saggio sulla lucidità, di Josè Saramago, recensione di Loredana De Vita

“Saggio sulla lucidità” (Feltrinelli, 2011) di José Saramago è un romanzo non semplice, ma che coinvolge e trascina.
Nella narrazione ritroviamo i personaggi di “Cecità”, come se ci fosse una continuità tra il prima e il dopo sebbene con differenze profonde che porteranno alla distruzione di ciò che i personaggi avevano compreso al termine di “Cecità”, e noi con loro.
In una capitale senza nome che rappresenta tutte le città, si è giunti al giorno delle elezioni e i candidati di destra, centro e sinistra sono particolarente in fibrillazione per chi dovrà impossessarsi del potere. Il violento temporale che avvolge la città appare come un lugubre presagio, nessun cittadino sembra voler andare a votare, così la tensione dei candidati aumenta. D’improvviso, poi, tutti i seggi elettorali si affollano di persone che vogliono esprimere il proprio voto, al punto che il governo è costretto a prolungare di alcune ore l’apertura dei seggi. La totale mancanza di astensione fa pensare al desiderio dei cittadini di essere parte attiva nella scelta del governo, si tratta solo di contare i voti e comprendere quale sia lo schieramento vincitore.
I cittadini per la quasi totale maggioranza, però, votano scheda bianca. Lo sgomento è totale, il Primo ministro decide di indire altre elezioni, ma il risultato è che aumenta il numero delle schede bianche. I cittadini sono stanchi dei soliti intrallazzi di chi va al potere, forse, ma il loro segnale evidente viene trasformato in complotto.
Il Ministro prima ricorre a uno stato di eccezione, per cui i cittadini vengono interrogati per scoprire chi sono i “biancosi”, cioè i complottisti, ma, quando i cittadini rifiutano di dire il proprio voto poiché il voto è segreto e lo stabilisce la costituzione, si passa alla seconda fase del controllo: lo stato d’assedio.
Esercito e polizia controllano tutto e tutti, sbarrano le strade affinché nessuno possa fuggire, ma neanche questo cambia la condizione. Il Ministro decide allora di abbandonare a sé stessa la capitale portando via il governo, i militari, ogni servizio dello stato e lasciando solo il controllo delle frontiere. Anche questo risulta un fallimento, le persone vivono quietamente senza soprusi, al contrario da quello che il governo si aspettava, continuando la propria vita come se nulla fosse accaduto.
L’ultima risorsa del ministro è di far mettere una bomba in stazione accusando i “biancosi” dell’attentato, ma nessuno dei cittadini, nonostante le vittime dell’attentato si lascerà andare alla violenza. Il Minstro, allora, nomina un commissario affinché ritrovi la donna, unica che rimase vedente al tempo di “Cecità”, ritenendola colpevole del plagio dei cittadini e quindi origine del complotto dei “biancosi”. La troverà, ma quello che accadrà resta solo al riconoscimento dei lettori.
Il linguaggio usato da Saramago, sempre diretto e chiaro, in questo romanzo acquisisce nuova forza dall’uso di una punteggiatura essenziale, molte virgole, pochi punti, mancanza assoluta di virgolette nei dialoghi. Questo, superato il primo momento di confusione, guida il lettore verso una lettura interiore del testo, come se tutti i protagonisti fossero un solo protagonista, noi stessi, portati a comprendere e scegliere.
Forte, come sempre, è la denuncia ai regimi dittatoriali, ma anche ai governi che smettono di pensare al bene dei cittadini e si interessano solo del proprio potere facendo prevale l’economia e la ricchezza dei più contro la politica sociale e i bisogni dei più poveri.
Interessante, molto interessante, è il titolo del romanzo con il riferimento alla lucidità, che sembra essere l’opposto della cecità del romanzo precedente. Sembra aprirsi, quindi, una speranza. La scelta di votare scheda bianca potrebbe essere una presa di posizione contro il sistema del governo, ma se non fosse così? E se quelle schede bianche non rappresentassero altro che indifferenza, così come il rifiuto di ribellarsi dei cittadini? Se così fosse, la lucidità citata nel testo sarebbe solo una ricerca per via negationis, ma i cittadini, sono ancora interessati a essere lucidi?
Ovviamente, la risposta spetta al lettore.