siamo nati/e innocenti, di Loredana De Vita

https://writingistestifying.com/2022/11/06/we-are-born-innocent/

Esiste ancora l’innocenza? No, non mi riferisco a quella di chi è senza colpa, ma a quella di chi, pur avendo commesso degli errori, lo ha fatto ingenuamente e, comunque, è pronto a farsene carico e a chiedere perdono.
Forse, il problema è proprio questo: la mancanza di volontà di farsi carico responsabilmente delle proprie azioni e scelte; figuriamoci la capacità di chiedere perdono!
Siamo più inclini ad autogiustificarci che a prendere coscienza e, forse, questo accade perché non crediamo più in niente e non solo in senso spirituale, ma anche e soprattutto come abilità della persona umana di avere fede e fiducia in ideali che aprano prospettive che non riguardino solo il nostro egoismo.
Il senso di provvisorietà che ci sommerge naviga accanto al tumulto dei desideri inespressi, al crollo di una visione futura, alla demonizzazione dei valori semplici e al cedimento e prostrazione a una visione e gestione economica della vita che ci costringe ad attribuire più peso alla quantità che alla qualità, soprattutto se si parla di ricchezza.
L’essere umano non è in sé cattivo, ma lo diventa nel momento in cui, confuso tra i bisogni reali e quelli indotti, schiacciato dalle necessità contingenti più che da quelle che costruiscono prospettive, smette di curare sé stesso e si abbandona al naufragio del suo relitto.
Tutto sembra procurare sconforto. Più lo sguardo è lungo, più si percepiscono le difficoltà e la durezza di richieste alle quali non sappiamo rispondere; di conseguenza, teniamo basso lo sguardo affinché non sia ferito né debba sentirsi responsabile. Così facendo, però, perdiamo anche di vista ciò che conta di più nella vita delle persone e che certamente non è visibilità e ricchezza.
L’amore, la tenerezza, l’innocenza stessa ci appaiono come surrogati dei nostri desideri, “contentini” di cui faremmo volentieri a meno poiché troppo impegnativi nella relazione con l’altro. Eppure, proprio nei momenti di maggiore delusione e sconforto a causa di questo tempo che corre travolgendoci senza riuscire a soccorrerci e sostenerci, sono proprio amore, tenerezza e innocenza le leve che sbloccano il silenzio interiore e smuovono le montagne di ogni ipocrisia.
Dura poco. Ce ne dimendichiamo. Riceviamo o offriamo questi importanti doni in un momento di abbandono o, forse, di distrazione, ma poi subito torniamo a indossare la nostra maschera di ferro che non solo non riveli agli altri una piega del nostro essere, ma che la nasconda persino a noi stessi, immediatamente dimentichi di quella natura buona che è nata con noi e che non ci abbandona anche se facciamo di tutto per occultarla.
Quando le maschere hanno cominciato a essere volti e i volti maschere?
Non so, forse quando il primo uomo e la prima donna hanno scelto di autorappresentarsi inventando un’immagine di sé più forte e assoluta. Quando, in fondo, il desiderio di mostrare sé stessi si è trasformato in esibizione. Quando si è perso il significato dell’uguaglianza e sono stati generati milioni e milioni di nemici immaginari, uno per ogni occasione, uno per ogni possibilità di farla franca. Quando, insomma, la persona umana ha perso la propria identità umana e ha lasciato che forza, potere e ricchezza coniugassero il tempo della vita, spesso attraverso discriminazioni e soprusi.
È possibile un ritorno? Sì, assolutamente sì. Non solo un ritorno è possibile, ma è anche dovuto. È dovuto ai giovani che non possono e non devono smettere di credere nel presente in cui cominciare a focalizzare il futuro. È dovuto a loro poiché è ingiusto abbandonarli e soverchiarli non solo con l’insegnamento sulla consuetudine di indossare una maschera, ma anche con l’abuso di lasciare loro la responsabilità delle maschere che noi abbiamo costruito e indossato.
È dovuto alla Terra che merita di essere ricompensata per l’amore che ci ha donato e che ci ha consentito di raggiungere il grado di civiltà cui siamo perventuti prima che imparassimo ad usarla contro noi stessi. È dovuto a lei perché soffre del peso eccessivo del nostro sfruttamento e che, pur non sottraendoci dal nostro standard di vita, continua a implorare clemenza e amore e cura affinché proprio noi possiamo trarne ancora beneficio.
È dovuto alla vita che abbiamo e a quella che offriamo, poichè il dono migliore e il segno più incisivo che possiamo lasciare dietro e dopo di noi non è la conquista, non il potere, non la ricchezza, ma l’amore per l’innocenza.
Nasciamo tutti innocenti, che tale innocenza sia, dunque, la traccia e il lascito della nostra vita.