Il soldato Schwendar, di Hugo von Hofmannsthal, a cura di Claudia Ciardi, Viadelvento edizioni, recensione di Daniela Domenici

Ancora un libriccino gioiello della casa editrice pistoiese Viadelvento, nella sua collana Ocra gialla – testi inediti e rari del Novecento, questo di Hugo von Hoffmannsthal splendidamente curato, come sempre, da Claudia Ciardi che ringrazio perché mi ha fatto conoscere un nuovo autore sia con la scelta dei racconti che con la sua postfazione dal titolo “ogni inizio è sacro” da cui traggo alcune frasi “…le tracce autobiografiche si trovano disseminate ovunque, sono una costante nel sogno creativo di H…affiorano poco visibili nell’inafferrabile mescolanza di vita e slancio fantastico, di superfivie e immersione, lampi che lasciano dietro di sé la scia di un prodigio…” e più avanti “disinvolto conoscitore di tutte le lingue antiche e di tutto il teatro dai classici greci ai moderni H. anelava all’incontro e alla sintesi tra linguaggi diversi…”

E ci riesce perfettamente perché i quattro racconti di questa silloge, specialmente il primo, il più corposo e che dà il titolo al libro, sono una magica mescolanza di straordinarie immagini sinestetiche, di frasi brevi, lapidarie, di una forma di panismo che troviamo, in altra forma, ne “La pioggia nel pineto” del cui autore Hoffmannsthal è stato ospite nel 1898.