25 settembre, l’Italia al voto e noi donne? 44, 3% è la percentuale di donne candidate alle elezioni di domani 25 settembre, di Isa Maggi

25 settembre, l’Italia al voto e noi donne? 44, 3% è la percentuale di donne candidate alle elezioni di domani 25 settembre

Tantissime persone, donne e uomini, hanno partecipato all’appuntamento della Tribuna elettorale degli Stati Generali delle donne

Qui il video della serata finale :https://www.youtube.com/watch?v=9dTwm0U8oic

durante la quale abbiamo presentato il nostro “Taccuino”, l’ultima pubblicazione degli #statigeneralidonne ,risultato del percorso di formazione politica per riscrivere i codici del futuro e identificare le parole chiave del cambiamento,

Il Taccuino è dedicato ad Irene Giacobbe.
Tutti gli altri video dal 1 settembre sono raccolti sul nostro canale youtube, qui:

https://www.youtube.com/channel/UCc8egOYFSK9q0-zGl2gBtdw

Dal 1 settembre, ogni sera,abbiamo trasmesso su zoom e su youtube la #tribunaelettorale per le #elezionipolitiche2022.

Abbiamo accolto ed ascoltato donne e uomini di ogni schieramento politico che ci hanno raccontato il loro programma elettorale, le esigenze dei propri territori e le proposte per migliorare la qualità della vita delle comunità di riferimento.

Molte sono state le domande sulla parità di genere e il lavoro delle donne. L’obiettivo del lungo percorso è stato di fornire strumenti di conoscenza dei programmai, far conoscere i candidati e le candidate e cercare di superare la “voglia di astensionismo”, molto presente tra le donne, deluse e sfiduciate dalla politica.

Un riferimento alla Costituzione

L’accesso alle cariche elettive per entrambi i sessi è garantito dall’articolo 51 della costituzione italiana ma per incentivare la presenza femminile ci sono stati degli interventi legislativi a livello di sistema elettorale.

Nell’articolo 18 bis della legge elettorale della Camera sono presenti delle garanzie per tutelare la parità di genere, che si trovano pure in quella del Senato.

Innanzitutto, i candidati del collegio plurinominale devono essere presentati all’interno della lista in ordine alternato per sesso. Inoltre, nei collegi uninominali e nella sezione dei capilista nelle liste plurinominali, la rappresentanza di un genere non può superare il 60%.

Le candidature, qualche considerazione

Alle elezioni di domani 25 settembre poco più di 4 candidati su 10 sono donne.

Il centro-destra schiera un numero di candidate leggermente superiore al centro-sinistra, ma quest’ultima coalizione candida un numero maggiore di donne all’uninominale.

In tutto questo vanno considerate le distorsioni generate dalle pluricandidature delle donne in diversi collegi.

Delle 4.746 persone candidate, 2.104 sono donne e 2.642 uomini.

Come previsto dalla legge, nessun genere risulta rappresentato oltre il 60%.

Considerando i poli che presentano più candidature, il centro-destra è quello in cui concorrono più donne (459). Seguono il centro-sinistra (448), Unione popolare (205), Azione – Italia viva (183), Movimento 5 stelle (183) e Italexit (157).

Nel centro-sinistra, il partito che candida più donne è il Partito democratico (136) a cui seguono Verdi e Sinistra (124), +Europa (73) e Impegno civico (46).

Oltre a queste, ci sono anche 68 candidate esclusivamente all’uninominale.

Noi moderati è invece la forza politica del centrodestra con più donne candidate (120). A questa seguono Forza Italia (112), Lega (107) e Fratelli d’Italia (88). Si aggiungono a queste anche le 29 candidate che si sono presentate solo per l’uninominale e le 3 candidate per i collegi plurinominali all’estero che corrono sotto il simbolo del centrodestra formato da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia

Per la Camera si sono proposti 3.117 candidati di cui il 55% uomini e il 45% donne.

Ci sono invece 1.629 aspiranti al Senato, 56% uomini e 43% donne. Risultano rispettate le quote di genere all’interno delle coalizioni e dei partiti con più elettori.

Alla Camera, il valore più basso è segnato dalla coalizione del centro-destra (41,9%) e quello più alto da Unione popolare (47,2%). Anche al Senato il centro-destra presenta la percentuale più bassa (40,8%) mentre il Movimento 5 stelle quella più alta (49,6%).

Se guardiamo ai capilista rileviamo che solo il 39,6% dei candidati è donna. Se invece scendiamo in seconda posizione, questa percentuale sale al 58,3%.

Giorgia Meloni è candidata per la Camera dei deputati in un collegio uninominale in Abruzzo ma ha anche cinque candidature ai plurinominali: una nel Lazio, una in Lombardia, una in Puglia e due in Sicilia. Risulta capolista in tutti questi collegi quindi alla seconda posizione della lista corrispettiva vi è un uomo come previsto dalla legge elettorale. Se dovesse risultare vincitrice nel collegio uninominale, le liste dei plurinominali dovrebbero scorrere alle seconde posizioni, ricoperte in tutti e cinque i casi da uomini.

Lo stesso vale per Emma Bonino, che concorre a un uninominale del Lazio ma pure in un plurinominale in Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte e Veneto. Attraverso questo meccanismo, è quindi possibile aggirare i paletti legislativi e limitare l’effetto delle quote di genere, ma questo lo verificheremo dopo le elezioni, quando sapremo la composizione di genere del nuovo Parlamento.

Le donne con quattro o più candidature sono 77 mentre gli uomini sono 38.

La coalizione di centro-sinistra è quella che riporta il dato femminile più alto (41) seguita da centro-destra (24), Italexit (6), Azione – Italia viva (5) e Movimento 5 stelle (1).

Cosa ci resta da fare:

– andare a votare senza turarsi il naso ma votando le persone, in particolare le donne, che abbiamo conosciuto e che rappresentano il nostro territorio,

– continuare il nostro percorso di critica della visione maschilista della politica, capace solo di continuare a comminare ingenti danni alla Madre Terra e alle relazioni sociali,

– continuare il nostro percorso orientato a costruire una società che ha al centro il “prendersi cura”, per ridare valore e rifondare la democrazia,

– assumersi la responsabilità come “ didattica della concretezza”,

– agire con coraggio e consapevolezza verso le prossime scadenze elettorali del 2023 dove dovremo essere protagoniste nella competizione.

Nostra elaborazione su dati openpolis e del ministero dell’interno

Rassegna stampa

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