocata nella sua casa a Versciaco (Bolzano) col corpo martoriato da calci e pugni.

Si chiamava Rosalia, 54 anni, ammazzata di botte dal marito a Mazara del Vallo dopo tre giorni e tre notti di orrore e torture in una casa diventata prigione.

Si chiamava Speranza, 50 anni, era scomparsa a metà dicembre, il suo corpo è stato ritrovato senza vita in un’area residenziale di Alghero.

Si chiamava Laureta, aveva 43 anni, l’hanno rinvenuta in una pozza di sangue, con accanto il marito, nella casa di Genova in cui lavorava come colf.

Si chiamavano Rosalia e Monica, madre e figlia di 48 e 27 anni, morte a Mussomeli (Caltanissetta) con dieci colpi d’arma da fuoco sparati dall’ex amante della mamma che non sopportava la fine della loro relazione.

Sei donne morte ammazzate o ritrovate cadavere solo nelle ultime 48 ore.
Una ogni 8 ore.

C’è un’emergenza drammatica che non genera psicosi, non provoca indignazioni, non porta voti, di cui qualcuno nega addirittura l’esistenza.

Si chiama femminicidio.
E non smetteremo mai di parlarne, di raccontare, di combattere, di condividere queste storie, le loro storie, fino a quando questo virus letale non sarà debellato.

Il cuore sanguina.
Perdono