La nuova manomissione delle parole, di Gianrico Carofiglio, Feltrinelli, recensione di Daniela Domenici

“Possiamo e probabilmente dobbiamo ribellarci sempre e in qualsiasi campo. Anche alla manipolazione delle parole perché già solo chiamare le cose con il lore nome è un atto rivoluzionario”: quest’affermazione-chiave, innovativa e fondamentale di Rosa Luxembourg ha dato la spinta a Gianrico Carofiglio per riscoprire sei parole-pilastro del lessico civile costruendo un itinerario attraverso i meandri della lingua e del suo uso pubblico.

Questo splendido saggio era apparso, nella sua prima edizione, nel 2010 durante l’ascesa di Berlusconi e quindi l’autore ha dovuto aggiornarlo e contestualizzarlo storicamente perché la lingua ha avuto nuove “torsioni”, come le definisce. Per fare questo “viaggio” Carofiglio si immerge liberamente e con sapienza nella letteratura, nella musica, nella politica e nell’etica perché solo così si può ridare il vero significato alle parole, la loro potenza originale.

Nell’introduzione all’edizione del 2010 l’autore afferma “mi ha sempre affascinato l’idea che le parole, cariche di significato e dunque di forza, nascondano in sé un potere diverso e superiore rispetto a quello di comunicare, trasmettere messaggi, raccontare storie…è necessario un lavoro da artigiani per restituire verginità, senso, dignità e vita alle parole…e dunque dare senso alle cose, ai rapporti tra le persone, alla politica intesa come categoria nobile dell’agire collettivo” e le sei parole scelte dall’autore sono vergogna, giustizia, ribellione, bellezza, scelta e popolo, parole pesanti come macigni che Carofiglio riesce a legare tra loro con appassionata maestria: grazie!