I 5 riti tibetani, elisir di lunga vita ! di Nino Ermes

 

Bastano dieci-quindici minuti al giorno per favorire il riequilibrio della secrezione ormonale, ritrovando così benessere e nuova energia psicofisica. Estratto da “L’Altra Medicina – n.24”

Tutti noi vorremmo porre un freno all’inevitabile passare degli anni. Pia illusione, purtroppo, la carta d’identità non fa sconti.

Eppure, qualcosa di concreto si può fare per rallentare il processo d’invecchiamento e “sentirsi” meno anni addosso.

A tal proposito ci vengono in aiuto i maestri del Paese degli altopiani, il Tibet, con una serie di esercizi che hanno ripercussioni positive sul nostro benessere psicofisico. Si tratta dei 5 riti tibetani, semplici pratiche che traggono origine in particolare dallo yoga indiano classico e da quello tibetano…e funzionano alla grande, non sono soltanto una moda del momento!

Prima di addentrarci negli esercizi veri e propri cerchiamo di capire come lavorano e perché sono così efficaci per la salute dell’intero organismo.

Nel nostro corpo sono presenti sette importanti ghiandole endocrine il cui compito è quello di secernere ormoni. Se le ghiandole funzionano al meglio il nostro corpo ne trae beneficio e gira “a mille”; se si registrano dei blocchi i conseguenti squilibri ormonali causano problemi.

La tradizione orientale ci insegna che queste sette ghiandole corrispondono ad altrettanti centri energetici chiamati chakra. Così come accade per le ghiandole, se uno o più chakra perdono vitalità sarà tutto l’organismo a soffrirne le conseguenze.

Ecco quindi che i 5 riti tibetani, ideati apposta per stimolare i chakra e, di conseguenza, rivitalizzare le ghiandole, sono in grado di assicurare un benessere diffuso e di frenare il processo d’invecchiamento.

In parole semplici, quindi, il riequilibrio mirato delle ghiandole che secernono ormoni determina lo stato di salute ottimale che non è soltanto fisico ma comprende anche la sfera energetica, psichica e mentale.

I 5 riti tibetani svolgono un’azione benefica anche sugli apparati muscolo-scheletrico e respiratorio contribuendo inoltre a favorire uno stato di salute ottimale.

Ma non solo: grazie al maggior flusso energetico che deriverà dalla corretta pratica dei 5 tibetani sarà l’intero organismo a trarne sicuri vantaggi, con ricadute benefiche anche per la mente, più “libera” per affrontare al meglio le tante problematiche quotidiane.

E per ottenere i primi risultati non è necessario attendere molto: già dopo un paio di settimane di esercizi eseguiti con costanza corpo e mente daranno segnali positivi e i flussi energetici saranno rivitalizzati.

Si parte gradualmente: la prima settimana ogni esercizio verrà ripetuto tre volte, la seconda cinque e via via così fino a un massimo di ventun ripetizioni per ogni rito. Poi proseguite così cercando solo di focalizzarvi sugli esercizi per effettuarli sempre al meglio.

L’unico esercizio per cui non sono previste le ventuno ripetizioni è il primo per il quale l’indicazione è di non superarne dieci-dodici.

Come capita spesso fare esercizio fisico subito dopo essersi alzati dal letto garantisce i risultati migliori.

Certo, svegliarsi di buon’ora ed eseguire i 5 riti richiede forza di volontà e costanza. Sappiate però che, così facendo, ne trarrete grande energia e la giornata da affrontare vi sembrerà meno impegnativa.

I riti si possono comunque eseguire anche di sera; in questo caso vi regaleranno tranquillità e una migliore qualità del sonno.

È comunque anche una questione di tempo e comodità: ognuno/a dovrà trovare il momento più propizio all’esecuzione anche durante la giornata.

Prima di iniziare gli esercizi veri e propri, considerando che siete “freddi/e”, è necessario qualche esercizio preparatorio che riscaldi i muscoli e prevenga eventuali blocchi.

Iniziate a lavorare su testa e collo eseguendo movimenti di rotazione, sgranchite anche piedi, mani e spalle allo stesso modo con movimenti rotatori che si allargano sempre più, arrivando alla massima estensione possibile.

 

Primo rito.

In piedi (A), braccia larghe, palme rivolte verso il basso, con piccoli passi ruotare su se stessi/e in senso orario (B) in modo che il braccio sinistro ruoti verso destra (C).

Fate però attenzione: questo tipo di esercizio rotatorio può provocare perdita dell’equilibrio. È quindi consigliabile, almeno per le prime volte, eseguire i movimenti lentamente, con non più di 3-4 rotazioni, per poi aumentare a seconda del proprio sentire fino a un massimo di dieci-dodici rotazioni.

Secondo rito.

Distesi a terra, supini/e, braccia lungo i fianchi (C), sollevare contemporaneamente le gambe a 90 gradi rispetto al busto con i piedi a martello e la testa verso il petto (B). Schiena e bacino rimangono a contatto con il suolo. Inspirare durante la flessione ed espirare nella fase di distensione.

Versione alternativa. Nel caso risulti difficile alzare e abbassare le gambe distese il movimento può essere effettuato partendo dalla posizione iniziale con le ginocchia piegate (A): in questo modo la colonna vertebrale viene meno sollecitata (D).

Terzo rito.

In ginocchio, mani posizionate sui glutei, testa appoggiata sullo sterno (A), inarcare all’indietro testa, spalle e il tratto toracico della schiena (B). Inspirare quando si inarca ed espirare mentre si ritorna alla posizione di partenza. Durante il rito mantenere rilassate le mascelle.

Quarto rito.

Seduti/e, gambe distese e piedi larghi quanto le anche; tronco eretto, mento che tocca lo sterno e palme appoggiate a terra con le dita in avanti (A), piegare le ginocchia, sollevare il bacino e rovesciare indietro la testa, inspirando si sale (B) ed espirando si torna alla posizione di partenza.

Versione alternativa e facilitata. Distesi/e, braccia lungo i fianchi e palme a terra, ginocchia ripiegate con i talloni vicini ai glutei (C), sollevare il bacino, inspirando (B). Si ritorna alla posizione di partenza espirando.

Quinto rito.

Proni/e, bacino e arti inferiori sfiorano terra, testa eretta, palmi delle mani appoggiati a terra larghi quanto le spalle e piedi appoggiati sulle dita flesse larghe quanto le anche (A), sollevare il bacino, espirando (B). Inspirare tornando alla posizione dipartenza.

Versione alternativa e facilitata. Si cambia il punto di appoggio che dai piedi passa alle ginocchia (C,D)