Franziska Giffey, prima Sindaca di Berlino, di Tonia Mastrobuoni

Franziska Giffey è la nuova sindaca di Berlino e forse si meriterebbe lo stesso soprannome — “teflon” — valso a una delle mentori, Angela Merkel. Tre anni fa le arrivarono le prime accuse anonime di plagio: Giffey era ancora ministra della Famiglia. Ma la socialdemocratica dai tailleur colorati e dai capelli scolpiti che sembra caduta da un poster degli anni Cinquanta si dimostrò inscalfibile.
Quando la Freie Universität dichiarò nel 2020 che Giffey aveva davvero copiato il suo dottorato e indicato fonti truffaldine per le citazioni di Habermas trovate su Wikipedia, lei continuò per mesi a resistere alle pressioni. Solo quando divennero insostenibili — copiare il dottorato equivale nella morale tedesca a una rapina a mano armata — si dimise da ministra. Ma un quarto d’ora dopo fece sapere, imperterrita, che non avrebbe rinunciato alla politica e che, anzi, si sarebbe buttata su Berlino. Al municipio dovettero rinvenire coi sali le prime file dei consiglieri Spd.
Nel 2021 si candidò dunque alla poltrona più alta della capitale e fece una campagna elettorale arrembante coinvolgendo anche il candidato cancelliere Olaf Scholz. Ai comizi dei due non volava una mosca: Scholz parla pianissimo per timidezza e Giffey pure, a causa di un difetto alle corde vocali che l’ha costretta a rinunciare alla carriera da insegnante. Nella spettinata, musona, creativa Berlino, Giffey fa l’eterno effetto di una casalinga disperata paracadutata su un rave. Ma essendo la capitale anche un immarcescibile feudo dei socialdemocratici, l’ex ministra che si batté per anni per l’asilo obbligatorio per i bambini, vinse le elezioni (forse anche i tedeschi non ne possono più di politici che cadono come birilli perché copiano dottorati).
Classe 1978, figlia di un meccanico e di una ragioniera, cresciuta dietro al muro di Berlino nella brandeburghese Fuerstenwalde, Giffey è nota per distinguere i suoi compagni di viaggio in “facilitatori e frenatori” e per liquidare velocemente i secondi. Una delle tappe più importanti della sua carriera avvenne all’inizio dello scorso decennio, quando la nominarono responsabile per la scuola e poi sindaca di uno dei quartieri più difficili di Berlino, Neukoelln. Un distretto ad altissima percentuale di migranti dove Giffey ordinò alle scuole di procurarsi i burkini per le studentesse musulmane ma usò il pugno duro contro i clan criminali arabo-libanesi che controllano intere strade (due delle più famose serie televisive sul tema, “4 Blocks” e “Dogs of Berlin” sono girate lì). E quando si rese conto che la quota di famiglie rom che arrivavano a Neukoelln era insolitamente alta e un’ondata di razzismo contro i presunti “migranti sociali” la preoccupò, Giffey fece le valigie e andò in Bulgaria e Romania. Scoprì che i governi dei due Paesi della Ue incoraggiavano apertamente l’emigrazione dei rom nel resto più ricco della Ue.
Giffey governerà con i Verdi e la Linke. E non sarà un’alleanza facile per una politica accusata di essere estremamente pragmatica — anche sulle questioni ambientali — e che vuole dichiaratamente scongiurare l’esproprio dei grandi fondi immobiliari che la Linke ma anche un referendum stravotato dai berlinesi vorrebbero espropriare, dopo un decennio di mostruosa bolla immobiliare che ha spinto molti residenti a spostarsi in periferia a causa dei prezzi alle stelle. Ma la squadra che ha scelto per governare è già stata ampiamente elogiata e ancora una volta Giffey sembra essere riuscita a smentire i suoi detrattori che continuano ad accusarla di superficialità.