Mediterranea Saving Humans e la Civil Fleet. Don Matteo Ferrari visita la nostra scuola, di Valeria Vite

Mediterranea Saving Humans e la Civil Fleet. Don Matteo Ferrari visita la nostra scuola.

Migrante è un aggettivo sostantivato, ma dovrebbe restare un aggettivo, perché i nomi che definiscono queste persone sono umano e fratelli, un fatto che ci accomuna tutti quanti. Sulla salute e sulla dignità si fonda la nostra civiltà, perciò il soccorso dei migranti è un dovere.

Don Matteo Ferrari è cappellano sulle navi di Mediterranea per salvare i migranti. Mediterranea infatti accoglie tutti: progressisti, moderati, scoutisti, centri sociali, religiosi, atei, anticlericali. L’importante è confrontarsi, scambiare le idee e… conoscere le lingue per comunicare, soprattutto l’inglese. La diversità sulla nave è una ricchezza perché ciascuno porta la sua storia. Frequentando sempre persone simili a noi siamo soli. Ferrari non ha problemi nella collaborazione con i centri sociali quando si tratta di salvare vite: certe volte invia loro i migranti che non trovano spazio nei centri cattolici.

migranti forzati sono persone che sono costrette ad essere migranti per sopravvivere. Non esiste questa categoria tra gli italiani, ma nel mondo i numeri sono vertiginosi: si stima che siano dalle 60 alle 200 milioni di persone, un numero impressionante considerando che al mondo siamo 8 miliardi. Il flusso migratorio è consistente, ma non sempre mira all’Europa: spesso gli spostamenti avvengono all’interno dello stesso continente.

Inizialmente i migranti sceglievano come destinazione l’Italia ma successivamente, a causa del razzismo, hanno iniziato a puntare a nazioni più a nord. Il viaggio sui gommoni così si allunga, ne consegue che aumenta il rischio di annegare. Nel 2017 l’Italia stipula un accordo con la Libia per quanto riguarda la “zona safe” di “search e rescue”, vale a dire ricerca e soccorso. Inoltrandoci in mare entro 12 miglia siamo sempre nelle acque nazionali; vengono offerte altre 12 miglia di tolleranza, dopodiché si entra nelle acque internazionali. Le “zone safe” servono per salvare le persone che rischiano di annegare in queste acque. Nella “zona safe libica” il soccorso spetta alla Libia, ma tutti coloro che vengono salvati da navi libiche vengono riportati indietro e rinchiusi nei lager. Naturalmente questo non è soccorso.

Dopo la Seconda guerra mondiale vennero realizzate delle Convenzioni internazionali sui diritti umani, che prima erano solo valori. Nel 1951 a Ginevra venne stabilita una convenzione di diritto internazionale: ogni essere umano che sta scappando per la sua vita non può essere riportato indietro. Facendo salvare i migranti alla Libia, costoro tuttavia vengono riportati dove sono salpati, perciò la convenzione non viene rispettata.

Un giornalista “scomodo”, originario di Catania e residente in provincia di Como, Nello Scavo, ha fotografato gli accordi relativi ai migranti tra italiani e libici e ha dimostrato che era presente la mafia libica. Esistono poi video di ragazzi torturati nei lager. E’ peggio di Auschwitz, perché sotto il nazismo nessuno sapeva niente, invece adesso con Internet non possiamo ignorare cosa sta succedendo, eppure nessuno agisce.

Nei lager degli adolescenti sono tenuti in gabbia e torturati, anche con l’elettroshock. Stanno pubblicando delle storie su questi luoghi. L’unica speranza per loro è che la poca polizia libica onesta arresti i colpevoli.

Mediterranea ha sentito il bisogno di agire, così è andata per mare per salvare queste persone. Si tratta di una piattaforma che unisce tutti, dalla chiesa ai centri sociali. Don Ferrari viaggia sulla nave Mar Ionio, in alcuni casi affiancata da una nave d’appoggio e da alcuni aerei. Su Twitter esiste l’Allarm Phone, con cui i migranti possono lanciare l’allarme. Le associazioni governative sono più numerose di quelle dei vari governi, che sono ridotte all’osso.

Durante il salvataggio Mediterranea può spaventare i migranti, nonostante la nave non possa avvicinarsi troppo al gommone guasto, perché le onde provocate dallo scafo potrebbero ribaltarlo. E’ importante far capire in inglese di essere europei. Chi non lo comprende e scambia Mediterranea per una nave libica, si getta in mare: preferisce la morte alla tortura e allo stupro.

Sulla nave sono presenti quattro gruppi: i marinai, dei professionisti stipendiati che restano a bordo anche al porto, e i volontari, che si occupano di soccorso, servizio medico sanitario o coordinamento, vale a dire delle relazioni con i migranti e che pertanto devono conoscere le lingue. Chiunque può iscriversi, la tessera costa 10 €.

Bisogna distinguere il soccorso dall’accoglienza; di quest’ultima se ne occupa l’Europa. Soccorso significa salvare delle vite. A volte serve un elicottero quando qualcuno sta davvero male. Anche le donne incinta sono critiche: rischiano l’aborto spontaneo. Molti soffrono di shock post-traumatico, che spesso si manifesta attraverso la balbuzie.

Mediterranea ha disobbedito sbarcando i migranti, perché soccorrere è un dovere: ha pagato 10 000 € di multa e ha subito il fermo amministrativo. Ferrari lo afferma quasi con orgoglio.

Di rado si trovano cadaveri perché i corpi morti vanno a fondo. Ferrari nella sua esperienza ne ha trovato solo uno, ma non spettava a Mediterranea ripescarlo.

Mediterranea affida le persone ai centri di accoglienza, ma cerca di restare in contatto con loro. Alcuni centri sfruttano i migranti per fare business, ma altri trattano le persone in modo umano.

Ferrari ha subito minacce ed è sotto protezione dal 2021 mediante la radiosorveglianza antimafia. La mafia libica è infatti in rapporto con la mafia italiana.

Ferrari ha partecipato a 14 missioni in mare, più altre attività in Ucraina, da cui sono riusciti a scappare soltanto i ricchi, mentre i poveri, i migranti e gli studenti faticano a lasciare il paese. Il mondo si può cambiare: ogni volta che salviamo una persona cambiamo il mondo.

In Africa non credono in Cartesio (Cogito ergo sum), ma in UBUNTO: Io sono perchè noi siamo.