Non domandarmi chi sono, di Mariele Rosina, recensione di Daniela Domenici

Mariele Rosina, medica, docente e scrittrice, è ormai diventata una presenza quasi fissa tra coloro che amo recensire; la sua ecletticità le ha permesso di passare dalle fiabe alle poesie, dal testo teatrale al romanzo come questo di cui sto per parlarvi che, per la precisione, l’autrice definisce racconto lungo.

Grazie a un escamotage, una lettera ritrovata dalla protagonista, che le permette di usare il flashback Mariele Rosina ci regala una splendida storia che si svolge, in parallelo, nel 1945 e ai giorni nostri, permettendole così di parlare della Resistenza, della Liberazione, dei/lle partigiani/e e del ruolo di coloro che, in silenzio e senza pubblicità, li/le hanno aiutati/e mettendo a rischio la propria incolumità come la famiglia della nonna della protagonista.

L’autrice ha ambientato la storia nella “sua” Milano ed è tanto l’amore per questa città che ha voluto lasciare i dialoghi tra il nonno e la nonna in pure dialetto meneghino con le traduzioni a piè di pagina.

E ancora complimenti per la caratterizzazione psicologica dei/lle vari/e protagonisti/e, da Maria ai suoi genitori, da Pietro a Biagio e a Pino: bravissima!