l’epifania del volto, di E. Levinas e F. Riva, recensione di Loredana De Vita

E. Lévinas and F. Riva: L’epifania del volto – Writing Is Testifying

“L’Epifania del volto” di E. Lévinas e F. Riva (Servitium-Macondo Libri, 2010), corredato dalle illustrazioni di Eva Kaiser, è un libricino piccolo, appena 29 pagine, ma di una ricchezza e di una bellezza enciclopedica.
I due autori esprimono le proprie riflessioni circa l’umanità e il suo smarrimento per non essere in grado di riconoscere il volto di ciascun uomo e insieme a esso costruire la propria libertà. Riflettendo in questo modo viene suggerito al lettore di operare una rilettura del suo proprio sguardo alla ricerca di una visione che possa effettivamente definirsi etica.
Difatti, nel volto di ciascun uomo c’è il senso dell’umanità e il non saperne riconoscere le sembianze rende ciascuno più schiavo non solo della propria inettitudine, ma anche della propria indifferenza.
L’uomo moderno sembra incapace di pensare ad altri che al proprio “io” reso quale perno dell’esistenza, ma un’esistenza troppo piena di sé stessi non è che un’esistenza vuota, in realtà, è un’esistenza nella quale «l’avere pesa sempre più del dare».
Il titolo, L’epifania del volto, è di per sé un dialogo che l’uomo dovrebbe aprire con sé stesso per chiedersi a quale punto della propria vita sia arrivato e a quale condizione.
Il termine Epifania, deriva dal greco επιφαινω e significa “manifestazione, rivelazione” difatti viene di solito attribuito dalla tradizione cristiana alla presentazione di Gesù ai Magi (6 gennaio). In realtà, il termine, proprio nel significato di “manifestazione” ha avuto un grande influsso nella letteratura europea in particolare fin da quando lo scrittore James Joyce lo usò per definire una delle principali tecniche narrative che adoperò nella sua innovativa scrittura (in “Dubliners”, per esempio) nel tentativo, ben riuscito, di tradurre in parola scritta i rivolgimenti e gli accadimenti della psiche umana e di come questi influenzassero tutto l’agire quotidiano anche se inconsapevolmente in prima istanza.

L’epifania, allora, diviene l’improvvisa rivelazione di qualcosa che che ci era noto, ma che avevamo dimenticato o trascurato, per essere richiamato al conscio tramite le percezioni sensoriali. I sensi portano a galla, equivale a dire, un nascosto abbandonato che, però, sebbene rivelato dai sensi, rivela emozioni e vissuti più profondi che hanno a che vedere con l’intero essere.
Ecco, è in questa chiave che ho voluto leggere l’epifania di Lévinas e Riva, una rivelazione improvvisa che racconti all’umano una storia diversa, una storia “altra” da quella che si era sempre rappresentato e cioè, che attraverso l’accoglienza del volto dell’altro è possibile osservare che «la libertà raggiunge la sua libertà» nel coraggio di essere responsabili degli altri e che «la giustizia rende giustizia» davvero e diventa impegno.
Leggendo questi pensieri, poiché il testo si presenta come una raccolta di pensieri o aforismi, ci si chiede che cosa sia l’umano, che cosa significhi ascoltarlo e dargli voce. Credo che la risposta sia una e semplice: impegno.
Impegno a non accettare la via più facile, quella che consente di «dare per scontato, far finta di niente, mettere tra parentesi, tacere, denigrare, offendere. Sfruttare. Approfittare.» Impegno significa riconoscere la fragilità e la vulnerabilità e miseria di ogni essere umano affinche possa essere riconosciuta la dignità assoluta che ciascuna persona porta dentro di sé.

Abbiamo bisogno di un’epifania dell’umanità affinché, proprio grazie alla sua fragilità, l’umanità possa mostrare la sua forza e la sua integrità.
Nasciamo nelle differenze, ma ciascun altro non è solo un volto, quanto la presenza dell’infinito e la richiesta di uno sguardo etico che accolga la differenza e la nudità di quel volto che, nel mostrarsi, non attende che siamo noi a svelarlo, poiché è esso stesso che nel mostrarsi si svela mostrando la propria nudità, vulnerabilità, dignità. Quel volto, allora, diventa una nostra responsabilità, la responsabilità di ciascuno e, accogliendone l’epifania, la rivelazione, si possa insieme essere capaci di costruire il bene. Quel volto e la relazione che siamo in grado di creare con esso, produce bontà.

Le illustrazioni che accompagnano il testo sono molto belle, sono sintesi di parole e volti, voci e ascolto, sguardi e visioni.