il processo, di Franz Kafka, recensione di Loredana De Vita

Franz Kafka: Il processo – Writing Is Testifying

La scrittura di Franz Kafka ha qualcosa di straordinariamente perspicace e magico insieme, “Il processo” (Crescere edizioni, 2021) non tradisce le aspettative, anzi, accresce quel senso di mistero della mente umana senza però lasciarsi mai cogliere pienamente.
In questo caso, “Il processo”, è una lucida analisi dell’eccesso di burocrazia delle istituzioni, in particolare quella dell’avvocatura e del Tribunale, entro cui, se si resta “invischiati”, è come trovarsi in un labirinto che sembra lasciarci muovere sempre un passo più in avanti, mentre in realtà ci rende sempre più prigionieri e confusi.
“Il processo” di Franz Kafka è uno dei suoi romanzi pubblicati postumi, difatti alcuni capitoli posti in appendice, sono incompiuti. Eppure, anche tale incompiutezza contribuisce in qualche modo a suscitare quella sensazione di essere in balia di qualcosa di più grande che si impadronisce della vita del protagonista annullandone passo dopo passo non solo la libertà, ma anche la sensatezza dell’azione e della reazione.
Joseph K., il protagonista, diventa imputato di un processo del quale non conoscerà mai i termini di imputazione poiché sempre più nascosti in cavilli verbali che non spiegano e non aggiungono se non confusione e disgusto per la realtà.
K., incredibilmente, e come se fosse chiuso in uno dei labirinti di Escher, continua a percorrere ogni possibile via, apre porte, spalanca portoni, sale e scende scale, passa attraverso ripostigli, incontra persone che si suppone possano aiutarlo, ma, infine, resta prigioniero di un meccanismo entro cui non acquisirà mai la consapevolezza della colpa “eventualmente” commessa, nè delle ragioni che lo hanno condotto all’arresto finale e alla successiva condonna che lo vedrà trattato “come un cane”, è la sua ultima espressione mentre teme che la vergogna lo perseguiterà anche dopo la morte. Un cane capace di seguire i giochi del padrone, ma anche obbligato a subirne l’insana furia quando il padrone si è stancato di giocare, così si sente K..
Leggere questo libro, scorrevole, lucido, limpido, obbliga ad entrare in un affresco della vita in cui la legge è rappresentata come l’immagine visionaria di un quadro di Magritte, dove ciò che appare non è la realtà, ma una sua possibilità, una delle infinite possibilità che rappresentano la persona umana pur sfuggendo alla sua comprensione.
Di notevole impressione è l’immaginario distopico del protagonista che, pur parlando con tante persone, si ritrova alla fine solo, poichè ciascuno è rassegnato alla realtà della condanna di K. ancora prima che questa sia sentenziata e, cosa che rende il racconto ancora più tragico, ancora prima che se ne conosca il contenuto e il motivo.
Forte è il senso di angoscia che si prova nel percorrere con il protagonista i labirinti delle cancellerie del Tribunale come quelli mentali delle persone che lo circondano, tanto che, infine, il senso di solitudine e di angoscia da parte di K. lo porta a rinunciare a qualsiasi aiuto e a decidere di difendersi da solo. Quello sarà il momento della sua effettiva condanna, non perché rinuncia all’aiuto dell’altro, ma perché rinuncia a essere parte di un meccanismo.
“Il processo” (Crescere edizioni, 2021), un libro da leggere.