accadde…oggi: nel 1995 muore Lucia Alberti, di Nicoletta Tiliacos

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E’ stata, Lucia Alberti, la gran dama dell’astrologia italiana, conosciuta e apprezzata da un pubblico vastissimo. Nei ruggenti anni Sessanta che scoprivano il benessere e il fascino del voluttuario, persone di ogni ceto impararono a cercare, un po’ per celia e un po’ sul serio, le sue previsioni su quotidiani e rotocalchi, si abituarono a seguirla alla radio e nelle non rare apparizioni televisive e a comprare fedelmente il suo annuale Calendario astrologico, pubblicato da Mondadori dal 1967 in poi.

Per decenni, insomma, dire astrologia e pensare Lucia Alberti sarebbe stata, in Italia, la stessa cosa. Oltre a un perfetto phisi-que du rôle (occhi cangianti dal grigio all’acquamarina, voce sussurrata, un nonsoché di misterioso nello sguardo, sapientemente drammatizzato con un tratto deciso di eye liner, pletore di amatissimi gatti e cani a farle da adorante corteo) a renderla il perfetto prototipo della “signora delle stelle” contribuiva certamente l’aura esotica di un’origine mitteleuropea.

Era nata a Vienna, da madre austriaca e padre toscano (il suo nome da ragazza era Nesti) il 26 marzo del 1921, Ariete con ascendente Sagittario. La fama di sensitiva la seguiva fin dall’adolescenza. Raccontava che, durante la guerra, i suoi terribili mal di testa annunciavano i bombardamenti sul centro della città: «Allora avvertivo le mie amiche e anziché a scuola andavamo a rintanarci nei rifugi antiaerei». Il suo primo incontro con l’astrologia era avvenuto di fronte alla vetrina di una libreria viennese che esponeva un attraente volume sul destino astrale delle dive dell’epoca, da Greta Garbo a Marlene Dietrich. A quella prima lettura astrologica, che lei stessa definiva «piuttosto kitsch», ne seguirono molte altre, affiancate a seri studi di psicologia.

Una volta approdata in Italia, nel dopoguerra, a fornirle un palcoscenico privilegiato ci fu il sodalizio e il matrimonio, avvenuto nel 1953, con l’industriale Guido Alberti, produttore del liquore Strega e mecenate dell’omonimo premio letterario, di cui Lucia divenne una delle colonne e attivo punto di riferimento. Divenne così amica ed entusiasta lettrice e sostenitrice di alcuni tra i più importanti scrittori italiani, da Giuseppe Berto a Goffredo Parise (ai quali predisse un grande successo quando nessuno dei due se l’aspettava) da Alberto Moravia a Pier Paolo Pasolini (che non volle mai farsi leggere il quadro astrale), da Elsa Morante a Giorgio Bassani.

Doveva arrivare il 1962, perché quella che lei stessa viveva come una bizzarra inclinazione che spesso le costava fatica assecondare, uscisse allo scoperto fuori dalla cerchia degli intimi. Cominciò la sua carriera pubblica di astrologa su Paese Sera, per cui curò fino al 1972 le “Lettere alla strega”. Arrivarono poi i giornali femminili: Novella, nel 1964, sulle cui pagine firmava un inserto intitolato La voce degli astri, poi Annabella e infine Grazia. E arrivò soprattutto il grande successo del Calendario astrologico, oltre ai molti altri libri (tutti best seller: Astrologia e vita quotidiana, Amore e zodiaco, Sesso e astrologia) su cui gli italiani andavano scoprendo l’abc del linguaggio delle stelle e imparavano a chiedere: «di che segno sei?».

Non fece mai consulti a pagamento, dedicandosi soltanto agli amici, come l’attrice Anouk Aimée, che le telefonava spesso dagli Stati Uniti per farsi fare l’oroscopo. Una scelta di stile, armonica con l’orrore per la mercificazione di quello che lei stessa presentava come un appassionante divertissement. Anche negandosi, in fondo, Lucia Alberti divenne il volto elegante e presentabile dell’astrologia, e coltivando con il tempo una forma di distacco, sanamente elitario, rispetto a quella che sarebbe diventata la passione palese o segreta di milioni di italiani. Già in un’intervista al Giornale, nel 1979, la Alberti si rammaricava del tenore delle lettere che le arriva vano, magari da ragazze di quindici anni che descrivevano storie multiple, annoiate dalla vita e dall’amore, e faceva tristemente il paragone con i suoi ingenui e vitali quindici anni. Negli ultimi tempi prima della morte, avvenuta nella sua casa romana il 9 febbraio del 1995, pensava di emanciparsi dall’astrologia e dall’“obbligo consola torio” che le imponeva, per scrivere un romanzo e raccontare la storia della sua vita.