blank page, di Loredana De Vita

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È come se avessi sempre davanti agli occhi una pagina bianca, vuota, liscia, profumata solo di carta senza inchiostro.
È il “blocco dello scrittore”? No, il suo contrario.
Sono così tanti i pensieri che conquistano la mia mente, così tante le parole che sgorgano dalla mia penna (e dalla mia tastiera), che quella pagina dinanzi ai miei occhi si mostra sempre bianca, linda e pinta, come se ogni storia dovesse trovare proprio in quell’istante il suo incipit.
Eppure, nonostante l’apparente semplicità del mio scrivere, ogni parola è una scelta, ogni riflessione è una scelta, ogni narrazione e ogni voce che si racconta sono una scelta.
Dinanzi alle molteplici opzioni che la mente e le esperienze (vissute o condivise, osservate o ascoltate) mi offrono, devo sempre operare una scelta, anche quando c’è equilibrio tra i personaggi affinché possa anche il lettore essere partecipe della scelta, la sua scelta.
Che cosa devo scegliere quando scrivo? Devo scegliere i valori.
Quali valori mostrare come tali e quali indicare come assenza, mai colpevolezza. Devo scegliere le voci, le esperienze, le narrazioni, la forma e lo stile, la melodia che sostengano un racconto o una riflessione prima che diventino parte della vita del lettore.
Devo scegliere di fare in modo che quello che scrivo non solo esprima la vita fino a quel momento, ma anche proponga una vita possibile, una rotta percorribile, una scelta che alimenti le ragioni di essere e per essere oltre l’occupare fisicamente uno spazio di cui non si ha cura e in cui si resta anonimi.
Sì, è proprio così, la scrittura ha il compito di condurre fuori dall’individualismo e dall’anonimato sia chi scrive sia chi legge; di indurre a operare e costruire scelte, di stimolare e supportare la possibilità di un incontro e di una condivisione profonde senza falsità e scempio di senso.
Lo scrittore ha il compito della coerenza e del rispetto, della dignità e dell’onestà senza arrogarsi il diritto e la presunzione dell’onnipotenza, di avere tutte le risposte senza porre neanche a se stesso alcuna domanda, senza tradire la sensibilità e l’intelligenza dei lettori.
Io credo che sia proprio questa una delle scelte più importanti e forse anche la più difficile che uno scrittore debba fare: non tradire mai. Non tradire i lettori e non tradire la scrittura, non tradire la realtà e non tradire se stessi.
Questo fa veramente uscire dall’anonimato, questo ripaga davvero del lavoro e del sudore, delle sofferenze fisiche e interiori necessarie per scrivere e per scrivere bene.
Bisogna essere fedeli e leali. Uno scrittore non può mancare a questo patto senza diventare un “parolaio”, ricco magari, ma inifinitamente incauto, irrispettoso e vuoto.
Ogni pagina bianca che si colora e prende vita grazie alle parole che la riempiono e la colmano è una responsabilità è un atto sociale (senza pretese e presunzione), poiché è una scelta e una presa di posizione.
Ogni parola non è un vagito soffocato dall’orrore, ma un grido che denuncia l’orrore, un annuncio e un incarico di responsabilità e impegno coerenti. Ogni parola è una possibile chiave di lettura, è una possibile traduzione e interpretazione della vita reale anche quando l’argomento è fantastico o utopico.
Uno scrittore non deve sottrarsi a questa responsabilità, deve essere consapevole dei valori che ha scelto di scegliere.
Non c’è moneta che possa comprare questa scelta di onestà, non c’è moneta che si debba pretendere per aver raccontato con dignità il proprio sguardo sulla realtà
Le pagine bianche si colorano di senso l’una dietro l’altra, eppure, c’è ancora spazio per fare memoria della propria scelta di onestà.